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La dolcezza in un barattolo trasparente

di Marisa Gallo [1]

– Zi’ Gioulie, a me me piacene chille arancione, all’arance…dammene di cchiù di chisse!…
– E allore chille rusce dammele a mme, sanne de cetrone! …

1948: io e mia sorella – 9 e 6 anni -diciamo così a zi Gioulie, il negoziante, mentre con le mani accaldate e sicure stringiamo venti lire: dieci lei, dieci io.

 Venti lire di dolcezze

Zi Gioulie allora affonda la sua mano grande e il braccio peloso dentro la “BUATTE” –una grossa ampolla -di vetro, togliendo il coperchio di alluminio, e pesca, pesca le caramelline rosse e arancione, secondo le nostre espresse richieste; le mette in due pezzetti di carta paglia- la stessa che fatta ad imbuto usa di solito per avvolgere un mezzo chilo di maccheroni- e ce le consegna.

AVIDO lui di intascare le nostre venti lire…AVIDE noi di succhiare, o meglio di sgranocchiare le caramelle…Mi viene da sorridere però, ripensando che dopo le nostre richieste, fuori per strada, guardandole scoprivamo che sempre ce n’era qualcuna bianca, forse all’anice, o gialla, al limone, e ce le ce le scambiavamo, fraternamente…

Un incanto, per gli occhi, tutte quelle variopinte caramelline – da una lira ciascuna.!

Certo si è che da quando ci è arrivato un munifico regalo di 500 lire, TUTTE DI UNA LIRA!!!! noi non stiamo più nella nostra pelle!

Ansiose e vogliose, ogni giorno facciamo visita a zi’ Gioulie, con SUO piacere e NOSTRO, s’intende. IL GUADAGNO E LA GOLA, due peccati “capitali”? –“veniali”?, che ci vedono complici, seppure dalle parti opposte della barricata, cioè dell’alto e robusto “bancone “ di legno di questo negoziante scontroso, solitario, silenzioso e pure un po’ burbero, che si concede il lusso di tenerci anche lontane dal bancone, quando andiamo nella sua bottega.

BOTTEGA–NEGOZIO – tra l’altro piuttosto buia, con poca clientela, e la porta aperta a metà, sempre nel pomeriggio, per non fare entrare il sole, specie d’estate… E sinceramente noi avevamo anche qualche remora (noi dicevamo allora ”paura”) di entrarvi…Ma quelle caramelline, colorate e ricce, gustose e accattivanti che ci aspettavano, sollecitanti e solleticanti gli occhi e il palato, vincevano ogni ritrosia, ogni timore e…

Zi Gioulie, ze po’ ‘ntrà? -Chi è?- “Seme Marisa e Bianca!Aspettate ‘nu mumente, ca mo vinghe.– IL COLLOQUIO ERA ESSENZIALE, BREVE.

E poco dopo egli era lì dietro al bancone, spuntando nella penombra dal locale adiacente, alto e magro, quasi come un fantasma…….Per noi però quei due minuti erano stati lunghi come un’ora, con il batticuore, tra la voglia e un po’ di paura…Compariva e non era più necessario nemmeno la richiesta, tanto gli era diventata familiare; come era scontato per noi quel suo infilare la mano nel grosso barattolo e pescarvi   quei DESIDERI GUSTOSI. Ma così buoni li vendeva solo lui, al mio paese, Montefalcone nel Sannio.

NON RICORDO PER QUANTO TEMPO SIA DURATA QUELLA “CUCCAGNA”…

Forse non avrà superato l’estate! ma che dico? il mese di agosto, cioè il periodo delle ferie di don Emilio Cordisco, latore di quelle 500 lire, che una nostra zia di Roma quell’anno ci aveva mandato in regalo, per suo tramite.

Don Emilio—si chiamava come nostro padre, e la cosa ci inorgogliva quasi- era ragioniere, impiegato alla Banca d’Italia, a Roma !.. E nella stessa sede della Banca d’Italia, lavorava anche la zia…Don Emilio: un signore nei modi e nel vestire, coi capelli brizzolati, pur non essendo anziano, era padre di due bambine, della nostra stessa età, che però non vivevano a Roma con lui- ma in paese con una zia –za Annine- ed io ero legata particolarmente alla più piccola, mia compagna di scuola: bella, dolce, cara compagna, che dopo le medie, non ho più rivista!

Nostalgia canaglia! Ma la nostalgia mi assale anche ripensando che, ahimè, solo quella volta la zia fu prodiga e munifica con noi ..e che NON avremmo fatto, mai più, una scorpacciata di caramelline così allegre, buone, succose…

In seguito, ogni anno per le ferie estive don Emilio tornava in paese, e noi andavamo a salutarlo, speranzose…Ma lui in modo elegante e familiare ci faceva una carezza, ma mai più ci dette niente, perché la zia- “bontà sua”- mai più si ricordò che noi eravamo due piccole ghiotte bambine –orfane di mamma- ingorde certo di caramelle, ma soprattutto di affetto…

Essendo sorella di nostra madre – la minore di tre – avrebbe potuto (e forse dovuto?) colmare e soddisfare quella grave nostra carenza, anche con qualche altro regalo- successivo a quello – più consistente, che invece non ci ha mai elargito! Ma non era sposata, e vivendo a Roma con un ’altra sorella e due nipotini… aveva altri pensieri ed altre necessità, che premevano alla porta del suo cuore…

L’altra zia, casalinga, madre di due cuginetti più piccoli di noi, non lavorando fuori casa,e quindi senza disponibilità economiche proprie, ci “regalava”gesti affettuosi di benevolenza ed abbracci, e certo La ricordiamo con maggiore rimpianto.

Così quelle 500 lire e le caramelle di zucchero, riccioline, colorate, rotonde, ci hanno lasciato il segno indelebile di una sola, UNICA estate di dolce cuccagna!


[1]  Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. Dolci ricordi di una dolce estate; più che le caramelle sono dolci i ricordi della bontà di certi gesti e di rapporti amorevoli pur con aspettative rimaste illuse.

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