La Farsa Osca

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1738

di Mariantonietta Romano

La Farsa Osca

L’osco fu lingua di cultura. Le testimonianze epigrafiche concordano, in questo, perfettamente, con la tradizione di Ennio, il grande poeta epico latino che conosceva l’osco al pari del greco e del latino.

I popoli meridionali di lingua osca usavano rappresentare una specie di farsa (o carme mimato) con personaggi fissi. I Romani, che la conobbero dopo le guerre sannitiche, la chiamarono fabula atellana, perché era stata portata a Roma da attori di Atella (v.), oppure perché si rappresentava in Atella nell’occasione di feste religiose: spiegazione più probabile, pur non escludendo la prima.

L’atellana, da principio, era recitata a Roma in osco, e così rimase come parte di una festa romana fino all’età d’Augusto. L’atellana divenne un genere letterario (latino) al tempo di Silla, quando dopo breve splendore cominciava a decadere la fabula togata. La sollevò a dignità letteraria L. Pomponio bolognese e, accanto ad esso, gli scrittori latini ricordano Nevio, che dovette essere suo contemporaneo.

Il carattere dell’Atellana si desume, per quanto è possibile, dai titoli, dai frammenti e da poche notizie degli antichi. I frammenti sono di regola d’un verso o di due, e solo di un’atellana si possiedono dieci frammenti con quattordici versi. Essi sono stati conservati dai grammatici, e specialmente da Nonio, per qualche particolarità grammaticale o lessicale.

Ogni Atellana doveva avere pochi personaggi, conformemente alla sua brevità, ma quattro erano i tipi caratteristici del genere letterario: Maccus, Pappus, Bucco e Dossennus, che non era necessario comparissero tutti in ogni dramma. I primi tre sono tipi di stupido: Maccus e Bucco sono giovani, Pappus è il vecchio babbeo Maccus è anche un ghiottone, Bucco fa lo smargiasso. Invece Dossennus è il gobbo scaltro che si spaccia per sapiente.

In Pomponio troviamo Maccus miles, Maccus sequester, Maccus virgo, Macci gemini, Bucco auctoratus, Bucco adoptatus, Hirnea Pappi, Pappus agricola, Pappus praeteritus, Sponsa Pappi, e in NIvio, Bucculus, Pappus praeteritus, Maccus copo, Maccus exul, Duo Dossenni. Nel Maccus virgo di Pomponio Dossennus è maestro di scuola, nei Pictores dello stesso poeta è forse medico.


La sezione archeologica del Museo Provinciale Campano di Capua conserva, tra l’altro, la più cospicua collezione di rilievi fittili avente a soggetto i personaggi delle cosiddette “fabulae atellanae”

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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

  1. DIETERICH, Pulcinella: Pompeianische Wandbilder und römische Satyrspiele, Leipzig, 1897
  2. GRAZIANI, I personaggi delle Atellane, in «Riv. di filologia e d’istruzione classica» 1896, pp. 388-92.
  3. J. HARMAN, De Atellana fabula, in «Mnemosyne» 1922, p. 225 sgg.
  4. LATTES, I documenti epigrafici della signoria etrusca in Campania e i nomi delle maschere atellane, in «Riv. di storia antica» 1986, 2, p. 5 sgg.
  5. DE LORENZI, Pulcinella, Ricerche sull’Atellana, Napoli 1957
  6. MARZULLO, Le origini italiche e lo sviluppo letterario delle Atellane, in «Atti e Memorie Accad. scienze lettere arti», serie V, vol. XIV, 1956.
  7. PEZONE, Lineamenti di storia degli studi su Atella e le Fabulae atellane, in «Civiltà Campana» (Ist. di Studi Atellani) 1979, pp. 7-24.

Copyright Mariantonietta Romano
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

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