La Canzone de lo Capodanno

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di Luigi Casale [1] (in fondo all’articolo sono riportati il testo integrale curato da Benedetto Croce e  il video musicale della canzone).

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’A ’nferta, dal verbo latino, in-fero (= porto dentro, porto verso) significa l’offerta (ob-fero: più o meno identico significato), ed era, in tutto il napoletano, l’elemosina, la carità, che si chiedeva – o che si offriva – per le strade; ma poi andò a significare il canto di accompagnamento che giullari, cantastorie, e musici ambulanti, alla fine anche gli accattoni occasionali, o quelli che “andavano per il sabato” come si dice ancora oggi a Napoli, dedicavano al loro pubblico durante il giro di questua.

Oggi possiamo dirla tranquillamente: un genere letterario della poesia d’occasione. Apparentemente, poesia popolare; ma prodotto di una tradizione ricca di cultura e umanità.

La tradizione di portare in giro canti goliardici o conviviali, serenate e testi augurali, in epoca più vicina a noi è stata continuata dai “posteggiatori”: concertini di strada, che durante il loro percorso si fermavano in posti prestabiliti, da cui il nome di pusteggia (da posta; napoletano: puosto) dato a queste manifestazioni canore.

La “Canzone de lo Capodanno” è una di esse.

All’avvicinarsi del Natale, mi ritornano in mente – ma frequentemente in tutto il corso dell’anno – insieme alla sua caratteristica melodia, alcune strofe della Canzone de lo capodanno, quelle che meglio si ricordano, o per la loro sagacia, o perché profondamente stampate nella mente e rivissute unitamente all’eco della voce di mia madre e di mio padre che ce la facevano ascoltare; poi cantare, ogni fine anno dopo il pranzo serale nell’attesa della mezzanotte. All’epoca mancava il canovaccio, ma mio padre che conduceva il canto della lunga canzone conosceva bene a memoria alcune strofe, che cercava di mettere in fila a modo suo. Una volta – noi ragazzi eravamo divenuti più grandicelli – quando decidemmo di partecipare in prima persona al canto augurale, prendemmo dal giornalaio il foglietto col testo della Canzone e con grande disappunto ci accorgemmo che non corrispondeva a quello che intonava mio padre. Comunque, il fatto che ci fosse una melodia ben radicata nella nostra tradizione musicale e che circolassero nello stesso tempo testi letterari scritti, seppure non sempre coincidenti, mentre ci assicurava di un’origine unica della tradizione, ci indicava anche che, fatti salvi i diritti dell’Autore, per quanto Anonimo, nel tempo si era prodotto un filone di testi originati da varianti locali legate a situazioni e sensibilità del posto, o addirittura proprie di singole famiglie. È la sorte della poesia d’occasione.

In seguito, poi, in un’antologia scolastica per la scuola media trovai proprio il testo che corrispondeva di più a quello che si cantava in casa nostra, presentato come anonimo, e trovato – così diceva il curatore del libro – tra le carte nella biblioteca del filosofo Benedetto Croce. Ne ho parlato altrove. In un racconto che ancora allego, di tanto in tanto, agli auguri che invio per Natale agli amici che gradiscono riceverli.

La Canzone de lo capodanno è un lungo canto augurale: “la ‘nferta” (l’offerta), che i musici portavano alle famiglie, nei giorni delle feste natalizie e di fine d’anno. Per la sua lunghezza appare quasi una sceneggiata. In alcuni centri della penisola sorrentina e della costiera amalfitana, in particolare a Maiori o a Piano di Sorrento, dove se ne attribuisce la paternità a un loro concittadino, è l’intera comunità locale a parteciparvi. Mentre nelle città più grandi generalmente la si canta in famiglia, nelle case. O anche nei cortili con la partecipazione delle famiglie del vicinato.

Questa ‘nferta natalizia, nel testo tramandatoci dal Croce, è un componimento molto raffinato, ben strutturato, che, per scelta linguistica e contenuti del tema, presuppone un autore acculturato, vigile, intelligente, del cui nome purtroppo si è perduta la memoria. Essa passa per anonima, perché anonima era la copia a stampa che veniva fatta circolare per Natale, e che, come tale, è stata trovata nella raccolta di cose semplici, ma meritevoli di riguardo, tra testi ben più importanti della biblioteca di Benedetto Croce. Con questo canto, nel chiedere l’offerta gli “amici buontemponi” portano gli auguri per il nuovo anno a un destinatario di loro conoscenza del ceto sociale non meglio identificato.

