La forza del dialetto. E perché?

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di Rodrigo Cieri [1] 

dialetto abruzzese

Il mio paese,Celenza sul Trigno, per merito del prof. Elio de Aloysio, dal 1970 ha dato inizio al Certame Regionale di poesia dialettale abruzzese proprio quando si imponevano all’attenzione nazionale poeti dialettali, come Pasolini e Astengo, e si ponevano premesse della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie per giungere a proclamare il 2008 l’anno internazionale delle lingue materne.

Da oltre 50 anni è attiva l’Associazione Nazionale dei Poeti e Scrittori Dialettali (A.N.PO.S.DI.), di cui mi pregio di essere il delegato regionale abruzzese; essa organizza due convegni all’anno nelle varie regioni d’Italia. I convegni sono momenti significativi e interessanti di confronto critico e di temi poetici, di riflessione sulle proprie identità regionali e radici che i poeti s’impegnano a rinvigorire. Accanto ai poeti, e mi riferisco agli abruzzesi che sono numerosi e   validi, operano gli scrittori, in particolare autori di commedie che hanno il pregio della freschezza e dell’efficacia espressiva e che vengono messe in scena da varie compagnie teatrali amatoriali e di semiprofessionisti, in numero sempre crescente, che rallegrano le sale o le piazze di tanti comuni.

Perché il dialetto s’impone con molta forza? Perché, a mio avviso, riesce a comunicare sentimenti, emozioni e sensazioni che molto spesso l’italiano sottintende in quanto non risponde ad una ispirazione personale. E se la poesia rappresenta la realtà – volendo scomodare Aristotele- costruita con l’immaginazione e diventa un sapere di vita da trasmettere, è evidente che si serve della forma linguistica più idonea; anche il dialetto risponde allo scopo, anzi, spesso, meglio dell’italiano standardizzato e reso anche meccanico dai media.

Non riuscirei a immaginare le opere di Camilleri, magistralmente interpretate dal commissario Montalbano, scritte in italiano.

Come posso dimenticare le discussioni con i colleghi docenti che nelle scuole di paese mettevano sotto accusa il dialetto che impediva l’uso corretto della lingua italiana? Se la grammatica italiana venisse presentata non in maniera astratta, ma concreta, con un confronto e passaggio dall’uno all’altra, si attiverebbe una “ginnastica” linguistica molto utile. Lo scrivere corretto, chiaro ed efficace e che sappia tradurre le ispirazioni richiede anche altro.

Nella mia poesia La colpe è lu dialette (per leggerla clicca QUI) mi chiedo che, se uno non riesce ad esprimere in dialetto quanto dettato, dal cuore “la colpe è pe’ case l’italiane?”

Vasto, 8 aprile 2016

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[1] Rodrigo Cieri, abruzzese di Celenza sul Trigno, di madre molisana, una vita dedicata alla Scuola, da docente e poi da Preside, dedito all’impegno sociale e la promozione culturale che porta avanti con testardaggine, in paese e neIl’ Alto Vastese. Coltiva un’antica passione, la pura poesia, in lingua, o più spesso in vernacolo, ottenendo consensi e premi.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

Il Dialetto è il primo amore della vita

 

 

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