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La Cannatora. Le Ciarcelle. La Presentosa

di Enzo C. Delli Quadri [1]

La cultura delle regioni Abruzzo e Molise, unica regione prima del 1960, è intrisa dell’arte orafa. La produzione di oggetti sacri, vere opere d’arte di notevole pregio e bellezza (croci astili, calici, ostensori eucaristici), documentano l’opera di  artisti come Nicola da Guardiagrele e sono espressione della religiosità abruzzese.

gioielli-abruzzesi

Dai manufatti dell’artigianato orafo è possibile dunque ricostruire aspetti delle tradizioni abruzzesi-molisane. Essi raccontano la vita e l’attività delle comunità. Oro, argento, pietre preziose hanno avuto sempre un significato ed un impiego sacrale simbolico collegato ai culti e alle cerimonie delle popolazioni che trasmodano il puro senso di decorazione della persona: una funzione magica di difesa.

Era importante il loro ruolo apotropaico, di protezione dagli influssi negativi e dai malefici. Tutti i monili avevano questa doppia valenza, estetica e magica: gli orecchini scacciavano il malocchio e con il loro tintinnio dovevano allontanare gli spiriti del male. Alla corniola, incastonata in un arabesco di filigrana o racchiusa in un anello fuso in osso di seppia, veniva affidata la protezione della salute.

Botteghe e nuovi laboratori continuano a produrre preziosi manufatti.

Gli esemplari tradizionali sono: 

la “Cannatora“, una collana a girocollo formata da una serie di sfere ovali vuote lavorate a sbalzo. Le sfere vengono ottenute battendo un punzone di ferro con uno stampo inciso a rilievo dentro mezze coppette in lamina, in modo da ottenere un rilievo a sbalzo. Queste coppette poi vengono saldate assieme e decorate tutt’intorno con sferette d’oro saldate sopra con la fiamma. Questa lavorazione ad effetto granulato è chiamata “prescine” che in dialetto indica un frutto o bacca spinosa (uva spina). Inizialmente le sfere erano infilate tramite un nastro di seta che col tempo è stato sostituito da una catenina in oro. Esistono diverse varianti al modello classico. In alcuni casi alla cannatora è aggiunto un medaglione sempre in filigrana e della stessa lavorazione della collana che spesso ha al centro un’applicazione in corallo, altre volte è possibile trovare in aggiunta la presentosa. Le sfere possono essere di diversa fattura: stampate a sbalzo col punzone ovale, “paternostre”, “lisce a vache” o “pumbijane”, sfaccettate, “senachele”. La cannatora era il tipico regalo in occasione delle nozze. Era la suocera che metteva la collana al collo della nuora in segno di benvenuto nella nuova famiglia, ma anche come simbolo di continuità nella generazione.

Le “Ciarcèlle o le “sciacquajje” orecchini a navicella lavorati a traforo, che mostrano figure centrali come mascheroni, uccelli e motivi floreali, allusivi di prosperità e benessere.

la “Presentosa, un medaglione a forma di stella laminato e filigranato, con al centro due cuori, simbolo e promessa di amore. La presentosa posta sul petto delle donne proteggeva il cuore.

Il suo nome è legato al celebre scrittore Gabriele D’Annunzio che ne fa una breve descrizione nel romanzo “Il Trionfo della morte” del 1894. In realtà il termine è già presente in documenti di inizio Ottocento seppure riferito ad altri tipi di gioielli. Si tratta di due capitoli matrimoniali del 1804 e del 1816 in cui la presentosa compare nell’elenco dei gioielli dotali della sposa. Il termine esisteva già, probabilmente dal Settecento, ma lo scrittore ha contribuito a renderlo famoso associandolo ad una particolare tipologia di gioiello. Riguardo al suo significato esistono due teorie. Quella più accreditata fa derivare il nome presentose da presentenze (rappresentanza oppure presentazione del fidanzamento). L’altra, ormai superata, ricollega il termine alla presunzione femminile. A sostegno della prima ipotesi c’è l’usanza che portava il pretendente a fare dono alla ragazza prescelta di un ciondolo che aveva valore di impegno di matrimonio. La presentosa è appunto un medaglione a forma di stella con uno o due cuori al centro, contornati da spiraline in filigrana o in cordellina semplice.

