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La mala jerve

di Rodrigo Cieri [1]

la mala jerva

La mala jerve

   De jerve m’ajje fatte na tajate
pe’ lebberà’ le rose e le gerane
e pure pemmadore e la ‘nsalate
štreppenne cacche volde nche la mane.

Pensave de štà’ ‘ppušte pe’ nu pezze,
m’ appena ch’ à rechiòvete è gné prime.
Se vu ca quelle bbone nen se sprezze
e quelle che è bbelle gode’ ‘n cime

nen fà’ alzà’ la cocce a chi fa male.
Se lu terrene umide cunserve
va bbone pe’ lu prate e l’animale

che le manté’ spianate e senza danne.
Se cresce troppe e vide ca te snerve,
ce serve na falcianne e na furcanne.

L’erba cattiva

Di erba ho fatto una tagliata
per liberare rose e i gerani
ed anche pomodori e l’insalata
strappando qualche volta con le mani.

Pensavo di stare a posto per un pezzo,
ma dopo ch’è piovuto è come prima.
Se vuoi che la parte buona non si sprezzi
e quello che è bello goda in cima

non fare alzar la testa a chi fa male.
Se il terreno umido conserva
va bene per il prato e gli animali

che lo tengono spianato e senza danno.
Se cresce troppo e vedi che ti stressa,
ci serve una falciata e una forcata.

 

 


[1] Rodrigo Cieri, abruzzese di Celenza sul Trigno, di madre molisana, una vita dedicata alla Scuola, da docente e poi da Preside, dedito all’impegno sociale e la promozione culturale che porta avanti con testardaggine, in paese e neIl’ Alto Vastese. Coltiva un’antica passione, la pura poesia, in lingua, o più spesso in vernacolo, ottenendo consensi e premi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Rodrigo Cieri

Rodrigo Cieri, abruzzese di Celenza sul Trigno, di madre molisana, una vita dedicata alla Scuola, da docente e poi da Preside, dedito all’impegno sociale e la promozione culturale che porta avanti con testardaggine, in paese e neIl’ Alto Vastese. Coltiva un’antica passione, la pura poesia, in lingua, o più spesso in vernacolo, ottenendo consensi e premi.

Un commento

  1. INTANTO la mala jerve ci sarà sempre, perciò RODRIGO NON AFFANNARTI più di tanto…Certo sei così deciso che” chelle che te ve’ nnanze pette, streppele pure”… La concretezza –fiori ma anche ortaggi- una bella forza di volontà, di chiarezza e d’ironia impareggiabile in questa poesia, ma anche in altre, del tuo libro “PIETRE” tutto da leggere ed anche meditare…

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