La Costituzione dei Sanniti

1
2099

Epistola di Cleobolo[1] a Platone,
(Tratto da “Platone in Italia” di V. Cuoco)

Costituzione dei Sanniti 1

Sommario: [Le cittá sannite, piú piccole di quelle della Magna Grecia, son congiunte tra loro da un piú saldo vincolo politico – La forma politica della federazione è piú duratura tra i popoli dai costumi semplici – Tali quelli dei sanniti, e molto diversi dai costumi etruschi e dei campani – Come venga educato un giovinetto nel Sannio – L’autoritá grande delle madri – Una sorella di Ponzio – La milizia sannita – Quel che solo manca al Sannio è il culto per l’arte.]

Scrivo da Maronea. Ma, quando ti nomino una cittá sannitica, non pensare né a Taranto, né a Locri, né a Crotone. Qui gli uomini vivono divisi in picciole borgate, molte delle quali hanno un fòro, una curia, comizi e magistrati comuni: questa riunione essi chiamano «cittá»; ed il luogo, in cui si riuniscono, chiamano con un nome di cui forse noi non abbiamo l’eguale in Grecia.

Molte cittá formano una nazione e tengono anche esse alcuni luoghi (sono per lo piú tempii), ne’ quali si radunano, per deliberare sugl’interessi comuni, i principali di tutte le cittá. Intorno al fòro ed alla curia non abitano che gli artigiani, i quali godono cosí dell’opportunitá del mercato, che ivi si tiene tre volte al mese.

I principali tra i cittadini si recano a gloria abitar in campagna; esser rimosso dalle tribú della campagna e trasportato in quelle della cittá è reputato vergognoso. Siccome il popolo concorre nel fòro, per ragion del mercato, tre volte al mese, cosí, se i magistrati voglion convocarlo per la discussione di qualche affare, lo annunziano tre volte, e per tre volte fanno star affissa nel fòro una tavoletta, sulla quale è scritta la quistione che deve discutersi; e tutto ciò perché il popolo abbia e tempo e modo di prepararsi alla decisione della medesima.

Costituzione dei Sanniti 3Mi pare di veder tra i sanniti un corpo politico, di cui le membra sono piú picciole, ma il vincolo che le unisce piú forte che nelle altre parti dell’Italia finora da noi osservate. Taranto, Crotone, Turio, Locri hanno anche esse i loro concili: inutili concili, piú atti a fomentar, coll’avvicinare gli uomini, l’invidia vicendevole che a rafforzar l’amicizia comune! Taranto, Crotone, Turio, Locri sono cittá piú grandi di Maronea, Murganzia, Esernia, Boviano: ciascuna si crede forte abbastanza per oprare da se sola, e trova nell’altra, non giá un soccorso opportuno a’ bisogni, ma un ostacolo importuno all’ambizione.

Non pare a te che nelle cittá, egualmente che ne’ privati, la vera amicizia non sia mai tra i grandi? Non ti pare che l’unione sia tanto piú difficile quanto piú le cittá, tra le quali ti trovi, sono grandi; e che nuoccia al bene del tutto la prosperitá, quasi direi precoce, della quale gode ciascuna sua parte? Non diresti tu che le federazioni hanno lunga durata solo tra popoli, i costumi de’ quali sono piú semplici, gl’interessi piú simili, l’arte principale quella della guerra? Se i costumi avvien che sieno corrotti ed ammolliti, l’uomo sará naturalmente nemico delle armi. Lo straniero assalterá gli allifani, e l’abitante di Maronea dirá: – Oh! se potessi liberarmi dall’incomodo di doverli soccorrere! – E se, oltre la corruzione de’ costumi, avrá anche troppo esteso commercio ed interessi molto diversi, esclamerá: – Che m’importa il pericolo di una cittá divisa da me dal Tiferno, dal Matese e da quattrocento stadi di via?

Costituzione dei Sanniti 4Le federazioni sono utili tra cittá agricole e guerriere: in esse solamente la fatica della guerra non è abborrita da nessun cittadino, e la gloria è desiderata da tutti. Ho trovati qui i costumi quali ce li avea descritti il buon Ponzio. Tutti però concordemente mi dicono che sulle sponde del Volturno sieno ben diversi: lo avea detto anche Ponzio; e sará. Io non li ho visti ancora. Ma ciò, che per ora ne ascolto, è troppo lontano dal verisimile.

Non negherò che gli etrusci erano corrotti e che gli etrusci vinti abbian corrotti i sanniti vincitori. Ma mi pare che tutto nella natura abbia un termine eterno, insuperabile: lo stesso vizio, lo stesso disordine può spingersi fino ad un certo segno e non piú… Ti dirò a voce ciò che questi narrano… Arrossisco scriverlo… Vedrai tu se una cittá possa sussistere un anno, una decade, un giorno solo in mezzo a tanta corruzione. Io lo ripeto: lo vedrò, vedrò Capua, vedrò forse anche Cuma; ma per ora non voglio far torto alla specie umana credendola capace di tanto avvilimento.