I luoghi di produzione più antichi sono Agnone (fino al 1811 in territorio abruzzese) e Guardiagrele. Poi l’uso si diffuse soprattutto in area frentana, peligna e nell’aquilano. Altri importanti centri di produzione divennero L’Aquila, Sulmona, Pescocostanzo e Scanno. In una fase successiva la produzione si diffuse anche nell’Italia meridionale, in particolare in Campania e sul Gargano, legata al fenomeno della transumanza.

Per non incidere troppo sul costo la presentosa veniva realizzata sempre in oro a basso titolo (8 o 12 carati). In tempi in cui la manodopera costava piuttosto poco, a compensare lo scarso valore dell’oro c’era la lavorazione in filigrana che permetteva di realizzare con piccole quantità di materiale manufatti molto preziosi. Questa tecnica consiste nell’intrecciare un doppio filo di metallo prezioso che mostra segmenti trasversali simili ad una spiga di grano (di qui il termine filigrana). I modelli di Pescocostanzo e di Scanno sono gli unici ad essere realizzati in filigrana vera e propria. Si possono riconoscere otto tipologie e varianti di presentosa di fattura abruzzese. All’origine di questa differenziazione c’è la pretesa dei diversi orafi di differenziarsi oppure di corrispondere a richieste specifiche o a circostanze particolari.

Il motivo simbolico per eccellenza è il cuore riprodotto al centro del medaglione in diverse varianti, cuori uniti, cuore singolo, cuori accompagnati da lacrime o da sangue, da fiamme ardenti oppure uniti da una chiave. Si è diffusa nel tempo la teoria, del tutto priva di fondamento, che vuole attribuire il ciondolo con un solo cuore alle nubili, quello con due cuori alle fidanzate e quello con due cuori con mezzaluna alle maritate. A Pescocostanzo prevale la presentosa con un solo cuore.

Questo ciondolo poteva essere donato in occasione della prima comunione e in quel caso riportava al centro la colomba dello Spirito Santo. Accanto a questo esistono anche altre tipologie alternative come quella con una nave al centro ad indicare il percorso sentimentale verso una nuova vita. Queste raffigurazioni simboliche erano sempre contornate da riccetti o spirali di lavorazione diversa mentre la forma è sempre quella a stella, seppure il numero delle punte può variare molto.


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

4 commenti

  1. Poi c’era il ” pentanti”colliere con 5 pendenti che le suocere portavano in dono alle future nuore con la parure orecchini e anello

  2. NON HO AVUTO LA SUOCERA, E DUNQUE NEMMENO LA PRESENTOSE…
    Pur senza “dolori e senza gioie”… ho trascorso la mia vita.
    Ed ora sono io suocera, con la nuora vicina … eh sì, gioie e dolori si toccano e convivono!

  3. Luisa D'Aurizio

    Le circeglie e le sciacquaje sono assolutamente due tipologie di orecchini distinti e completamente diversi, quindi attenzione a scrivere e divulgare argomenti storici senza accuratezza
    di informazione. Saluti.

    • Innanzitutto, grazie per il, Suo utile intervento. C’è sempre da imparare.
      Nell’articolo si parla di: Le “Ciarcèlle” o le “sciacquajje” sono orecchini a navicella lavorati a traforo, che mostrano figure centrali come mascheroni, uccelli e motivi floreali, allusivi di prosperità e benessere.
      Le sarò grato se vorrà indicarmi, qui sotto, le differenze sostanziali tra questi orecchini dalle tipologie diverse, in modo da renderne edotti tutti i nostri lettori.
      Grazie

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