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La bustina di Marisa – Zia Genoveffa – calzette e fagioli

di Marisa Gallo [1]

calzetteQuando penso alla fiaba di CENERENTOLA, un caro ricordo mi si presenta dinanzi oltre alla fiaba in sé; ripenso alle due sorellastre della bambina, una si chiamava GENOVEFFA, l’altra era ANASTASIA… Ebbene io e mia sorella siamo state due “sorellastre” ma con altri nomi e altra funzione, anzi eravamo noi le CENERENTOLE …insomma una favola all’incontrario, come piaceva raccontarle a GIANNI RODARI.

RIPENSO cioè ad una mia zia paterna: Genoveffa, che ebbi modo di apprezzare maggiormente un’estate, precisamente quando tornando dal collegio dopo gli esami di abilitazione nel ‘57 a casa non trovai nessuno. Papà quell’estate pensò di far andare per un mese mammà e il fratellino in Svizzera, dove lui lavorava. Così egli aveva incaricato due sue sorelle di ospitarci; io dalla sorella più anziana, mia sorella dall’altra zia … la zia mi trattava bene, con piccole attenzioni e gentilezze ed io le ero affezionata come ad una nonna…

Ad ogni modo per noi fu un’estate diversa, quasi di vacanza ed anche piacevole. Innanzitutto la zia era orgogliosa che io fossi una maestrina, ma  mi ripeteva spesso: – Sci , si j ‘na maestrine, ma nn’abbasta, ti’à ‘mparà’ pure a ‘rmette le pezze a le calzette...cuscì quande t’ammarite li sij fa’...-

Io avevo già qualche dimestichezza con i ferri da calza; da bambina andando alla fontana a prendere l’acqua, aspettando il mio turno, avevo fatto tante volte la trannetelle- sciarpetta di lana, dalla quale a volte si perdeva qualche maglia per inesperienza …e allora la sciarpetta diventava anche più stretta alla fine.

Così imparai dietro la sua guida a “rifare” la punta e il tallone alle calze che quasi tutti gli artigiani – uomini ma anche donne – portavano con le scarpe “grosse”, quelle per il lavoro, mentre con le scarpe “sottili” più delicate, per la festa, si usavano anche calze più leggere.

SmagliaturaPer l’uso prolungato in questi due punti, le calze si usuravano facilmente; allora con un po’ di maestria e, smagliando e poi rammagliando ad arte, le parti venivano ricostruite anche con cotone diverso- come i calzini dei nostri ragazzi d’oggi-. Questa cosa indispensabile da saper fare dalle donne del suo tempo, ai miei giorni non era più così indispensabile – tant’é che io non sarò costretta a farlo fortunatamente mai–.

Ma la zia era così convinta della sua idea che non volli deluderla, anche perché lei stessa aveva fatto per me dei bei merletti all’uncinetto e sarebbe stato scortese il mio rifiuto per una richiesta che a lei non sembrava anacronistica, ma estremamente necessaria e probabile. Del resto ai miei tempi c’era ancora l’uso di rammagliare anche le calze di nylon (nome –acronimo di New York e London) o un capo buono di vestiario: in paese mestiere corrente di parecchie donne.

pignatta di fagioliQuesta zia era affettuosa, ma anche caparbia; a volte veniva fuori il suo carattere forte e un tantino ironico che divertiva se stessa e gli altri, come quella volta che aveva messo attorno al fuoco una pignatta di fagioli e mentre faceva la calza, stando intorno al camino, la teneva d’occhio, perché bollisse al punto giusto senza far uscire fuori del liquido, per cui l’avvicinava o l’allontanava dai carboni, dovendo quindi continuamente interrompere il lavoro della calza… con qualche maglia che sfuggiva dai ferri…. Ma per quanta attenzione ci mettesse non riuscì a trovare la distanza giusta: avvicinandola di pochissimo la pentola sbolliva, allontanandola un minimo non cuocevano…insomma PERSE LA PAZIENZA E I FAGIOLI! sì perché, arrabbiata, con un colpo più forte di soffietto, LA RUPPE e andò a letto AUTOPUNENDOSI <senza cena>! E raccontava il fatto divertita, ma mostrava ancora il suo nervosismo non controllato!


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

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