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La Dea Cupra

Racconto di Maria Delli Quadri [1]

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In tempi molto lontani, quando il nostro lembo di montagna non si chiamava ancora  Molise Altissimo, ma Terra dei Sanniti, vivevano nei pressi di Agnone alcune famiglie di pastori che avevano la fierezza atavica di questa antica stirpe. Un odio insuperabile divideva due di queste, tanto che i rispettivi componenti cercavano di non incontrarsi mai.  La conformazione del territorio, d’altronde, li aiutava, perché una vasta pianura si estendeva a perdita d’occhio e consentiva alla vista di scrutare il mondo circostante fino all’orizzonte, onde evitare qualsiasi incontro sgradito.

Un ruscelletto scorreva limpido e pigro tra le due proprietà, adibite tutte a pascolo dall’uno e dall’altro clan. Le donne, andando ad attingere acqua  o a fare il bucato, cercavano di non incontrarsi mai con le “altre” per evitare ogni lite che potesse degenerare in faida;  gli uomini, andando a caccia, si tenevano a debita distanza per non avere  anche loro motivo di scontro.

Nelle notti senza luna il dio Termine faceva vagare i fantasmi e la dea Discordia spediva in giro le sue “Furie” che, ululando nel buio, atterrivano i bambini fino a farli gridare di spavento nei loro miseri giacigli. Come un fiore velenoso, l’odio veniva coltivato tra le due famiglie e i neonati lo assorbivano col latte del seno materno.

Le due famiglie si regalavano reciproche maledizioni e tutti gli dei venivano invocati affinché le più orribili disgrazie si abbattessero sul nemico; si odiavano tutti, grandi e piccoli, giovani e anziani, uomini e donne. Le divinità infernali aizzavano gli animi e tentavano di invadere l’altopiano sannita per portarvi distruzione e morte, mentre i numi benigni vegliavano sulle greggi e sulle messi per rendere vano ogni assalto della Morte.

La Dea Cupra

Protettrice della vita, la dea Cupra preparava intanto il trionfo dell’ amore. Nei due campi avversi vivevano due giovani, Erennia e Gavio, belli, gentili e orgogliosi della loro giovinezza. Un giorno, era di maggio, i due si trovarono, loro malgrado, con le pecore all’ abbeveratoio. Entrambi cercarono con tutte le  forze di allontanare il proprio bestiame, ma tutto fu inutile: le pecore furono irremovibili e, incoraggiate dalla dea, nascosta nel prato fiorito, continuarono a bere l’acqua pura, limpida, fresca.

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Non fu possibile evitare che le greggi si dissetassero allo stesso abbeveratoio. I due ragazzi erano disperati, ciascuno per conto proprio, ma la dea benevola, nascosta  tra i fiori multicolori operò il miracolo: due paia di occhi si incontrarono, spinti dalla forza della giovinezza che pulsa come la fonte inesauribile della vita. Il rossore comparve sul viso di Erennia,  un certo imbarazzo si manifestò nei movimenti di Gavio, un fremito  passò sulle acque limpide del ruscello. Il destino di colpo mutò: la dea Cupra aveva operato il miracolo. Erennia e Gavio, ormai innamorati, furono i fautori di pace fra le due stirpi.

I due giovani non furono più mandati ad abbeverare le greggi al ruscello, ma l’amore tra loro col tempo divenne più forte e tenace. Una sera i due, sfuggendo alla vigilanza delle rispettive famiglie, s’incontrarono e dopo essersi scambiati un bacio d’amore, si inginocchiarono,  poi con le mani congiunte e gli occhi al cielo pregarono così:

La Preghiera

Dea buona e gentile, ascolta la nostra preghiera: guarda benevola questo  amore, annienta l’odio che divide le nostre famiglie, fai sorgere al posto di questa sconfinata pianura tante montagne, colline, rocce, cascatelle di acqua limpida, boschetti, ruscelli in modo che noi possiamo nasconderci per amarci liberamente non visti, mentre il sole brilla e il canto degli uccelli e delle sorgenti cristalline riempie  di armonia  la natura circostante.

 Tornarono poi  ciascuno alla propria dimora. Nella notte sognarono entrambi i sorrisi e le carezze della dea…

L’indomani, stupefatti, si guardarono intorno: al posto della pianura sconfinata erano comparsi rocce e burroni, monti e colline, fiumi e cascate, balze scoscese, boschi e prati. La natura, nel suo rigoglio, aveva cambiato aspetto con uccellini multiformi che diffondevano il loro canto nel cielo sereno.

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E lì, al riparo di una roccia , i due giovani furono liberi di amarsi.

Liberamente tratto dal libro “Ricerche; Ricordi e Fantasie di un Ottuagenario Molisano:” di Giuseppe Delli Quadri

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[1]Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

 

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

2 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Che bella storia, Maria m’incanti con la tua scrittura, altro che Giulietta e Romeo.

  2. Stupenda pagina:racconto di una donna MARIA e/o forse di suo padre- GIUSEPPE DELLI QUADRI che questa volta hanno gareggiato a superarsi… per la fantasia, per la spigliatezza, per l’amore reciproco e filiale e per l’esaltazione del nostro territorio: l’ALTOSANNIO.

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