Il canto si apre con l’annuncio che si è giunti al termine dell’anno e bisogna perciò trascorrere la notte in allegria. Continua poi, per una settantina di strofe, toccando diversi punti: il mito, la storia, la realtà quotidiana di paese, il sentimento religioso, l’espressione degli auguri a tutte le professioni; e si conclude con l’intenzione della dedica e con la richiesta di una offerta insieme alla speranza di vedersi ancora l’anno prossimo in condizioni di maggior benessere morale e materiale (la sostanza degli auguri!). A leggerla oggi, la Canzone sembra composta da un fine osservatore dei tempi moderni, acuto e brillante al tempo stesso, brioso e caustico come deve essere un autore seriamente (e coscienziosamente) satirico.

E concludo. La migliore offerta – insieme ai voti augurali – che l’estensore di queste note può donare ai suoi amici, anonimi lettori, è quella di porgere ad essi il testo della Canzone nella versione più diffusa, quella che ci è stata conservata dal Croce.

L’introduzione è un recitativo di due strofe di endecasillabi (ad eccezione del primo verso della seconda strofa che si presenta come un verso doppio, formato cioè da due settenari).

Seguono 69 quartine (tre settenari, più un quinario). Il secondo e il terzo verso di ogni strofa rimano tra loro; l’ultimo rima col primo della strofa successiva, creando un concatenamento di tutto il canto. Durante la esecuzione, divenuta classica, lo stesso richiamo dei due semicori alternati, ne sottolinea la unità compositiva.

L’intonazione è data dal corifeo che imposta ogni strofa melodicamente, evidenziandone il tema musicale. Dopo una ripresa del primo semicoro (che ripete l’ultimo verso), i due gruppi, uniti riprendono i due ultimi versi della strofa.

Le sezioni tematiche sono (ma ogni lettore le potrà individuare) :

  • Strofa 1…………..Argomento
  • Strofe 2 – 11……La situazione dell’umanità alla nascita del Messia – Il sentimento religioso
  • Strofe 12 – 20…La narrazione biblica adattata in chiave popolare
  • Strofe 21 – 32…La vivace animazione della città
  • Strofe 33 – 58….L’augurio rivolto singolarmente ad ogni categoria professionale
  • Strofe 59 – 69….La conclusione: I musici sono stanchi e chiedono l’offerta
  • A finire……………Elogio del padrone di casa: Il saluto augurale. E la buonanotte.

Natività 1

Ecco, qui di seguito, il testo della Canzone, conservatoci da Benedetto Croce. Subito dopo, c’è la traduzione curata da Luigi Casale



LA CANZONE DE LO CAPODANNO

La bòna sera e buon principio d’anno
a tutte sti signure in compagnia!
Simmo venute e turnarammo ògne anno
per farve chill’augurio che sapimmo.

Spilateve li rrecchie, apritece lu core,
la casa, la dispensa e la cantina,
ca cheste so’ ghiurnate de cuntiente:
se magna e beve e nun se pensa a niente.

