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La bustina di Marisa: Storia e Ricordi dell’Arco Sanchez

di Marisa Gallo

Senza tema di essere smentita posso dire che quest’arco è uno degli angoli più belli e importanti del mio paese, Montefalcone nel Sannio. ANGOLO forse in posizione CENTRALE E NEVRALGICA. Dietro l’angolo c’è l’ingresso pianeggiante della chiesa principale del paese, mentre dalla parte opposta c’è l’altro ingresso alla Chiesa con una bella scalinata…;   a 200 metri dall’arco sorge il Palazzo Ducale; attaccata all’arco la palazzina del dottore De Fanis, medico condotto del tempo e il suo ambulatorio e- come da foto- in fondo all’arco c’è la casa della mia zia comare, la casa in pietra ristrutturata …

L’arco è intitolato a GIUSEPPE SANCHEZ.

Giuseppe Sanchez nacque in Montefalcone da Vincenzo, ed Anna Loreta Carunchio nel 31 agosto 1771, primogenito di altri sette figli. Prete ed uomo colto, condusse ricerche archeologiche, che per somma sua disgrazia furono causa della sua morte:10 ottobre 1838. DUNQUE uomo di lettere e di virtù ornatissimo, “ma prete per volere del padre più che per propria elezione”.

Dello studioso talvolta mi parlava zia comare, anzi si doleva che a Montefalcone pochissimi ne ossequiassero manifestamente la memoria, forse per la sua tristissima morte, per mano di un “signore” che doveva guidarlo per la ricerche in una grotta campana, ed invece dopo averlo derubato dell’oriuolo—orologio— lo decapitò, facendone precipitare il corpo in un  profondo burrone…

Quando, passando sotto l’arco, lo sguardo si posava inevitabilmente sulla pietra toponomastica del Sanchez… zia comare mi accennava qualcosa, con un sospiro di ammirazione, ma anche di commiserazione, un po’ seccata per il fatto che ancora ai suoi tempi –intendo di zia comare- classe 1905 , era largamente diffuso nei nostri paesi l’uso di mandare i figli in seminario a studiare e …a consacrarsi a Dio, pur senza sentire una fervida e sincera vocazione… Infatti, intorno agli anni ‘ 50, molte famiglie del paese, per lo più contadine e/o artigiane, di …risorse finanziarie ristrette, inviavano i loro figli , che avevano voglia di studiare… ancora ragazzi in seminario- forse unico luogo deputato di cultura– NON MOLTO COSTOSO– – che dai paesi ne accoglieva tantissimi. Educati, “SPRONATI” dai parroci, e in alcuni casi chiamati “vocati” al sacerdozio, ministri di DIO, i giovani andavano in seminario, però più spesso stimolati dal desiderio di maggiore istruzione, ma impossibilitati di frequentare i comuni atenei di città grandi, quali Roma o Napoli, al tempo più conosciute ed insigni: le città più vicine al Molise, allora, sedi di Universita’.

