La croce di S. Pietro Avellana e la singolare storia del furto di una croce per un’altra.

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di Franco Valente [1]

CroceS.PietroFRONTE

Tutti sono convinti che i soldati tedeschi, che nel 1943 razziarono S. Pietro Avellana prima di farlo saltare in aria, abbiano rubato l’antica croce d’argento che costituiva una parte del tesoro della Chiesa di S. Amico.

Ma la cosa non è così semplice e per una singolare coincidenza la croce di S. Pietro è ancora ben conservata.

Ma andiamo per gradi.

S. Pietro Avellana da antica data è appartenuta alla giurisdizione ecclesiastica di Montecassino, tant’é che gli abati di quel monastero si fregiano ancora anche del titolo di “abate di S. Pietro Avellana”.

Nel XIV secolo, presumibilmente verso la fine, l’abate di Montecassino commissionò alla bottega sulmonese di Masio di Ciccarello di Bentevenga una croce processionale da destinare alla chiesa di S. Amico di S. Pietro Avellana. Ovviamente fu la comunità di S. Pietro a caricarsi della spesa e l’opera fu regolarmente consegnata per essere utilizzata nelle processioni.

CroceS.PietroFRONTE

Una croce dalle terminazioni trilobate fatta di lamine di argento sbalzato e dorato inchiodate su un supporto di legno.

Sul fronte vi è il Cristo crocifisso con le braccia allineate con la trave e le gambe leggermente flesse e coperte da un ampio subligaculum. I piedi soprapposti sono inchiodati con un solo chiodo al suppedaneum.

In alto, nel trilobo, un angelo con le ali quasi spiegate. Sulla sinistra l’immagine a sbalzo di Maria e dall’altra parte quella di S. Giovanni. In basso una riproduzione a rilievo di un monticello che dovrebbe rappresentare la collina del Golgota.

CroceS.PietroRETRO
Sull’altro fronte un Cristo giudicante seduto con l’aquila di S. Giovanni che regge il vangelo nel trilobo superiore, il leone alato di S. Marco alla sua sinistra e il bue alato di S. Luca alla destra. Nel trilobo inferiore il giovane alato di S. Matteo. Sulla parte piatta delle lamine, a lato e sotto il Pantocratore, sono tre piccoli tondi con immagini molto rovinate di santi fatti a bulino.

Le caratteristiche del bollo e della sigla SUL certificano una collocazione temporale intorno alla fine del XIV secolo o al massimo ai primi del secolo successivo. In epoca imprecisata fu fatto un restauro probabilmente per sostituire l’anima di legno della croce. In quella occasione furono invertite per errore le lamine del trilobo inferiore per cui il rilievo del Golgota sta al posto del giovane alato di S. Matteo e viceversa.

Nel 1929 a Montecassino si organizzò una grande mostra degli argenti della sua diocesi e tra essi fu posta in esposizione anche la croce di S. Pietro Avellana. Finita la mostra le croci furono restituite alle singole parrocchie, ma per un clamoroso errore la croce di S. Pietro Avellana fu inviata alla chiesa parrocchiale di Vallerotonda in provincia di Frosinone e la croce di Vallerotonda fu mandata alla parrocchiale di S. Pietro Avellana.

Sicché quando i soldati tedeschi nel 1943 rubarono la croce a S. Pietro Avellana, in realtà si erano appropriati della croce di Vallerotonda che erroneamente stava nella chiesa di S. Amico.

Fino al 2002 nessuno si era accorto dello scambio e la questione ormai sembrava definitivamente chiusa. Invece in occasione di una grande mostra sulle croci di Montecassino, AVE CRUX GLORIOSA, fu pubblicato un catalogo che conteneva anche le schede delle croci che venivano esposte.

A Ezio Mattiocco, uno dei massimi studiosi di oreficeria abruzzese, fu affidato l’incarico di redigere una serie di schede sulle croci in esposizione, compresa la croce proveniente dalla parrocchiale di Vallerotonda.

Fu in quella circostanza che egli confrontò tutti gli studi precedenti, compresi quelli del Balzano (1905) e del Piccirilli (1909), e scoprì che la croce proveniente da Vallerotonda in realtà era la croce di S. Pietro Avellana.

A questo punto nasce una questione giuridica sicuramente complessa perché la comunità di S. Pietro Avellana potrebbe rivendicare la proprietà della croce che ora si trova a Vallerotonda e chiederne la restituzione.

Credo che comunque la questione debba essere affrontata.

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[1]  Franco Valente ama la storia, l’arte, l’architettura e le tradizioni. Disprezza coloro che vivono di rancori personali utilizzando la politica per vendicarsi di questioni individuali mascherate da interessi sociali.

Copyright  Arch. Franco Valente http://www.francovalente.it
Editing: Enzo C. Delli Quadri

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