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La letterina di Natale

Luigi Casale

letterina-nataleNon saprei in quale recente passaggio storico si sia perduta la bella abitudine di far trovare nelle famiglie, il giorno di Natale – e in alcune anche a Pasqua – la letterina con gli auguri ai genitori. In genere la si trovava sotto il piatto della tavola imbandita, complice la mamma, durante il pranzo della festa, quando, consumato la prima pietanza, si era in attesa che venisse servito il secondo piatto.

Il papà, destinatario della missiva, nel sollevare il piatto della minestra, mostrava tutta la sorpresa per quelle letterine, una di ogni figlio, al momento in cui la mamma glielo toglieva vuoto per riportarlo in cucina. E allora se le guardava, se le girava tra le mani, le identificava, le riconsegnava, ognuna al suo piccolo mittente, secondo l’ordine, per farsele leggere. La festa, la preghiera a Gesù Bambino, l’amore per la famiglia, i buoni propositi a fronte di qualche mancanza, la tacita richiesta di perdono, e in alcuni casi, dove le condizioni economiche lo consentivano, l’esplicita richiesta del dono, che comunque, anche se differito al giorno della Befana (festa dell’Epifania del Signore, 6 gennaio), non mancava mai.

A partire dagli anni 70 sono stato genitore anch’io. Ormai, anche nonno. Ma, che io ricordi, la letterina di Natale, che pure circolava in casa in quei giorni di festa – le scuole dell’infanzia e forse le primarie conservano ancora oggi la tradizione di farle scrivere ai bambini – non me la sono mai ritrovata sotto il piatto il giorno di Natale. Forse è quello il periodo in cui anche le nostre abitudini familiari si erano modificate. Da quella stessa data, i bimbi, i doni li hanno cominciati a trovare sotto l’albero la veglia di Natale, a mezzanotte, al ritorno dalla santa messa.

Le condizioni economiche e sociali, le mentalità, e i comportamenti, i sentimenti e le aspirazioni si erano modificate; ma lo spirito del Natale legato anche alla centralità dell’infanzia, sembrerebbe immutato. Perciò, se ha senso parlarne, se può avere una giustificazione scriverne, se siamo alla ricerca di una finalità pedagogica, è solo perché vorremmo che i gesti non fossero privi di significato, che le tradizioni recuperassero il loro valore, e soprattutto i valori: i contenuti ideali e quelli morali, di cui esse sono segni manifesti.


[1] Il prof. Luigi Casaledi origini campane, per molti anni ha insegnato nella scuola italiana del Lussemburgo e poi  all’Università di Clermont Ferrand, in Francia. E’ uno studioso di tradizioni regionali, oltre che filologo e pubblicista. In pensione, vive dividendosi tra Bressanone e il Lussemburgo.

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EditingEnzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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