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La lòiva – Le olive

Da Sendemiende de cheure di Domenico Meo[1]

Nota: Il dialetto di Domenico Meo è scientifico, frutto di ricerche e studi approfonditi, oggetto di attenzione da parte di diverse Università Italiane e straniere (Enzo C. Delli Quadri)

 

La lòiva 

Attórnə àlla Cungəziéunə,
sə cògljə la lòjva.

É ggià pəcchjéata.

N’annə cənénna,
n’annə gròssa:
é la gràscia də la cheàsa!

Ru bbucchə, ru ngiójnə, la scalétta
e tànda paciénza.

Primə jəlatìurə, é mbussə,
èscə na sparùccia də séulə:
t’arcìcələ.

Téumə, ru cundadòjnə mógnə lə raméngə,
ru ngənnàurə jə éndra allə mjéanə.

Ru ləvàunə, la pugliòjsa, la ləvétta,
prójma a ru bbucchə e puó àlla sacchétta.

La fémməna sə méttə rə calzìunə
p’arrambəcàrsə ngiójma a ru passàunə
e p’annascónnə lə vədìutə.

Cànda spənzəreàta:
«Pə cògljə la lìva cə vò ru nginə,
cuógljə prìma lə ciramàgljə e pó lə cimə».

Sə màgna nu muccəchə all’auatteàta.

La sàjra:
càndə a ru fuóchə
s’arcàpanə lə fruscə.

.

Questa poesia non andrebbe tradotta. Chi conosce il dialetto può capire fino in fondo come, nella traduzione, si giunge quasi a perdere il significato delle cose. Di sicuro, si perde  il loro sapore. Per esempio: Muccəchə va tradotto con poco, ma poco dà una idea solo di quantità, mentre muccəchə significa “povertà nella dignità”.  Fruscə, per i nativi, richiama rumori, ambienti, socialità, intimità. Tradotto con si separano le foglie dalle olive, esprime solo una operazione meccanica. Insomma,  con la traduzione, è come bere un bicchiere d’acqua naturale, al posto di una Montepulciano d’Abruzzo: mancano i sapori e le emozioni conseguenti. D’altra parte, non vogliamo creare troppe difficoltà ad alcuni lettori amici che vogliono entrare a contatto con la nostra lingua, godendone. (nota di Enzo C. Delli Quadri).

.

Le olive

Intorno alla Concezione,
si colgono le olive.

Sono già picchiettate.

Un anno piccole,
un anno grandi:
è l’abbondanza della casa.

Lo zaino, l’uncino, la scaletta
e tanta pazienza.

Prime gelature, è bagnato,
esce un pó di sole:
ti riconforti.

Lento, il contadino coglie le olive fra i rami,
il freddo gli entra nelle mani.

L’olivone, l’oliva Pugliese, 1’olivetta,
prima allo zaino e poi al sacco.

La donna indossa i pantaloni
per arrampicarsi sugli alberi
e, per coprirsi le gambe.

Canta spensierata:
«Per cogliere le olive ci vuole l’uncino,
cogli prima sotto e poi le cime».

Mangia un pó al coperto.

La sera:
vicino al fuoco
si separano le foglie dalle olive.

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[1] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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