Lei riteneva che un grande torto venisse così fatto ai giovani... Eppure era amica del nostro Parroco, con stima e rispetto reciproco… non Amica – con lettera maiuscola – come invece lo era la mia maestra Giuseppina Mancini. Eh già, zia comare non era una grande frequentatrice di riti e di chiesa, pur abitando a 10 metri dalla stessa …Il suono a distesa delle campane a festa le piaceva, la esaltava , ma le dava grande noia il suono delle campane a martello o a morto… così triste, proprio sulla sua testa!!!   SPECIE a quei tempi, quando le campane suonavano ripetutamente per la morte di BAMBINI più o meno piccoli.. Pur non essendo sposata la ZIA si rattristava tantissimo…in fondo aveva un animo gentile ed era a contatto con l’infanzia, essendo maestra elementare… Anzi una volta, più cupa del solito esclamò: < E’ per me quasi una fortuna non essere sposata e non avere figli!..> Dolore, commozione, tenerezza, fragilità di sensazioni!!!? nelle sue parole… Sua sorella, invece, zia Tecla , più giovane di lei di qualche anno era un’assidua frequentatrice della chiesa, di riti e di misteri. Anzi essendo casalinga, quindi abituata ad accudire la casa con dedizione, zia Tecla riservava questa sua dote anche per la chiesa e, in prossimità delle feste solenni, si adoperava per lucidare candelabri, lavare tovaglie di altari, preparare fiori e quant’altro… E, in questo, era coadiuvata dalle ragazzine del paese che lei “benevolmente requisiva” e spronava e poi ricompensava con la promessa di un dolce di cui era bravissima esecutrice… Insomma fino a che son vissute insieme le due sorelle nubili, l’odor dell’incenso è stato sempre respirato da zia Tecla; molto meno da zia comare….. Poi la cara zia Tecla prese la decisione, quasi verso la terza età, di lasciare la casa propria ed affrontare il matrimonio con un attempato signore del paese! Si ruppe il sodalizio delle sorelle. La zia comare restò sola e senza maritarsi fino alla fine…

Vecchia Cantina – Foto da Web

Quante volte, tante, anche nella stessa giornata, ho infilato quest’arco con lei. Già,   perché sempre lì vicino, sotto un piccolo “suppuorte”, c’era anche la cantina di zia comare... Era usanza frequente in paese avere un locale di proprietà al pianoterra di una casa diversa dalla propria …Nella cantina con la zia io andavo volentieri ; in un profumo di cose buone e antiche, c’era ogni ben di dio: bottiglie di salsa di pomodoro, frutta odorosa, in fila sulle mensole: mele, sorbe, noci, melecotogne, e specie l’uva appesa alla mazza d’inverno, “pronta offerta” per essere piluccata ecc …….. Si andava a prendere un attrezzo o qualche oggetto, mentre a caricare bracciate di legna da ardere- le scarìche- per il camino ci pensava Ninno, un giovane “ semplice e puro”, che era spessissimo a casa della zia, addetto a tanti servizi in casa e nei campi, unitamente a sua madre, piccola donna minuta e fedele, come le persone erano una volta! E qui non posso tacere un episodio che mi ricorda la generosa affabilità di zia comare, mista sempre ad un pizzico di ironia e nonchalance. Dunque, nella sua casa, il camino della grande cucina, d’inverno, era sempre alacremente acceso…tanto che c’era un anziano signore, zi Luiggine, che talvolta veniva a casa di zia espressamente …dalla bottega abbastanza vicina, per scaldarsi un po’.. Una volta sua nipote ,sapendo di trovarlo sicuramente a casa di zia, venne a cercarlo, perché doveva dare una mano in tabaccheria, come era suo solito fare. Uno squillo del campanello di casa!…Zi Luiggine presagendo che la chiamata fosse per lui pregò: < Signorina-così veniva chiamata in paese la zia – se è pe’ mae dije che nen ce stinghe ! > Ma la cucina era un unico locale e il camino era visibile dal portone di casa, che aperto mostrava tutto l’ambiente!…. Che fare!??? Imbarazzo totale e inaspettato da parte di zia comare, che non voleva deluderlo, distogliendolo dal calore del fuoco e della brace !… Che fare? Egli era lì rincantucciato, ma visibile, santo cielo! Vinse l’istinto di generosità UMANA e mentì alla ragazza, dicendo che no, zi Luiggine non era da lei! Mi vien da sorridere ancora oggi a questo ricordo! Vedere la faccia della ragazza, che ahimè se ne andò, delusa e sorpresa!!!! Ed immagino quel che accadde dopo, quando comunque zi Luiggine tornò in tabaccheria….Forse un atto unico, quasi degno e un po’ simile alle “Baruffe chiozzotte” di Carlo Goldoni… ahahah!

Generosa persona, cultrice di studi e letture, meno di faccende domestiche, Zia comare, anche scrivana per le persone del suo quartiere, pronta all’ironia e aperta al colloquio. Ma, credo, sempre sognando l’amore, innamorata dell’amore!