A me pare probabile, e molto probabile, che la fantasia di questi sanniti, i costumi de’ quali sono semplici e severissimi, accresca le cose narrandole. I campani e gli etrusci non saranno piú corrotti degli efesi, de’ cirenei, forse degli stessi ateniesi e corinti. E non sarebbe, per Giove! picciola corruzione; né vi è bisogno d’immaginarne una maggiore per dar ragione della decadenza di un popolo.

Qui l’educazione della gioventu è piú che spartana. Severissimo è l’imperio delle madri, ed io mi confermo coll’esperienza nella credenza di ciò che tu stesso tante volte mi hai detto, cioè che senza l’opera e l’autoritá delle medesime non vi possa esser educazione. Le madri sannite esercitano i figli fin dalla prima etá nei piú duri lavori della campagna, ove vivono leggermente vestiti, in modo che tu non li puoi distinguere dagli schiavi, dividendo con essi tutte le opere della pastorizia e dell’agricoltura. La padrona della casa, dalla quale io ti scrivo, è sorella di Ponzio nostro, ed è veramente sua sorella. Quando non ha altro in che esercitare l’ultimo de’ suoi figli, gli comanda di portar legna. Ciò mi destò sulle prime qualche meraviglia, ed in veritá mi pareva soverchio. Ella se ne è avveduta, e mi ha detto: – La vita umana è simile al ferro: coll’esercizio si consuma, è vero, ma utilmente; se non lo eserciti, la ruggine se lo mangia inutilmente e piú presto. A te forse sembra strano, o ospite, che il figlio di un larte, il nipote di Ponzio, si educhi non altrimenti che il figlio del nostro povero e buon vicino Calvo; ma io ti dico che il nipote di Ponzio ha bisogno di cura maggiore per avvezzarsi da questa etá a fare ed a soffrire ciò che gli iddii vorranno che faccia e che soffra quando sará adulto. La sola necessitá insegna quanto basta al picciolo Calvo. Che altro gli rimane a sapere fuorché l’arte di non farsi corrompere dalla prosperitá, se mai gl’iddii gliela vorran concedere?

Costituzione dei Sanniti 2Ma la prosperitá è rara: piú frequente è l’avversitá, e piú necessario in conseguenza è l’insegnare a tollerarla ed a vincerla a coloro i quali, avendo avuta la fortuna propizia nella fanciullezza, hanno piú da temerne che da sperarne nella gioventú e nella vecchiaia. Il nipote di Ponzio deve imparare non una ma due cose, difficilissime sempre ad apprendersi, quando si ricevono dai maggiori un nome illustre e qualche ricchezza: oprare e soffrir da forte. Una di queste due cose che ignori, il nipote di Ponzio diventa inferiore al figlio di Calvo.

Severissimi sono gli ordini della milizia. I sanniti sono maestri dell’arte, e piú che dell’arte sono maestri della disciplina. Nel tempo della stessa pace non obbliano le armi. Un buon cavallo costa molto piú di un buon cuoco. Coloro, i quali posseggono un censo sufficiente a mantenere un cavallo, sono obbligati a mantenerlo e sono ascritti in una classe media tra quella de’ patrizi e della plebe. Non conoscon lusso se non nelle armi. Adopran scudi di oro e di argento, larghi nella parte superiore e piani, onde possan coprir le spalle senza impedir la libertá de’ moti della testa, stretti e rotondi nella parte inferiore, onde sia piú facile il maneggiarli; elmi con grandi pennacchi; una maglia di ferro per coprire il petto, e piastre dello stesso metallo per difendere il lato sinistro. Un soldato vestito ed armato all’uso de’ sanniti potrebbe sembrare a noi un soldato da teatro. Ma noi non siamo uomini da teatro in tante e tante altre cose?

Peccato che i sanniti disprezzino troppo le arti belle! Un poeta non è tenuto in alcun pregio: lo paragonano ad un parasito e chiamano l’uno e l’altro col nome di «grassatore». Non si potrebbe trovar un modo onde far sí che questi uomini generosi sacrificassero qualche volta a Venere Urani a ed alle Grazie, senza obbliar Pallade e Temi?

_________________________
[1] Ateniese, di giovane età, ben nato, ben educato, ma nessuno sa se fosse stato un filosofo o un magistrato o un capitano.

Editing: Enzo C. Delli Quadri – le foto sono tratte da www.sanniti.info
Copyright Altosannio Magazine 

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.