La colpe è lu dialette

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di Rodrigo Cieri [1] in dialetto di Celenza sul Trigno adamoedeva

La colpe è lu dialette [2]

     Quanda jave a la scole elementare,
e frequentenne pure chille appresse,
ca tante la canzone è la štesse,
nu giudizie cascave cchiù amare,

     riguardave lu scrive’ l’italiane
e lu parlà’: “La colpe è lu dialette,
ze porte da la case e le piazzette;
‘mbrïache une è de pajsane.”

     Maìštre ancore ujje e prufessure
te spare šta sentenze a riturnelle.
Ma chi vulesse usà’ la parlature

     gna esce da lu core sane sane
e va ’nciampenne ca n’gne scorre snelle…
la colpe è pe’ case l’italiane?

 

La colpa è del dialetto

Quando andavo alla scuola elementare
e frequentavo anche quelle succesive,
tanto è la stessa cosa,
un giudizio arrivava molto amaro,

riguardava lo scrivere in italiano
ed il parlare: “La colpa è del dialetto
sia che si parli in casa che nelle strade
e ognuno si ubriaca di questa parlata.

Ancora oggi maestri e professori
ripetono questo ritornello.
ma chi volesse usare il parlare

così come esce vero dal cuore
e va inciampando perché non scorre snello
sarà, per caso, la colpa dell’italiano?

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[1] Rodrigo Cieri, abruzzese di Celenza sul Trigno, di madre molisana, una vita dedicata alla Scuola, da docente e poi da Preside, dedito all’impegno sociale e la promozione culturale che porta avanti con testardaggine, in paese e neIl’ Alto Vastese. Coltiva un’antica passione, la pura poesia, in lingua, o più spesso in vernacolo, ottenendo consensi e premi.
[2] La poesia più sopra riportata è tratta dal suo libro di poesie, “Pietre”.

[divider] Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri [divider]

 

 

2 Commenti

  1. Conosco personalmente il poeta di questa poesia –compagni di scuola media- quindi sarei sfacciatamente di parte nel dirne solo bene- che poi sarebbe solo verità- in quanto lo stimo per tutte le sue numerose attività svolte. Ma qui ed ora voglio quasi dissentire dall’idea del mio amico, per una sola ragione. Provenendo sia io che lui dal POPOLO-NORMALI FAMIGLIE di due NORMALI PAESI, tra l’altro dirimpettai, ma di due province CAMPOBASSO E CHIETI- da bambini ABBIAMO DOVUTO e forse FATICATO ad imparare l’ITALIANO a scuola e i nostri sforzi come quelli senz’altro quotidiani dei nostri insegnanti ci hanno permesso ALLA FINE di far parte dell’ITALIA, cioè di comprendere ed essere compresi da altri che non fossero solo i nostri paesani.
    Questo è il grande primo compito di una LINGUA: UNIRE LE GENTI(insieme a tante altre componenti)
    Il tempo è passato! siamo ora anziani, l’Italia si è UNITA ( !? ) ed ora dobbiamo però far sì che le nostre radici non si sfaldino, e che ci si possa esprimere col CUORE, cioè in libertà come più ci aggrada, senza costrizione e credo che il dialetto ci permette di entrare ancor più empaticamente in relazione con gli altri…
    Ma questa è solo una delle molte belle, sentite poesie del mio Amico RODRIGO CIERI.

  2. Complimenti vivissimi al poeta. Da studenti in Vasto si era amici, pur frequentando classi diverse. In seguito ci siamo “persi di vista”. Mi dava sue notizie un amico comune: Remo Carilli di Roccaspinalveti.
    La poesia è bella e mi è piaciuta!
    In ogni latitudine, nelle scuole, per alcuni professori il ritornello è lo stesso: “la colpe è d’ lu dialette”! Per fortuna vi sono molti docenti, che personalmente ho conosciuto, i quali hanno sempre rivalutato il dialetto ritenendolo un mezzo di espressione conosciuto, immediato, essenziale. Negli anni Ottanta alcuni di questi docenti “illuminati”, in un concorso di poesia indetto da Poste italiane per gli alunni delle scuole, consegnarono anche poesie in dialetto che vennero premiate.
    Noi adulti il dialetto l’abbiamo portato in giro per il mondo.
    Leonardo Tilli

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