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La fava,“carne dei poveri”!

a cura di Paola Giaccio
su fonti Wikipedia e Sale&Pepe

Storia e tradizioni

Definita “carne dei poveri” per essere stata per lungo tempo una delle fonti alternative di proteine per le popolazioni che vivevano di quello che i campi riuscivano a produrre, la fava è il seme della Vicia faba, pianta delle leguminose originaria dell’Asia Minore, che da qui si diffuse anche in Europa.
La sua comparsa sui banchi del mercato coincide con l’arrivo della primavera, e la sua vetrina principale consiste in quella tradizione romana che la vuole al fianco del pecorino nella giornata della Festa dei lavoratori, il primo giorno di maggio, nei pic-nic e nelle gite fuori porta.

Nella tradizione romana la fava evocò simboli diversi.
Plinio riferisce che “con essa si compie un rito particolare ” …
Infatti è d’uso, per trarne auspici, riportare dal raccolto una fava che per questo è detta referiva. Certo, è l’unico dei cereali che, pur rosicchiato, si riempie di nuovo quando la luna è crescente.” (Gaio Plinio Secondo, op. cit. XVIII, 119)


È dunque uno strumento oracolare e un talismano di felicità, forse perché nell’agricoltura precerealicola lo si considerava un cibo molto nutriente. Effettivamente questo legume, già coltivato nell’età del bronzo, contiene il 23% di protidi e il 555 di glucidi.
Le fave venivano usate anche per votare, pratica che continuò nel Medioevo e fino all’Ottocento in Toscana dove si votava con fave nere e bianche.

Nello Statuto dei Cavalieri di S. Stefano del 1500 si
prescriveva:

“Il vicecancelliere andrà porgendo il bossolo a tutti i consiglieri ad uno ad uno, nel qual bossolo ognuno di loro metta il suffragio a voto suo con fave bianche e nere, perciochè la nera vogliamo si pigli per voto affermativo, e importi il si, e la fava bianca per lo negativo, e importi il no; il che fatto si annoverino le fave e li suffragi distinti.”

Sicché “dare la fava” o “mettere alle fave” significava in quel periodo votare.

Tenendo da parte gli ovvi effetti indesiderati per i soggetti affetti da favismo, le fave hanno proprietà benefiche per l’organismo, per il loro alto contenuto di proteine, di ferro e sali minerali, e per la particolarità di contenere Levodopa, un precursore della dopamina capace di provocare effetti benefici per il cervello e di contrastare la stanchezza, in particolare quella psichica.

Un consiglio per chiudere. Nella scelta dei baccelli al mercato, oltre a controllare che essi siano sodi e croccanti, provate ad assicurarvi un baccello che contenga sette semi……
Secondo una credenza popolare, infatti, pare che un baccello a sette semi sia latore di una grande fortuna per il suo scopritore.

Fonte da Wikipedia

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Preparazione delle mezze maniche al pecorino

Ricette all'italiana, la pasta fave e pecorino di Anna Moroni ...


1) Per realizzare la ricetta delle mezze maniche al pecorino inizia con lo sbucciare la cipolla, poi tagliala a lamelle sottilissime. Trasferiscile in una padella antiaderente con 4 cucchiai d’olio, bagnale con un mestolo d’acqua calda, sala e cuocile coperte per 20 minuti.

2) Scotta le fave più grosse in acqua in ebollizione per pochi minuti, scolale, raffreddale ed elimina la pellicina che le riveste. Unisci tutte le fave alla cipolla, versa un altro mestolino d’acqua bollente e prosegui la cottura per 7-8 minuti su fiamma vivace.

3) Aggiungi le foglie di menta spezzettate e regola di sale. Cuoci la pasta, scolala al dente, trasferiscila nella padella con le fave, lasciala insaporire per qualche secondo, aggiungi il pecorino tagliato a lamelle. Servi le mezze maniche al pecorino.

Ricetta di Sale&Pepe

About Paola Giaccio

Paola Giaccio, Molisana di Agnone, libera professionista, ama profondamente la sua terra d'origine e ad essa dedica tempo e risorse, per divulgarne la bellezza.

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