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La bustina di Marisa: Ru Cacatìure

Marisa Gallo [1]

cacatiureQUALCUNO IERI su FB, alla elezione in America di DONALD TRUMP , ha CON IRONIA commentato la foto a lato con queste parole, che condivido….  RU CACATIUR  .…..  la parola mi ha riportata indietro nel tempo, alla mia infanzia … 

USI E COSTUMI ANTICHI , NON RIMPIANTI.

QUAND’ERO PICCOLA, accanto a casa mia c’era “lu casarìune”   detto anche lu “cacatìure”: una palazzina a due piani, dai muri in pietra squadrata, belle e allineate ad arte, ma senza tetto, esposta al vento e alle intemperie, assolutamente scoperta.

Una scalinata, che proseguiva come stradina tra le case, verso la montagna, separava la mia CASA da questo RUDERE. Non so bene la sua storia, ma all’incirca non era stata completata per esigenza di denaro: il proprietario, vivendo in AMERICA, aveva commissionato l’opera ad un’impresa, che aveva finito i soldi, ma mai terminò la casa … Forse il contenzioso fu difficile da risolvere, tanto che la cosa, o meglio la casa, è rimasta senza porte, né finestre per decenni, in balia e ad uso di tutte le persone del vicinato, che vi andavano a scaricare qualcosa che eccedeva dalle case: cenere dei camini o spazzatura degli spiazzi davanti casa; cosa abituale anche da parte della mia famiglia. Nessuno reclamava, nessuno vietava niente, e l’immondizia si era accumulata all’interno dei vani e solo la pioggia provvedeva a fare un po’ di pulizia…superficiale, sciogliendo detriti ed altro. Perché dico questo!? non lo so con esattezza, ma c’è ancora qualcosa nel mio subconscio, che mi dà fastidio, noia, cioè l’incuria delle autorità di una volta nei nostri paesi.

Io non mandavo giù, quand’ero bambina e poi ragazza, l’abitudine reiterata ed inveterata di giovani e di ragazzi e pure di vecchi, insomma degli uomini, che avevano trasformato quel luogo in un orinatoio pubblico, a cielo aperto.

Mi dispiaceva tanto questa abitudine, perpetrata specie da quanti passeggiavano nel paese, colloquiando amabilmente, ma quando arrivavano lì, proprio vicino casa mia, dove terminando il tratto di strada asfaltato, il gruppo faceva dietrofront, spesso uno o due si staccavano dal gruppo e si recavano per un minuto al “casarino”, dietro l’angolo…                                                                                                                           SE MAGARI FOSSE STATO Più MARGINALE, Più NASCOSTO, INVECE NO, PROPRIO TRA LE CASE,PROPRIO SULLA STRADA!

Niente di strano se non fosse stato che a volte erano anche i maestri del luogo, che io magari là vicino dovevo rispettosamente salutare…   Il MIO pensiero era: Ma perché almeno loro giovani istruiti, maestri, laureati, non pensano alle conseguenze di inquinamento, sporcizia, possibilità di malattia, contagio !??         Eppure a meno di cento metri c’era già all’epoca il bar, che avrebbe potuto fare al loro caso. ..

Però devo dire in tutta lealtà che mai, neanche noi che abitavamo là vicino, mai abbiamo avuto problemi di alcun genere, allergie o altro, se non d’estate il cattivo odore, secondo il vento…

Pur tuttavia il fatto è rimasto nella memoria collettiva, tanto che tempo fa un’infermiera della ASL, proveniente da un paese vicino al mio, mi ha così apostrofata:- Ah abitavi là; sai come si diceva “a lu cacatiure pisce pisce, lu mure z’nfracichisce...– BEH, NON MI SONO SENTITA PROPRIO FELICE ED ONORATA a questa uscita ironica e mordace, che però rivela quanto una volta l’igiene fosse poco praticata, vuoi per necessità, vuoi anche per INCURIA dei diretti proprietari- che avrebbero potuto sbarrare porte e finestre con assi di legno ecc- ma anche delle autorità del luogo, pur essendoci un servizio di nettezza urbana ecc.

A questo punto ripenso ad un prof, che l’anno scorso, è stato sospeso dal servizio, per aver fatto “qualcosa” del genere dietro una siepe a ROMA. Tempo, Luogo e Costume diversi!

IL TEMPO è trascorso e non invano. PER FORTUNA già da molti anni, credo, gli eredi di quella palazzina hanno preso coscienza e coraggio: l’hanno messa in vendita ed ora è trasformata in una discreta abitazione, con vari appartamenti, proprio sulla strada, con un bel panorama, verso il resto del paese e verso la valle del TRIGNO.

Oggi   tutta la strada è asfaltata e i giovani che passeggiano non sono più costretti a fare dietrofront, ma essi possono proseguire senza intoppi la passeggiata, anzi oggi possono fare di più, tanto di più: LIBRARSI con i PARAPENDII colorati, al di sopra di case, strade e campi, nella valle del Trigno, giacchéal mio paese c’è una scuola di parapendio.

parapendio

HAIKU

PARAPENDIO…
UCCELLO COLORATO
IN LIBERTA’

E DI TRUMP CHE SARA’? SI SOLLEVERA’ E FARA’ L’AMERICA ANCOR PIU’ GRANDE !????DOPO LE SUE FRASI TEMERARIE IN CAMPAGNA ELETTORALE, SPERO CHE RIFLETTA E NON VOGLIA RIPRISTINARE USI E COSTUMI NON RIMPIANTI….

PESCARA 9 11 2916


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. C’era anche nel paese dirimpettaio. I tempi!

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