La Majella: Curiosità storico-culturali

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A cura di Enzo C. Delli Quadri

Parco della Majella

La presenza dell’uomo in questi luoghi, che si fa risalire al Miocene, è testimoniata dai ritrovamenti litici, i più importanti dei quali sono quelli rinvenuti nella Valle Giumentina nelle vicinanze di Roccamorice, nonché dalle tracce del villaggio preistorico con i resti dell’uomo di 5.000 anni fa, ritrovati nel territorio di Lama dei Peligni.

Grazie proprio alla suggestiva bellezza, ai suoi profondi valloni ed ai suoi dirupi inaccessibili, la Maiella è ricca di presenze storiche e culturali, avendo esercitato, con la sua wilderness (area naturale selvaggia), un forte richiamo su quelle persone desiderose di solitudine, raccoglimento e preghiera. Infatti, come nella Tebaide, lungo le due rive del Nilo, si erano ritirati i cenobiti per meglio assaporare la solitudine, così anche sulla Maiella, sul suo territorio selvaggio e ricco di grotte, si sono rifugiati eremiti che avevano scelto una vita ascetica e contemplativa.

Pietro Angelerio da Morrone, divenuto Papa con il nome di Celestino V, non fu estraneo al fascino esercitato da questi luoghi. (per saperne di più clicca QUI)

Eremo_di_Sant'Onofrio_al_Morrone
Eremo_di_Sant’Onofrio_al_Morrone

Oltre che a questi asceti, la Maiella ha offerto rifugio sicuro alle bande di briganti che conducevano la guerriglia contro i “Piemontesi” dopo l’unità d’Italia, come testimoniano le scritte di protesta scolpite nella roccia nella località di “Tavola dei briganti” al Blockhaus  (per saperne di più, clicca QUI). La più famosa dice testualmente: “Nel 1820 nacque Vittorio Emanuele re d’Italia. Prima era il regno dei fiori, oggi è il regno della miseria”.

Sulle tracce dei Briganti, ruderi dell'avamposto militare Blockhaus
Sulle tracce dei Briganti, ruderi dell’avamposto militare Blockhau

La Maiella è ricca di testimonianze storico-culturali che risalgono al Medioevo.  Si contano numerosi eremi e chiese di notevole interesse come: Sant’Onofrio e S. Liberatore a Maiella di Serramonacesca, San Giovanni di Caramanico, San Bartolomeo di Legio e Santo Spirito a Maiella di Roccamorice, la Madonna dell’Altare (sul versante orientale del Porrara) ecc.

Di recente, il Corpo Forestale dello Stato ha sentito la necessità di proteggere la natura, salvaguardandola dal dilagante degrado ambientale, realizzando delle aree protette. Molte di queste aree sono state istituite in Abruzzo e sulla Maiella, in particolare quella della Valle dell’Orfento, del Feudo d’Ugni, di Fara San Martino – Palombaro, di Lama Bianca, del Quarto di Santa Chiara. Di notevole interesse sono anche le capanne a Tholos, arcaiche architetture che sembrano provenire, insieme ai pastori transumanti, dalla Puglia e costituiscono un’importante testimonianza dell’economia agro-pastorale della nostra Regione.

Gole Fara San Martino
Gole Fara San Martino

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

1 COMMENTO

  1. Bell’articolo che riunisce aspetti paesaggistici – con foto lucide e chiare- notizie storiche e culturali antiche e recenti , e spunti di meditazione o di riflessione – disponibili a parte- che completano il tutto, con armonia e sobrietà.

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