***

1. Aprimmo l’anno nuovo
co tricchi-tracche e botte:
passammo chesta notte
in allegria.

2. Nascette lu Messia
avenne, puveriello,
nu voje e n’aseniello
pe vrasèra.

3. Da tanno a sta manera
passato s’è stu juorno,
pe ffà dispetto e scuorno
a Farfariello.

4. Ca chillo mariungiello
nce avea tutte aggranfate
– né ce avarrìa lassate ! –
e nce arrusteva.

5. Si ntiempo nun veneva
da Cielo lu Guaglione,
ca p’essere sguazzone
nce priggiaje.

6. E tutte da li guaie
vulette liberarce
patenne, e co lassarce
purzì lu piello.

7. Ma nuie che scurdarielle
nun simmo e manco ngrate,
passammo sti ghiurnate
a fa’ sciacquitto.

8. E lu sentire schitto
turna’ lu zampugnaro
nce mette a llu macare,

9. Nce fa venire a mente
la luminosa stella,
la bella grotticella
e li pasture.

10. Che grosse e creature
dall’angelo avvisate
correvano priàte
a la capanna.

11. E chi le porta, o manna,
co ceste e co panare,
e chi lo va ‘adurare
a faccia nterra.

12. E da luntana terra
pe ffino li tre magge
cu traine e carriagge
se partettero.

13. Ch’appena che vedettero
lu cielo alluminato,
dicettero era nato
lu Messia.

14. E con gran cortesia
vediste agginucchione
de nanze a nu guaglione
tre regnante.

15. Arode, re birbante
trasette già mpaura
ca chella criatura
lo spriorava,

16. E pecchè se tremmava,
chell’arma ntraverzata
fà fa’ chella salata
de guaglione.

17. Che, simmele a picciune,
li facette scannare,
pe farece ncappare
a lu bammino.

18. Chiù nfame, chiù assassine,
n’avite visto maie?!
E nterra nun chiavaje
tanno per tanno.

19. Ma le restaie lu inganno
né ne cacciaie niente
cu tutte li nuziente
ch’accedette.

20.
Ché la Madonna avette
da Cielo lu cunziglio
de ne fuì lu figlio
tanno, tanno.

21. Sti ccose già se sanno,
ma quanno è chistu juorno
nce rollano chiù attorno
a la memoria.

22. E sia ditto pe gloria,
nce portano allegrezza,
tanto che nc’è priezza
p’ògne parte.

23. E sulo all’addorare
ch’asciute so’ li ppigne
te preje a chillu signe
de Natale.

24. Vi’ mo p’ògne locale
pe ppuoste e pe puntune,
li rrobbe so’ a muntune
apparecchiate.

25. A festa so’ aparate
purzì fora li vie
poteche, spezierie
e bancarelle.

26. E nne vide spurtelle,
panare, votte e ceste,
e scatole e caneste,
e gran spurtune!

27. D’anguille e capitune
e pisce d’ogni sciorte
ne vide grosse sporte
a centenare.

28. Tutta sta rrobba pare
putesse abbastà’ n’anne
e pure tanno tanno
scumparesce.

29. La gente trase e esce,
e corre e va e vene,
e spenne quanto tene
pe la canna.

30. Né truove chi nun manna
n’aurio o nu rialo:
saria malo Natalo
nun mannà’ niente.

31. Lu strazio de’ nuziente
se fa cu li capune,
che songo a milione
scapezzate.

32. Neh! Vuie quanno truvate
chiù festa e chiù allegria?
Ma la pezzenteria
nun canuscimmo.

33. E nuie perzò venimmo
co festa canto e suone
a purtà’ lu buono
principio d’anno.

34. Presto ca fenerranno
li guaie e li turmiente,
né mmaie cchiù lamiente
sentarrate.

35. Spero che vedarrate
spuntà’ pe vvuie na stella
lucente comm’a chella
e auriosa.

36.
Spero ch’assaie sfarzosa
la sciorte addeventasse,
e che ve contentasse
a tutte quante.

Si si’ nu niuziante
sempe puozz’aunnare
comm’aònna lu mare
tutte l’ore.

