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La Cicerchiata

secondo Carolina Orlando di Agnone


La cicerchiata è un dolce tradizionale tipico dell’Abruzzo, del Molise e delle Marche, (proprio il territorio individuato come possibile prossima Macroregione). Più in particolare, la zona di origine sarebbe quella dell’Alto  Sangro, grazie allo sviluppo dell’apicultura e, quindi, all’uso sempre più ricercato ed evoluto del miele. Questo alimento, non a caso, è alla base di altri dolci della zona abruzzese-molisana come le ostie.
La cicerchiata, in passato, era legata al Carnevale; oggi è maggiormente legata alle feste natalizie.
Il nome può avere diverse provenienze, tra le quali importante é quella  di strues, parola che in umbro antico significa costruire un mucchio; ma quella più credibile conduce ad un legume: la cicerchia, che, grande come un piccolissima sfera, somiglia al pisello o al cece.
La  cicerchiata si presenta come una ciambella o un mucchio composti da tantissime palline (cecetti) di pasta di farina di circa 1 cm di diametro, fritte e tenute insieme tra di loro con l’aiuto del miele. (Fonte: il maestro Vittorio Delli Quadri 1912-1996).
Cicerchiata

Palline di farina  (cecetti)
Ingredienti
400gr di farina
4 uova
100gr di burro (temperatura ambiente)
un cucchiaio di rhum
uno di zucchero
scorza di un limone
Preparazione
Fare una fontana con la farina (piccolo vulcano) e mettere al suo centro tutti  gli ingredienti;  impastare fino ad ottenere un impasto morbido; fare delle striscioline di spessore di 1 cm,  in  modo, che tagliandole e lavorandole con le mani, si ottengano dei cecetti (piccoli ceci) o palline di circa 1cm; friggerle in abbondante olio fino a che non diventano dorate; scolarle e poggiarle su carta paglia perché si assorba l’olio in eccedenza.


Dolce finito  
Ingredienti
300 gr di miele
5 cucchiai d acqua
150 gr  di zucchero
Preparazione
Si mette sul fuoco un tegame  capiente che riesca a contenere tutti i cecetti; in esso si fa sciogliere zucchero, miele, acqua e si lascia bollire per 10 minuti o, meglio ancora, fin a che il miele non si sia sciolto al punto giusto (segreto della nonna: lasciate cadere una goccia di miele in un bicchiere di acqua fredda: se si allarga nell’acqua il miele deve cuocere ancora, se forma una pallina è pronto); dopodiché, il tegame viene tolto dal  fuoco;  vi si immergono tutti i cecetti che, con l’aiuto di un cucchiaio di legno, devono amalgamarsi dolcemente col miele.  Quando sono ben unti  di miele, deporli in un piatto di portata e con le mani ben bagnate di succo di limone si dà, al dolce finito, la forma che piace (ciambella” o  “mucchio”); per ultimo cospargerlo di confettini colorati e metterlo in un luogo freddo (non in frigo), in modo che i cecetti, evitando che si sciolga il miele,  restino tutti “attaccati”.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

13 commenti

  1. Flora Delli Quadri

    Mi dispiace contraddire Carolina Orlando, ma la cicerchiata si fa in Campania, dove si chiamano “struffoli”, in Basilicata e in Calabria dove si chiama “cicirata”. Non ho notizie della Sicilia, ma bastano queste regioni per allargare la regione e farla diventare ancora più “macro”.

    • Enzo C. Delli Quadri

      Breve ricerca su le varie enciclopedie gastronomiche che esistono sui vari canali internet
      Gli struffoli napoletani sarebbero originari della Grecia, addirittura della Magna Grecia. Peraltro, nella cucina greca esiste ancora una preparazione simile, i loukoumades (ghiottonerie).
      Gli struffoli napoletani hanno dei gemelli in giro per l’Italia: Nelle Marche, Abruzzo, Molise e in alcune zone del Lazio esiste un dolce simile chiamato “cicerchiata”; in Basilicata e Calabria si trova invece la “cicerata”.
      Ma, secondo l’ “Atlante dei prodotti tradizionali d’Abruzzo” (ARSSA – Regione Abruzzo, 2004), la CICERCHIATA , con questo nome specifico, è nata in Abruzzo e in particolare nell’Alto Sangro.
      Tant’è: a Napoli Struffoli, in Calabria Cicerata, da noi Cicerchiata
      A ciascuno il suo.

  2. Enzo C. Delli Quadri

    Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Carolina Orlando ha fornito la ricetta, ottima e abbondante. Nell’articolo viene chiaramente detto che l’informazione sull’origine della Cicerchiata viene da una fonte, per trasmissione orale, coincidente con quanto affermato dall’Atlante dei prodotti tradizionali Abruzzesi.

  3. Flora Delli Quadri

    Un conto è il “tradizionale”, un conto è l'”originario”. Sono due concetti diversi e tu stesso, nel citare la Grecia, hai spostato l’origine collocandola nell’antichità.
    Le ostie non sono originarie di Agnone, ma sono tradizionali di Agnone, così la cicerchiata o cicerata o che dir si voglia.
    Lungi da me il voler fare polemica, ho solo colto la contraddizione tra questi due termini, dal momento che nell’articolo si parla di “zona d’origine”.
    A volere essere pignoli, il termine “strues” somiglia più a “struffoli” che a “cicerchiata”.
    Per tagliare la testa al toro, diciamo che il nome è originario dell’Alto Sangro, non il dolce in sé.

  4. Flora Delli Quadri

    Comunque il dolce è buonissimo e grazie a Carolina, che sappiamo essere un’esperta, per averlo pubblicato

  5. ermatea trabucco

    in sicilio, o meglio a Messina, si chiama “pignolata”, anche se i ceci sono grandi quanto una nocellina. Nella mia infanzia ricordo la buonissima cicerchiata fatta dalla sig.ra Luisa delfini, miglie di don Gaetano! :-))))))))

  6. buonissima! noi continuiamo a farla durante carnevale!

  7. La cicerchiata,dolce matalizio,mi fa ricordare quando mia madre la faceva con tanto entusiasmo in occasione del Natale.

  8. genovesimaria stella

    mi dispiace per il Molise ma ricordo che mio padre ,abbruzzese ,la faceva durante il periodo di carnevale ,poi evidentemente è stata copiata dai molisani.

    • Enzo C. Delli Quadri

      Infatti, è come dici. La cicechiata, con questo apposito nome, è nata in val di Sangro, in Abruzzo; va solo ricordato che, a quell’epoca, IL TERRITORIO ALTOMOLISE SANGRO VASTESE ERA TUTT’UNO E LO E’ STATO PER SECOLI, cosa che vorremmo tornasse ad essere, politici permettendo.

  9. Mia moglie è pugliese, Taranto, lì si chiamano “purcidduzz”.

  10. A Capracotta invece a Carnevale si fanno i CECIARIEGLIE; è però un dolce diverso dalla cicerchiata agnonese. Infatti si impastano poca farina e molte uova in modo tale da avere un composto molto morbido;poi si suddivide il composto in tanti pezzetti grandi come un piccolo gnocco e si fanno friggere in olio extra, caldo;immediatamente a contatto con l’olio bollente sfrigolano e si gonfiano diventando grandi come una grossa ciliegia e caldi caldi si mischiano con miele fuso e …provare per credere…sono sperttacolari!!!!

  11. Giovanni Castaldi

    che bello io adoro scoprire i dolci natalizi delle altre regioni 🙂 grazie per avermene fatto conoscere uno nuovo 🙂

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