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La bustina di Marisa: Un crocchio di comari…….

di Marisa Gallo

Le comariPomeriggio estivo inoltrato: sui miei 11 / 12 anni; vado alla fontana vicina a “prendere l’acqua con la tina: la “cannella“ è ridotta ad un filo; invece, d’ inverno, canta allegramente e in un baleno riempie le conche.

Perciò c’è da fare una lunga fila; lasciamo le tine, tutte allineate secondo l’ordine di arrivo e noi bambine …via a giocare alla “cricatte“ bello e irrinunciabile nascondino. Siamo grandicelle e perciò ci allontaniamo un po’ di più dalla “tana”. Salendo la scalinata che porta verso la piazza del paese a meno di cento metri c’è uno slargo, una piazzetta fra le case, con una ringhiera e l’affaccio verso la fontana. Giusta… per controllare chi si “cecava” e chi cercava, e quindi correre opportunamente a fare “tana”.

La casa più importante della piazzetta è quella di “za Carline” donna sui 50/60 anni, da tutti conosciuta ed anche rispettata. Eh sì, perché è la postina del paese, che sa leggere e scrivere, come poche donne sapevano a quel tempo…Su un tavolinetto ha tutte le lettere, tutta la corrispondenza , “in arrivo e in partenza”; ne fa due mucchietti distinti e ci accompagna qualche parola, qualche commento.

Non è sola, con lei altre tre quattro donne, con la calza o qualche indumento da rattoppare. … quando nei paesi si contemplavano queste strane attività!!!

Quando distribuisce la posta, Za CARLINA – essendo piuttosto pesante e forse anche stanca, perché il paese posto sul fianco della montagna era ed è un continuum di scalini da lu cumminte a lu macchie_ dal convento alla zona montana – LA BUONA POSTINA si risparmia gli scalini di casa mia e dalla rotabile chiama:- Maria Gallo c’è la posta di tuo marito! – E noi corriamo a prenderla… e se abbiamo il permesso da “zia mammà” possiamo leggerla, altrimenti è lei a darci qualche notizia di papà, che lavora in Svizzera…

Mentre noi corriamo nella piazzetta, per nasconderci, le “spie donne” ci fanno cenno di avvicinarci. Ci chiamano loro “Chi sie? Di chi sei feiglie ? Ce vie a la scaule?” E roba del genere… Noi rispondiamo per “educazione” che i nostri genitori ci raccomandano di mostrare verso le persone anziane, da salutare sempre per primi…

Ma abbiamo fretta di andar via… frementi verso la tana e la fontana.

La piazzetta si slarga sotto i balconi di una bella casa, signorile all’epoca, pur essa importante: quella di don Custante (forse meglio don Custanze ) come dicevano altri … ed io non sono mai sicura della finale del nome, per cui me la “mangio”, parlando in dialetto, con l’immancabile troncamento delle ultime lettere… ”, come avveniva di più, una volta, o avviene tuttora.

Don Costanzo è il direttore delle poste, che amministra da solo. Forse non gode o non emana tanta simpatia, ma deve, comunque, rimediare al fatto che la maggior parte degli utenti non capisce un bollettino o non sapa riempire un vaglia ecc , salvo poi mangiare i fichi freschi o i pomodori dell’orto o il sedano odoroso, quando quei poveri vecchi, analfabeti, LAVORATORI GRATI, si possono sdebitare … Solo molto più tardi sarà assunta come impiegata una signora del paese, madre di due amici e quasi coetanei, miei e di mia sorella….. L’ufficio postale ha le sue finestre sulla piazzetta e don Costanzo vi accede direttamente da casa sua, essendo, CASA E UFFICIO, comunicanti.

Ora tra le donne del piccolo crocchio intorno a za Carlina c’è anche “SSuntina”, la domestica di don Costanzo, la SUA dama di compagnia, la tuttofare della casa, donna minuta e piccola in confronto a don Costanzo, piuttosto corpulento ed alto …

Qualcuna delle donne se ne esce con una frase a dir poco sibillina, che attira anche la nostra attenzione: “Ma è lu uere, Ssuntina, che tu te durme ‘nnu litte nghe don Custanze?La risposta fu pronta e non imbarazzata: “Sci è lu uere, ma don Custanze te’ le mutande longhe!…”

Risata unanime, quasi di tutte e anche di noi ragazzine, senza troppa malizia, ALLORA!

Proprio In quel momento si affaccia don Costanzo, che chiama Ssuntina…Lei docile e svelta lascia il gruppo e risale… Allora vediamo la malizia negli occhi di quelle zie – pie donne :- Hi ntuise? don Custanze te’ le mutande longhe! AHAHAH !! E un lieve sarcasmo, un malizioso sorriso brilla nei loro occhi… e inizia il borbottio profondo del pettegolezzo. Noi ragazze ne approfittiamo per continuare la nostra corsa nel nascondino-la cricatte-, ritornando verso la fontana, e lasciamo le donne ai loro commenti…..Proprio il facebook di una volta!!!!… come dice bene Maria Delli Quadri in un suo trafiletto ironico, garbato e serioso.


Oggi mi chiedo: bastava così poco (mutande lunghe) per creare la privacy fra due persone!? Era veramente solo la “fedele compagna” di casa, quella donna docile e sottomessa, come si usava un tempo!?

Io non ricordo se don Costanzo fosse o fosse stato sposato in precedenza, se avesse figli… Ho lasciato PRESTO il paese …   Ma la cosa mi mette un pizzico di allegria, ripensando che a volte si può creare una diceria o un paravento, indossando un paio di mutande lunghe!!

Ma erano di lana? ???! Sicuramente le indossava d’inverno, perché anche al mio paese l’aria fina dell’estate è gradevole e fresca, ma non fredda!!! E nelle altre stagioni? Forse il crocchio delle comari aveva trovato la risposta…


Copyright  Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. “Mutande longhe” come corazza come a dire che si sentiva al sicuro. Voleva questo far credere? Comunque risposta unica e “azzeccata”! Storia vera. È il caso di dire che la parola si fa cosa e il racconto piace. Accattivante!

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