38.
Si po’ sì vennetore
e tiene magazzino
se pozza ògne carrino
fà’ ducato.

39. Si po’ sì n’avvucato,
te dico solamente
che puozze avè’ cliente
cape tuoste.

40. Pecché l’abbusco vuosto
nce stà d’ogne manera:
o perde, o va in galera,
o fa denare.

41. Puozze, si sì nutare,
fà’ poche testamiente,
capitule e strumiente
nzine fine.

42. Si’ nu ingegnere fine?
Trovasse ricche pazze
per fravecà’ palazze
e turriune.

43. O meglio, a la comune
aggraffate cull’ogne,
ca llà sempe se mogne
e se va nchino.

44. Si’ n’omme traffichino
e vuo’ cagnare stato?
Rijesce deputato
o conzigliere.

45. Tanno si’ cavaliere?
Si lu governo appruove
ll’anema delli chiuove
venarranno.

46.
Si prevete? Te manno
ll’aurio ca dimane
si’ fatto parruchiano
o monsignore.

47. Si si’ faticatore,
salute, forza e accunte!
Accussì tu la spunte
e può campare.

48.
Però aje da scanzare
lu juoco e la cantina
o ncuorpo la matina
niente trase.

49. Si si’ patrone ‘e case
te scanza lu Signore
de male pavature
comm’a nnuie.

50. Che ntiempo se ne fuie
li terze si nun pava
e se porta la chiava
d’altrettante.

51. Si po’ si navigante
n’avisse maie tempeste
fa’ li viagge leste
e ricche ancora.

52.
Si’ miedeco ? Bonora
me’ mbruoglie nveritate!
va’, puozze ogni malate
fa’ guarire.

53. Sti bobbe, pozzo dire,
si si’ nu speziale
sanasser’ ògne male
ògne dulore.

54. Si po’ si’ ghiucatore,
venga la carta npoppa
né puozze maie fa’ toppa
a zecchinetto. 

55. Si essere protetto
da la fortuna vuoje
cerca ‘e fa’ quanto puoje
d’essere ciuccio.

56. Si’ quacche mpiegatuccio?
Puozze piglià nu terno
si no starraje n’eterno
ndebitato!

57. Nzomma, in qualunque stato
avisse li rricchezze
e chelle contentezze
c’addesirie,

58.
E chi ne tene mmiria
che pozza fa’ na botta
e lle scennesse sotta
nu contrappiso.

59. Troppo nce avite ntiso,
e ve site stufate,
e nuie simmo stracquate
e sete avimmo.

60. Da ccà nun ce muvimmo
la faccia è troppa tosta,
simmo venute apposta
e l’aspettammo.

61. Neh! Ch’addesiderammo?
Castagne, fiche e noce,
e autre cose doce,
e susamielle.

62. Duie o tre canestrielle
abbastano a sta panza:
sapimmo la creanza
e simmo poche.

63. Primma che chessi lloche
nce aprite la dispensa:
simmo de confidenza,
pigliammo tutto!

64. O provole, o presutto,
n’arrusto o nu castrato,
o freddo o sia scarfato
nu capone.

65. Nuie, l’obbrigazione
sapimmo esattamente,
né ce restammo niente
pe farve onore.

66. Ca site nu signore
sfarzoso e corazzone,
a tutte l’occasione
nun scomparite.

67. Piacere anze n’avite,
si v’immo scommodato,
e nce addesiderate
l’anno che vene.

68. Tanno truvà’ cchiù bene
sperammo e cchiù allegria
e na spezieria
‘e cose doce.

69. Nce resta anze la voce
pe ve cercà licenza,
dann’a sta bona udienza
la bona notte.

E bona notte;
buon capodanno a tutte,
e bona notte


Traduzione

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CANZONE DEL CAPODANNO
( t r a d u z i o n e )

La buona sera e il buon principio d’anno
a tutti questi signori, in compagnia!
Siamo venuti e torneremo ogni anno
per farvi quegli auguri che sappiamo.

Spilàtevi le orecchie, aprìteci il cuore,
la casa, la dispensa e la cantina,
perché queste sono giornate di contentezza:
si mangia e beve e non si pensa a niente.

***

1. Apriamo l’anno nuovo
con tricchi-tracchi e botte:
passiamo questa notte
in allegria.

2. Ché è nato il Messia
avendo, poverino,
un bue e un asinello
per braciere.

3. Da allora in questa maniera
si è passato questo giorno,
per far dispetto e scorno
a Farfariello.

4. Ché quel piccolo mariuolo
ci aveva tutti nelle grinfie
– né ci avrebbe lasciati ! –
e ci arrostiva.

5. Se in tempo non fosse venuto
dal Cielo il Bambino,
che per essere generoso
ci pregiò.

6. E tutti dai guai
volle liberarci
soffrendo, e col lasciarci
persino la pelle.

7. Ma noi che dimentichi
non siamo, e neanche ingrati,
passiamo queste giornate
a festeggiare.

8. E al subito sentire
tornar lo zampognaro
ci mette in felicità,

9. Ci fa venire a mente
la luminosa stella,
la bella grotticina,
ed i pastori.

10. Che, adulti e bambini,
dall’angelo avvisati,
correvano beati
alla capanna.

11
. E chi gli porta, o manda,
con ceste e con panieri,
e chi va ad adorarlo
a faccia a terra.