Quando, con la zia si andava in cantina, o comunque si usciva, e l’ occhio si fermava sulla pietra col nome Giuseppe Sanchez, allora lei, di nuovo, mi diceva quanto QUESTI fosse stato studioso, uomo di lettere e Bibliotecario di Giuseppe Bonaparte; che aveva trascorso la sua vita in Francia, ed aveva attraversato la Rivoluzione Francese… e che era ANCHE tornato a Montefalcone, dove però aveva vissuto nascosto, finché pensò di riprendere i suoi studi e le ricerche archeologiche …che gli furono fatali.

Sorelle francescane della carità, nella chiesa del convento. Alle loro spalle, il bel dipinto di scuola napoletana del ‘600

Questo arco Sanchez in pietra, bello e ben conservato, era l’ingresso dell’omonima strada che conduceva, pure all’abitazione del Parroco, Don Vittorio Cordisco, che al tempo della mia infanzia, con gli anziani genitori aveva un appartamento nel Palazzo Ducale... la cui storia risale alla metà del secolo XVIII. Fatto costruire dalla famiglia amalfitana dei Coppola, duchi di Catanzaro -passando da un erede all’altro – che ebbero in feudo Montefalcone. Nel passato più recente, quando io ero piccola, ha racchiuso fra le sue mura appartamenti privati, e una grande bottega artigianale, cioè una solida falegnameria.

Don Vittorio Cordisco

Poi in un’ala   ha ospitato le scuole medie per alcuni anni, preside lo stesso Don Vittorio Cordisco, fondatore della scuola media allora parificata—e che io stessa ho frequentato… Ma la solerzia benefica e religiosa del Parroco e la sua felice intuizione, più tardi hanno trasformato COMPLETAMENTE il palazzo ducale in una casa di accoglienza per anziani “Casa di Carità delle Sorelle Francescane, tuttora in grande efficienza. Eh sì l’ anniversario della scomparsa del Parroco, non ancora settantenne, 12 febbraio 1974 – proprio nei giorni scorsi — mi ha richiamato alla mente fatti ed avvenimenti della mia adolescenza… con un misto di tristezza, ma anche di felice serenità, al ricordo del   mio tempo giovanile.

Da bambina arrivavo trafelata di corsa-le distanze in paese son comunque sempre affrontabili e ridotte- e assai felice fino all’ Arco Sanchez e alla casa di zia comare, dove sapevo di trovare qualche leccornia, qualche dolcetto e qualche parola affettuosa, qualche libro da leggere e immancabilmente qualche faccenduola da sbrigare in casa, ma che certo non mi pesava, e ugualmente era la stessa situazione per la mia sorellina! ….Allora l’arco mi sembrava grande e solenne come l’ Arc de Trionphe de Paris

Ogni paese ha uno o più archi, più o meno grandi, belli e curati in pietra, orgogliosa testimonianza dell’antica solerzia e fatica dei nostri avi, per la loro costruzione, ma ricevendone poi sostegno, anche come riparo da intemperie e luogo d’incontro!

Ed ora ahimè quanto tempo è passato! Ora vedo l’arco tanto tanto di rado, perché abito altrove… Ma basta una foto perché io lo “ri-veda” ancora caro, tanto bello e … trionfante nei miei ricordi infantili e adolescenziali…


 

