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La CATTIVERIA nei modi di dire almosaviani dell’Altosannio

Saggezza

Contribuiscono a questo contenitore dei “Modi di dire” tanti amici almosaviani dell’ ALTOSANNIO  (Alto Molise Sangro Vastese), ciascuno con il suo modo di scrivere che presenta differenze, ma dimostra una assoluta identità di ceppo linguistico.

Maria Delli Quadri, Claudio Amicome e Marracino Benedetto, Aquilino Ingratta, Daria Ciampaglia, Domenico Meo, Nicola Mastronardi, Fabrizio Fusco, Anna Di Domenico, Irma Elisa Catolino, Maria Antonietta Gentile, Ida Busico, Raffaele Di Ciocco, Gustavo Tempesta Petresine,Rosanna Campana, Maria Santucci, Celesia Fiocca, Elisabetta Fabrizio, Vittoria Di Pardo, Maria Loreta Iacobozzi, Giada Credendino, Gorizia Orlando.

In altri tempi la saggezza popolare spesso si esprimeva attraverso indovinelli, proverbi e sentenze. Era un vero manuale di sapienza pratica che rivelava l’umanità dell’uomo e della donna, perché ritraeva ciò che quotidianamente cadeva sotto i loro occhi. In mezzo ad una civiltà che continuamente si evolve, ancora oggi essi sfidano il tempo resistendo alla corsa delle cose, quasi a temprarne le asprezze (Maria Delli Quadri)

Il contenitore dei Modi di Dire contiene riferimenti ad amore, amicizia, bellezza, bontà, cattiveria, clima, famiglia, lavoro, negozio, ricchezza, salute, società, virtù e vizi.

Qui si parla di  CATTIVERIA

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La ierva cattoiva n’ meore mia
L’erba cattiva non muore mai.

Muort accis.
Morto ammazzato. Per indicare un poco di buono che farà, sotto forma di auspicio, una brutta fine.

N’accucchie du sold pe fa na lira.
Ti mancano due soldi (centesimi) per fare una lira. La lira era costituita da venti soldi. Significa che non sei capace di raggiungere l’obiettivo e ti manca sempre qualcosa.

Riunion d’ vulp struizion d’gallin.
Riunioni di volpi distruzione di galline. Per definire gruppi di persone che complottano.

Merita d’ess mbcchiet.
Merita di essere impiccato. Dicesi di persona che per il suo cattivo comportamento, merita di essere punito severamente.

Setacc mje setacc come m’ fja accuscì t’arfacce
Setaccio mio setaccio, come mi fai così ti rifaccio

Ne spetuò pe l’aria ca tarvè mbaccia.      
Non sputare per aria che ti ritorna in faccia. Non farti superiore agli altri disprezzando, magari anche con lo sputo, potrebbe succedere anche a te.

So chiecchiar’ de muort d’ suonn’
Sono chiacchiere da morto di sonno, chiacchiere da bar. Questo modo di dire  viene utilizzato in occasioni diverse e da persone diverse. Il modo di dire è di facile uso quando una discussione si protrae per troppo tempo, senza che si giunga ad una conclusione, tipica la riunione di condominio o sindacale o di partito. Questo modo di dire viene anche utilizzato di fronte ad una proposta considerata irrealizzabile; oppure contro persone in malafede, quando tendono a tergiversare, non volendo affrontare un problema che considerano pericoloso per i loro interessi personali. Questo modo di dire viene anche utilizzato da persone  che non vogliono sentire discorsi diversi da quelli che li impegnano duramente, quotidianamente.

M z’ arrvotan l’udella
Mi si rivoltano le budella. Dicesi di persona che prova sentimenti di ira, di rabbia, di sdegno, per un torto morale o materiale subito.

R’ vov dice curnute all’uosene.
Il bue dice cornuto all’asino. E’ notorio il significato.

T dièng na concia.
Ti do un sacco di botte.

Va truvanne Maria pe’ Roma
Va cercando Maria per Roma. Questo modo di dire viene utilizzato per indicare una persona impelagata in progetti al limite dell’impossibile, com’è al limite dell’impossibile cercare una donna, dal nome comune di Maria, in una grande e vasta città come Roma.

Quand  la atta n’arriva a ru lard, dic ca è rangich’.
Quando la gatta non arrriva al lardo, dice che  è rancido

Vacca pasce e campeana sona”
La vacca pascola e la campana suona (Menefreghista)

Ha fatte terra pe r’ cice.
Ha fatto terra per i ceci. Significato colorito e macabro per indicare colui che era stato seppellito e le conseguenze erano di aver ingrassato il terreno come se lo stesso dovesse essere seminato di ceci.

Te vòlle n’ganna.
Muori dalla voglia. Non vedi l’ora di possedere una cosa.

Pare nu spilapippe
(sembra uno scovolino utile a pulire le pipe) dicesi di persona molto alta, magra e dal modo di vestire sporco e trasandato.

Me simbrə nu ciègliə a vièndə;
Mi sembri un uccello al vento ( sembri uno spauracchio) … … ..

S’è magnat pan e volp
Ha mangiato pane e volpe,  il furbo,

Cart, Cort e Curt liberatus domini
Carte, le Corti (caste), e i corti (brevilinei); che Dio ce ne liberi.

Esce r’ lup da r’ vosche pe caccià r’ quavaglie da r’ pruot.
Esce il lupo dal bosco per cacciare il cavallo dal prato. Per indicare un atteggiamento di prepotenze e sopraffazione.

