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La Bustina di Marisa – Un antico, solito e insolito pomeriggio

di Marisa Gallo [1]

impastare-pane-nella-ciotola

Sono già le due del pomeriggio; da tanto ho finito di mangiare: il pranzo è sempre parco e veloce !

Vedo arrivare le mie compagne di scuola: una da sopra la mia casa , l’altra dalla parte opposta , puntuali come sempre. Io ho già impastato un bel po’ di farina di grano duro. Dobbiamo fare la pasta …sì proprio così –   “prime facete i maccarune e pò studiate “ la mia matrigna mi dice spesso, quando sa che vengono le mia compagne a fare i compiti da me…come dire: dopo il lavoro, il divertimento! ma io sono contenta lo stesso…Ed ora comincia quasi una gara…Maria, l’amica più svelta taglia l’impasto a pezzetti, infilandone uno alla volta nel cavo della macchinetta, Nelia gira la macchinetta ed io taglio i “tortiglioni, – sempre a 2/3 cm di lunghezza, certo non col centimetro in mano- che belli dritti e rigati escono dalla macchinetta per la pasta…

Andiamo avanti col lavoro per una buona mezz’ora, ma non in silenzio.

Qualche risata ci scappa e/ o qualche gridolino, di cui mammà vorrebbe cogliere il significato o sapere, ma noi non rispondiamo, o continuiamo a ridere; cosa dicessimo non lo ricordo, ma per il solo fatto di stare assieme ci rendeva allegre. Intanto Nelia ripete a memoria l’elenco dei nomi latini difettivi di singolare: delciae –deliciarum; nuptiae nuptiarum… sono il suo forte e la prof a scuola glieli fa dire, ben sapendo che molto oltre col latino non va.

Ma è così simpatica la mia amica Nelia e così bellina coi suoi capelli ricci e gli occhi celesti come il cielo, che sta simpatica pure alla prof. Vera, sig.na Vera, si chiama la prof di lettere, che essendo di Campobasso risiede in una camera in affitto proprio dagli zii di Nelia a pochi metri di distanza da casa mia e dalla mi amica …e dall’edificio scolastico sede anche della scuola media. I prof. – quasi tutti forestieri – cercano casa vicino all’edificio scolastico, altrimenti d’inverno con la neve e i tante scalini” del mio paese è comunque un problema uscire …

I ragazzi invece da “lu Macchie” – il quartiere verso la montagna – dovevano scendere ed essere puntuali: rischiavano di non essere ammessi ad entrare, essendo in ritardo e con rimproveri di prof, e dei genitori, tanto diversi dai genitori di oggi.

Allore avete fenute? !” – la mia matrigna vede che i tortiglioni sono tutti belli stesi sul tavolo, ci congeda e ci concede di studiare nella saletta, sul tavolo quadrato, più grande di quello della cucina ..ed è una gran concessione. Di solito infatti la saletta e’ vietata a noi bambini.

Cominciamo i nostri compiti: qualche esercizio di matematica e / o un problema; ma prima di passare al latino quasi tutte insieme riveliamo di “avere fame”. Erano ormai le quattro del pomeriggio ed era l’ora della merenda.

La mia matrigna, però – per esigenza familiare e per scarsa generosità d’animo – non mi permette di offrire loro e a me stessa una fetta di pane; allora Maria, la mia amica svelta e perspicace che ormai lo sa bene, corre velocemente a casa sua – meno di 200 metri distante- e torna con tre belle fette di pane, a giro come la pagnotta, con tanto olio …ma suo padre ha il frantoio: dunque generosa e ricca! e in un baleno le fette di pane spariscono nel nostro stomaco giovane , che macinava tutto anche le pietre, come il ventricolo dei polli…

Così, spesso, al mio paese, si svolgevano i pomeriggi della mia adolescenza 60 anni fa e Maria, – Laureatasi prof di matematica, all’università di Napoli, pur essa in pensione da tempo – qualche volta me lo ricorda a telefono e mi ringrazia dei compiti ( dice ancor oggi che veniva da me perché li facevo meglio ) mentre io la ringrazio della sua generosità e affabile gentilezza.  Nelia, invece, dai capelli neri e gli occhi celesti.- emigrata in Brasile, dove ha fatto fortuna nell’ambito dell’abbigliamento – non l’ho più incontrata e ne sento nostalgia…

La sera poi papà tornava dal lavoro e insieme in famiglia si consumava il pasto principale ( a mezzogiorno ci si arrangiava alla meglio) e si mangiava con gusto “pizze e fauglie” qualche volta, ma soprattutto e più spesso si mangiava quella pasta fatta in casa da me e dalle mie amiche, coniugando – o meglio declinando – deliciae deliciarum.

Pizza e foglie


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. Antonia Anna Pinna

    Cara Marisa, anch’io ho quasi 60 anni e mi piace tantissimo ciò che scrivi perchè molto vicino alle mie esperienze di paese, anche noi avevamo la saletta dove c’era la televisione con le tendine. Purtroppo siamo emigrati che avevo 12 anni e tante, troppe cose ho dovute lasciare li. Un caro saluto

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