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La chiezza – La piazza

 Poesia di Gustavo Tempesta Petresine[1]

 La piazza

La chiezza

La chièzza è gne nə luaghə liscə e calmə
addù rə juornə trapazza e chiacchiaréa
pə può arrəterièrsə quanda zə fa sera
e irsənə addərmì chə lə allinə.

La chièzza è gne na conga ca l’esctatə
cundiénə l’acca də la giovendù,
tracəma de uagliunə e də rəsatə
quanda la luna ala e nə gə sctà chiù

La chièzza va accugliènnə tanda genda
ca a occia a occia escə dallə rufə.
Qualcunə asctema, n’ualdrə ridə e canda,
e n’ualdrə angora fa rə ‘ndrecandə e conda.

E tuttə ‘nziembrə, gne l’acca de fundə:
z’accuocchiənə arrə sciumə e fiènə marə.

festa-patronale-domenica-sera-in-pista

La piazza   (Traduzione dell’autore)

La piazza è come un lago liscio e calmo
dove il giorno “trapazza” e chiacchiera
per ritirarsi quando si fa sera
e andarsene a dormire con le galline.

La piazza è una “conga,” che d’estate
contiene l’acqua della gioventù.
Tracima di bambini e di risate
quando la luna sbadiglia e tramonta.

La piazza raccoglie tanta gente
che goccia dopo goccia esce dalle strade.
Qualcuno bestemmia, un altro ride e canta,
e un altro ancora fa l’impiccione e giudica.

Tutti insieme, come l’acqua di fonte,
si uniscono nei fiumi e fanno il mare.

 

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[1] Gustavo Tempesta Petresine, Nativo di Pescopennataro, si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati gli apprezzamenti e i premi che consegue continuamente.  Il suo libro di poesie più bello e completo si chiama “‘Ne cande,”. Esso nasce da un percorso accidentato,  da un ritrovare frammenti e “cocci” di un vernacolo non più parlato come in origine, da mettere insieme in un complicato puzzle. I termini sono proposti cercando di rispecchiare la fonetica che fu propria del parlare dei nostri nonni, ascoltati in prima persona e qui proposti.  “‘Ne cande” è il “canto lieto”, quello che trattava di feste, amori e piccola ironia dove si contemplava il fluire non privo di stenti, di un vivere paesano, è svanito negli anni.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

5 commenti

  1. Assunta Di Giovanni

    molto bella!!!

  2. Splendida la poesia in dialetto. Se la leggi in italiano,perde tutto il fascino.

    • Gustavo Tempesta Petresine

      Delli Quadri mi chiede sempre le traduzioni ma so benissimo che : la traduzione è una “opera” cerebrale, si fa a tavolino. Se mi è consentita una interpretazione romantica: il componimento perde di spontaneità e di cuore.

  3. La poesia dialettale si sa, ha un suo fascino! E’ avvolta da modi di dire “unici” che non trovano un’adeguata traduzione nel linguaggio corrente. La traduzione dell’autore che ne segue, anche se non può riportare la stessa passione (per ovvie ragioni), può essere, però, fruibile per un pubblico più esteso.

  4. caro poeta Tempesta, stavolta hai fatto centro più di altre ; hai descritto mirabilmente e realisticamente la chiezza de lu paese me’…e forse non ci sei mai stato!

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