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La cucina della nonna

Ida Busico [1]

Spesso, andando indietro nel tempo, mi capita di ripensare agli anni della mia infanzia quando mi recavo a casa di mia nonna.
Ciò che mi affascinava quando entravo in casa era la cucina…. la cucina della nonna! Cucina come luogo, come punto di riferimento di tutta la famiglia ma soprattutto come regno di mia nonna…..
Non era una cucina lussuosa, non c’erano mobili componibili, non c’erano gli elettrodomestici….. pochi arredi essenziali in gran parte realizzati artigianalmente: il tavolo di legno grezzo, all’apparenza piccolo ma che, aprendosi a libro, diventava grandissimo quando eravamo in tanti a mangiare o come durante le feste natalizie quando si passavano le serate a giocare a tombola. Zii , cugini, nonni, amici…. che meraviglia!
Oltre al tavolo, sedie impagliate, un lavatoio che serviva a lavare i piatti ma anche a fare il bucato, su una mensola una vecchia radio coperta da una tovaglietta ricamata a punto croce, una nicchia per la tina con l’acqua, un enorme camino dove il fuoco era sempre acceso e scoppiettante e dove mia nonna cuoceva la “pizza randign” (pane di granone) sotto la coppa coperta di brace.

Ciò che attirava la mia attenzione, però, era l’enorme quantità di pentolame di RAME appeso in bella mostra alle quattro pareti nella parte superiore dei muri.

Eccolo… l’antico protagonista delle cucine delle nostre nonne…. il RAME. Non c’è che dire, era l’orgoglio di mia nonna. Sempre perfettamente pulito, lucido, brillante…. Mia nonna ci teneva moltissimo che fosse sempre perfetto.
Di solito, nelle altre famiglie, per “armunnà l’ ram” (pulire il rame) si aspettava la Pasqua oppure la festa di S. Rocco. Lei no… non appena il rame cominciava a brunirsi e a perdere la lucentezza, ecco che lei cominciava, come si suol dire, a perdere la pace! “Haj’ armunnà l’ ram’… ca n’è cchiù tant lucent’” (devo pulire il rame perché non luccica più) Olio di gomito, stracci, tufo, cenere, aceto ed eccola passare in rassegna teglie, “tiell e tiallucc” (pentolini di varie misure), coperchi, tine e manieri, casseruole, bricchi, scodelle e … c’qqu’lattoir’ (cioccolatiera).
Dopo averlo strofinato energicamente con tufo o cenere e aceto passava al lavaggio accurato e poi alla lucidatura. Dorato e splendente lo stendeva al sole ad asciugare. Finalmente a fine giornata poteva essere riappeso…. tutta la cucina risplendeva e lei , stanca ma soddisfatta, se lo ammirava con orgoglio e amore. E’ un mondo lontano, un’epoca ormai inesistente, ma nella memoria ancora molto vivo…. Le voci, i rumori, la vita, le persone…. sono dentro di noi e se vogliamo calarci per un attimo in un mondo ormai così distante proviamo soltanto a chiudere gli occhi!

 

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[1] Ida Busico: nativa di Agnone (IS), si laurea in Scienze Biologiche all’Università di Firenze dove ha vissuto e lavorato per diversi anni. Dopo essersi sposata si è trasferita a Lecce dove vive tutt’ora. Ama il teatro, la musica , la lettura e soprattutto le piace descrivere le emozioni e i ricordi d’infanzia che raccoglie in  un diario dal titolo  “Mia madre, mia sorella e la neve…..”

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

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