12. E da lontana terra
persino i tre magi,
con traini e carriaggi,
si partirono. 

13. Ché, non appena videro
il cielo illuminato,
dissero che era nato
il Messia.

14. E con gran cortesia
avresti visto inginocchiati
davanti ad un bambino
tre regnanti.

15. Erode, re birbante
entrò subito in paura
che quella creatura
potesse spodestarlo,

16. E poiché già tremava,
quell’anima perversa,
fa fare quella insalata
di bambini.

17. I quali, simili a piccioni,
li fece scannare,
per farci incappare
anche il Bambino.

18. Più infame, più assassino,
ne avete visto mai?!
E in terra non sbattette
subito, all’istante.

Ma gli restò l’inganno,
né ci ricavò niente
nonostante tutti gli innocenti
che fece ammazzare.

20.
Infatti la Madonna ebbe
dal Cielo il consiglio
di portare in salvo il figlio
subito-subito.

21. Queste cose già si sanno,
ma quando è questo giorno
ci ruotano più attorno
alla memoria.

22. E sia detto per gloria,
ci portano allegrezza,
tanto che c’è letizia
dappertutto.

E solo ad accorgersi
che sono uscite le pigne,
ti rallegri a quel segno
di Natale.

24. Adesso vedi in ogni luogo
ad ogni posto-vendita ed angolo di strada
i viveri sono a mucchi
apparecchiati.

A festa sono preparate
fino a fuori la strada,
botteghe, drogherie
e bancarelle.

26. E ne vede di sporte,
panieri, botti e ceste,
e scatole e canestri,
e gran sportoni!

D’anguille e capitoni
e pesci d’ogni sorte
ne vedi grosse sporte
a centinaia.

28. Tutta questa roba, pare,
potrebbe bastare un anno
eppure là per là
scomparisce.

La gente entra ed esce,
e corre e va e viene,
e spende quanto tiene
per la gola.

30. Né trovi chi non mandi
un augurio o un regalo:
sarebbe mal Natale
non mandar niente.

31. Lo strazio degli innocenti
se fa con i capponi,
che sono a milioni
scapezzati.

32. Neh! Voi quando trovate
più festa e più allegria?
Ma la pezzenteria
noi non conosciamo.

E noi perciò veniamo
con festa canto e suoni,
a portare il buon
principio d’anno.

34. Perché presto finiranno
i guai e i tormenti,
né mai più lamenti
sentirete.

Spero che vedrete
spuntare per voi una stella
lucente come quella,
e auguriosa.

36.
Spero ch’assai sfarzosa
la sorte diventasse,
e che vi accontentasse
tutti quanti.

Se sei un negoziante
sempre tu possa abbondare,
come abbonda il mare
a tutte l’ore.

38.
Se poi sei rivenditore (grossista)
e tieni magazzino
possa ogni carlino
farsi ducato.

Se invece sei un avvocato,
ti dico solamente
che tu possa avere clienti
testa-dura.

40. Perché il vostro guadagno
ci sta d’ogni maniera:
o perde, o va in galera,
o fa denari.

41. Possa tu, se sei notaio,
fare pochi testamenti,
capitolati e rogiti
“sine fine”.

42. Sei per caso un ingegnere fine?
Possa trovare ricchi pazzi
per fabbricare palazzi
e torrioni.

O meglio, al Comune
aggranfiati con le unghie,
che là sempre si munge
e si va carichi.

44. Sei un uomo traffichino
e vuoi cambiare stato?
Cerca di fare il deputato
o il consigliere.

Allora sei cavaliere?
Se il governo approva,
hai voglia!, quanti soldi
che verranno.

46.
Sei un prete? Ti mando
l’augurio che domani
sarai fatto parroco
o monsignore.

Se sei un operaio,
… salute, … forza … e acconti!
Così tu la spunti
e puoi campare.

48.
Però devi evitare
il gioco e la cantina,
se no in corpo la mattina
niente entra.

Se sei padrone di casa,
ti scansi il Signore
da cattivo pagatore
come noi.

50. Che in anticipo se ne scappa
se le pigioni non paga,
e si porta via la chiave
in sopraggiunta.

51. Se poi sei navigante:
che tu non abbia mai tempeste,
possa fare viaggi celeri
e ricchi ancora.

52.
Sei medico? Bon’ora,
mi imbrogli in verità!
Va’, possa tu ogni malato
far guarire.

53. Queste misture, posso dire,
se sei un farmacista,
sanassero ogni male
ogni dolore.

54. Se poi sei giocatore,
venga la carta in poppa
e non farai mai toppa (cilecca)
a zecchinetto.

Se essere protetto
da la fortuna vuoi,
cerca di fare quanto puoi
d’essere asino.