Quand’ ru cenninn’ parla, ru gruoss già ha parlat’
Quando il piccolo parla, il grande ha già parlato

E’ curt e mal cavat.
E’ corto e malfatto, cattivo.

E’ pulit’ come r’ péd de r’puorche.
E’ pulito come il piede del porco. Usato per denigrare chi tende a far notare la sua assoluta pulizia fisica e morale.

Sié come r’ giuvedì miése alla settimana.
Sei come il giovedì in mezzo alla settimana. Per voler esaltare la banalità di una persona

Ogne scarpa nova devènta ciavotta.
Ogni scarpa nuova diventa ciabatta. Il lento scorrere del tempo fa il suo effetto e produce usura delle cose e degli uomini.

Camoina come na ciammaruca
Il moscio: cammina come una lumaca

Pare nu ticchie di natale
Sembra un ceppo natalizio – è detto di persona pingue e lenta nei movimenti. il cosiddetto “ticchie” è un ciocco di legno molto grande utilizzato per mantenere vivo il fuoco del camino nella notte di natale.

Ncur t’entra è ncape no.
In culo ti entra ma in testa no. E’ un rimprovero a chi testardamente vuol fare come lui crede in spregio ai consigli ed ai comandi altrui.

Da na récchia te éntra e dall’atra te èsce.
Da un’orecchio ti entra e dall’altro ti esce. E’ simile a quello che non c’è più sordo di chi non vuol sentire.

Sié mié viste r’ zingara mète?
Hai mai visto gli zingari mietere? Per denigrare chi faceva le cose che non erano di sua pertinenza, mestiere e senza professionalità specifica.

La saietta gira gira arvé nguoglie a chi la tira.
Gira e rigira, la maledizione ricade su chi la scaglia.

Si’ come ne chiuove de carrozza.
Sei come un chiodo di carrozza. Sei Come quello dell’ultima ruota del carro.

Mò si fatte r’ cavut déntra all’acqua.
Hai fatto il buco all’acqua. Fatica sprecata ed inutile come fare il buco all’acqua. Usato anche per sminuire l’azione altrui.

Parla tu, fa che ne truove chi t’ascota.
Parla tu, fai che qualcuno ti ascolti… Evitare di parlare a vanvera e che il tuo dire cada nel vuoto.

 L’utma rota de r’ carre,  zizla.
L’ultima ruota del carro cigola. Chi meno conta comunque si fa sentire per quello che fa.

T’aia métte a pan’ é acqua.
Ti devo mettere a pane ed acqua. Ti devo, in segno di punizione, anche razionare il cibo.

Chiégne come cagna r’ viént.
Cambi come cambia il vento: Non mantiene fede a quanto promesso.

Sì forte come é l’acite:
Sei forte come l’aceto. Per denigrare chi si mette in mezzo per far valere la sua forza.

La fémmena quond è vècchia ha perduta la vertù, la trippa z’avverrécchia é la chitarra nz’ona chiù.
Quando la femmina è vecchia perde ogni virtù, la pancia ha le smagliature e la “chitarra non suona più. In una visione maschilista la donna con l’età sembra perdere tutte le doti della femmina in chiave erotico sessuale.

Fié la ulia pur’a’ l’ cacate.
Hai la voglia anche delle cose insignificanti e magari luride. Per stimolare gli interessi di cose più nobili e significative.

L’acqua che nen chiove n’ciel sctà
L’acqua che non piove, in cielo rimane. Ovvietà lapalissiana, per zittire chi parla a vanvera.

Ru rusc nanz t muor ka r canusc…
Il rosso (persona di carnagione rossa) non riesci a conoscerlo mai

È  nu brave fie quand dorme
 È  un bravo ragazzo quando dorme

La pozze vedè com’ ru fume dent’a r’uocchi
La posso vedere come il fumo negli occhi

Sta belle, cricche e pajuse
E’ bello, dritto e vanitoso

Simbre nu cane ca n’n po cacà
Sembra un cane che non può fare cacca

Si chiù sceme tu, ch’ l’acqua salata
Sei più scemo tu che l’acqua salata

Tu si aucielle che n’n canosce grane
Sei uccello che non conosce il grano

Tié chiu vizie tu ch’ la farina de grandinie
Hai più vizi tu che la farina di granturco

Tu si carta canusciuta
Sei carta conosciuta

Tu vie truanne feste e maletiempe,puttane e vine bbuone
Tu vai cercando feste, cattivo tempo, puttane e vino buono

Te vede e te chiagne
Ti vedo e ti piango

Senza ch’ t’allisce e ch t’abbuse, ca pe ess’ bell, c’eda nasc’
Senza che ti lisci e che t’aggiusti, che per esser belli ci devi nascere

Parla quande piscia la allina
Parla quando piscia la gallina

Pure re pulce tiènene la tòscia,
Anche le pulci tengono la tosse. Ammonizione verso chi vuol fare una cosa che non gli si addice.

Sctìa come nnu ‘nducchìte.
Stai come un imbambolato.

Sctà fatt’ ch l’accétta
È fatto/a con l’accetta. Per indicare una persona rozza

E tié sctu vommache annend’
E hai quel vomito davanti. Per indicare una persona antipatica o con una faccia bruttissima

 


Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

6 commenti

  1. Leonardo Tilli

    I modi di dire, i proverbi, i detti, … ripetuti ai fanciulli in ogni occasione, servivano per educarli, per metterli in guardia verso le cattiverie del mondo o per trasmettere loro “le massime di saggezza”, tranandate dagli antichi padri …
    Buona lettura a tutti.

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