Nota sulla vita e sugli studi di Giuseppe Sanchez, tratta da Wikipedia

     ….”Giuseppe Sanchez fecesi prete per volere del padre più che per propria elezione, ma non abdicò per questo le cure della famiglia, ne’ il culto delle lettere. Accettò ben presto con ossequio ed ammirazione le teorie degli Enciclopedisti, ed affrettò con i voti, e con la propaganda filosofica la emancipazione sociale iniziata in Francia con la rivoluzione del 1789. Fu per ciò arrestato e condotto. in Lucera nel 1795 insieme al padre Vincenzo, ed altri cittadini della Provincia, notati e notabili per amore di patria e di libertà. Caduta la Repubblica, Giuseppe Sanchez emigrò in Francia, fermandosi prima in Marsiglia e poscia in Avignone. Dopo la pace di Firenze, stipulata nel 1801, e con la quale fu assicurato agli esuli napoletani il ritorno in patria, Sanchez tornò in Montefalcone ove restò quasi nascosto sino al 1806, quando si recò in Napoli, e conosciuto Giuseppe Buonaparte fu da costui nominato suo Bibliotecario. D’allora in poi il Sanchez, ritrattosi del tutto dalla vita politica, e confermato Bibliotecario anche dopo la ristorazione borbonica, si consacrò interamente agli studi, dai quali non fu distolto che dalla morte, anzi per essi incontrò una morte scellerata, e crudele, poiché recatosi nel 10 ottobre 1838 ai Camaldoli di Majori, per osservare le anticaglie che esso doveva descrivere nella sua opera intitolata “La Lucania sotterranea”, fu ivi, in luogo deserte ed alpestre, ucciso dall’ uomo che lo guidava, a cui si affidò solo e senza alcun sospetto, trasecolato in altre idee che gli resero inavvertito il pericolo del luogo, della erma solitudine, dell’incognito ladrone che lo guidava, il quale, per strappargli l’oriuolo, il danaro, ed un’ anello, che il Sanchez recava sempre al dito, ricco di gemme, (dono fattogli da un principe russo, il Duca Michele, nel visitare il Museo, dove egli era Bibliotecario ) ebbe tutto l‘agio, in sei ore che dimorò in quel giorno l’infelice Sanchez sulla montagna, all’uccidere, rubare, il capo recidere, e con esso il cadavere precipitare in profondo ad un dirupamento; come con pietosa cura dimostrò, ma invano, il di lui fratello Paolo Sanchez, in tutti Memoria indiritta alla Gran Corte Criminale della Provincia di Salerno, splendida di affetto fraterno, di dottrine sociali, di argomentazioni ingegnoso ed apodittiche, di ragionamenti umani, filosofici, e legali, ma di forma così studiata per se’ vera dignità di linguaggio troppo rigidamente italiano nelle parole e nello stile, che la sua scrittura, affaticando la mente anche di lettori esercitati, riescir doveva, e riescì, ostiche somma sua disgrazia lo a e non intesa dai giudicanti che rimandarono con libertà d’innocente l’insanguinato uccisore. Restò quindi senza vendetta legale l’eccidio per furto, operato in Sanchez con tanta più scelleratezza in quanto toglieva al mondo un’uomo di lettere e di virtù ornatissimo, e con esso struggeva in un istante 50 anni di studi rari e profondi. La cruenta e dolorosa morte ch’egli ebbe non fu neppure consolata dall’onore del sepolcro, essendosi rinvenuto del suo cadavere solo il teschio reciso e poche ossa disperse…..”


 

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

2 commenti

  1. Che dire? Piacevole la lettura – è il dono che offre Marisa con le sue “bustine” stimolante ricordi lontani di un paese anche a me tanto caro. Uno spaccato di storia con personaggi di spicco per ruoli importanti e di cultura e altri forse più modesti nel ruolo, che, insieme, rendono l’immagine della vita e dei costumi del paese. Molto bella la descrizione dei rapporti tra persone legate da affetto, quelle persone indimenticabili perché hanno influito sulla formazione. E poi “quell’andarsene” sognando l’amore. Complimenti!

  2. Grazie Rodrigo,anche tu conosci bene quest’arco… da ragazzino avrai girato in lungo e in lago il paese…Ma pensa però che strano: ho ri-visto quest’arco con gli occhi della nostalgia e della memoria ed è nato il racconto.A volte si riscopre in ciò che ci è familiare qcs di bello, guidati da altri… come nel caso della foto della mia amica, tornata dal Canada.

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