56. Sei solo un impiegato?
Possa pigliare un terno,
se no resterai in eterno
indebitato!

Insomma, in qualunque stato
possa tu avere le ricchezze
e quelle contentezze
che desideri.

58.
E chi ne avesse invidia
che possa fare una botta,
e gli scendesse sotto
un contrappeso (ernia inguinale).

Troppo ci avete inteso,
e vi sarete stufati,
e noi ci siamo stancati
e sete abbiamo.

60. Da qua non ci muoviamo:
la faccia è troppo tosta,
siamo venuti apposta
e l’aspettiamo.

61.
Neh! Che desideriamo?
Castagne, fichi e noci,
e altre cose dolci,
e sesamelli (pan di spezie).

62. Due o tre canestrelli
bastano a questa pancia:
sappiamo la creanza,
e siamo in pochi.

Prima di queste cose però,
apriteci la dispensa:
siamo di confidenza,
pigliamo tutto!

O provoloni, o prosciutti,
un arrosto o un castrato,
o freddo o sia scaldato,
anche un cappone.

Noi, l’obbligazione
sappiamo esattamente:
né ci lasciamo niente
per farvi onore.

66. Perché siete un gran signore
sfarzoso e di gran cuore,
a tutte le occasioni
non fate brutte figure.

67. Anzi vi fa piacere,
se vi abbiamo scomodato,
e ci desiderate
anche l’anno che viene.

68. Allora, trovar più bene
speriamo, e più allegria;
e una credenza
piena di cose dolci.

Ci resta appena la voce
per cercarvi licenza,
dando a questo buon uditorio
la buona notte.

E buona notte,
buon capodanno a tutti,
e buona notte.

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Amico lettore, considera questa canzone come l’offerta di un amico, e accoglila con benevolenza. Traduzione: Luigi Casale   (luigicasale@pt.lu)


Luigi-Casale.2[1] Il prof. Luigi Casale, di origini campane, per molti anni ha insegnato nella scuola italiana del Lussemburgo e poi  all’Università di Clermont Ferrand, in Francia. E’ uno studioso di tradizioni regionali, oltre che filologo e pubblicista. In pensione, vive dividendosi tra Bressanone e il Lussemburgo.

Copyright Luigi Casale
Editing: Enzo C. Delli Quadri

2 Commenti

  1. La quartina che rimando -senza numero- ingloba tutte le arti e mestieri ed io la rimando per dire “GRAZIE” del bell’articolo e dell’ ACCURATA dissertazione – -prologo…che ho gradita ed apprezzata.
    Mio padre –classe 1908 -1994 diceva “L’ANFERTA” ed io credevo che avendo egli solo la seconda elementare storpiasse la parola….
    Un ricordo infantile, ridestato dalla bellissima CANZONE DI CAPODANNO di cui mio padre conosceva solo due tre strofe…e le cantava con la sua voce ben intonata..
    Grazie e… BONA FINE BON PRINCIPIE così mi raccomandava papà di dire in questo giorno ai parenti, ma anche ai conoscenti incontrati per caso …come io ho incontrato lei prof Luigi Casale, su questo blog ALTOSANNIO . E dunque grazie anche a Enzo Carmine Delli Quadri.
    …..”Insomma, in qualunque stato
    possa tu avere le ricchezze
    e quelle contentezze
    che desideri.

  2. La quartina che rimando -senza numero- ingloba tutte le arti e mestieri ed io la rimando per dire “GRAZIE” del bell’articolo e dell’ ACCURATA dissertazione – -prologo…che ho gradita ed apprezzata.
    Mio padre –classe 1908 -1994 diceva “L’ANFERTA” ed io credevo che avendo egli solo la seconda elementare storpiasse la parola….
    Un ricordo infantile, ridestato dalla bellissima CANZONE DI CAPODANNO di cui mio padre conosceva solo due tre strofe…e le cantava con la sua voce ben intonata..
    Grazie e… BONA FINE BON PRINCIPIE così mi raccomandava papà di dire in questo giorno ai parenti, ma anche ai conoscenti incontrati per caso …come io ho incontrato lei prof Luigi Casale, su questo blog ALTOSANNIO . E dunque grazie anche a Enzo Carmine Delli Quadri.
    …..”Insomma, in qualunque stato
    possa tu avere le ricchezze
    e quelle contentezze
    che desideri.

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