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La bustina di Marisa: Realismo di un tempo

di Marisa Gallo [1]

…non è lei , ma un po’ le rassomiglia…

La s’incontrava spesso dalle parti della piazza del mio paese, MONTEFALCONE NEL SANNIO, minuta, con gli abiti vecchi e malandati, più spesso spettinata o “nche lu maccature” una specie di foulard rabberciato, talvolta girando con un ombrello al braccio, pur se non pioveva…. Era Anna Vràitte…(Anna Sporca). Scomodo e amaro personaggio d’un tempo lontano, da tutti conosciuta…ma socialmente emarginata! Io non ho mai saputo il reale nome di quella donna, sui cinquant’anni!!!? FORSE DI MENO, FORSE DI Più! Difficile connotare l’età di un volto sofferente sempre, sempre affamato,o quanto meno denutrito, che sempre biascicava non certo delle Avemaria; insieme a qualcosa di solido: pane e/o un frutto, sputava altro, sconsolatamente e irrazionalmente volgare: le parolacce!!  Sì, queste gliele ho sentite dire e ripetere spesso, non nei miei confronti, ma verso altri ragazzi-oggi diremmo bulli, ignoranti e altrettanto”scostumati”-che, con fragorose risate e sconce parole, la stuzzicavan, la infastidivano, rivolgendosi a lei, che si aggirava innocua tutto il giorno per la strada… Allora, nella mia adolescenza, mi è capitato più volte di sentirla rispondere “pan per focaccia” a quei malandrini, che così sgarbatamente e senza alcun riserbo la insultavano, con uno stupido tormentone :

ANNA VRÀITTE !!ANNA VRÀITTE!! DDO’ VIJE? CHE FIJE? CHE TIJ SOTTE A LA GAUNNE ?(Dove vai? cosa fai? cos’hai sotto la gonna?)                                            

Quei ragazzi eludevano l’attenzione della “guardia”, cioè del vigile urbano che pure girava sempre per il paese, e specie dalle parti della piazza dove c’era il Municipio – con sotto una comoda fontana in pietra, al coperto; c’erano le Poste, ed alcuni negozi, e spesso le sere d’estate, in un angolo qualche contadino andava a vendere i prodotti del suo orto: zucche, melanzane, peperoni e soprattutto finocchi, così freschi e odorosi che profumavano tutt’intorno…; tra le foglie di scarto lei, ANNA, cercava qualcosa ancora commestibile…mentre loro, i ragazzi, la seguivano tormentandola… D’un tratto lei una volta, perduta la pazienza, agitata oltre ogni limite, si alzò la veste e rispose: –Sci,ecche che tinghe: caeste!!!! (si, ecco: ho “questa”) E così dicendo, si scoprì in tutta la sua miseria intima… con le gambe sporche di sangue, fino alle ginocchia, ancor più scarne di quanto si poteva pensare… NESSUNO MI TOGLIE QUELLA TERRIBILE IMMAGINE DALLA MEMORIA!

Ribrezzo e paura per quella scena mi fecero scappare… Non so dire, o almeno io stessa allora non ne ebbi coscienza…quanto e SE quella donna mi destasse inconsciamente e profondamente compassione..o irragionevole paura! Quei ragazzi sghignazzanti, ridevano e sembravano eccitati e sadici, oltre ogni misura! Mi allontanai di corsa …dalla piazza, tornando a casa col cuore in subbuglio, saltando giù per i gradini. Non sapevo, né avrei potuto difendere quell’essere sventurato, “meschino”, cioè infelice, che girava sempre il paese, questuando e ricevendo da qualche anima pia, un po’ di pane, forse qualche avanzo di minestra, qualche frutto… Ma chissà se ha mai “rimediato” una parola buona, che unicamente avrebbe potuto forse darle coraggio; la sua vita era fuori dal consesso umano, fuori dalle regole, fuori dall’igiene, fuori dalla civiltà. Che pure esisteva nel mio paese, anche allora! Ma perché le istituzioni allora non erano SOLLECITE e predisposte ad accudire casi “tanto precari”, per cui qualche sventurato era lasciato in estremo abbandono?! Parlo di sessanta anni fa o anche più.

Non erano tempi di scialacquamenti in paese allora, né i nostri vecchi avevano la PROVVIDENZA di qualche pensione, ma erano solo accuditi dai figli, coi quali convivevano; e ricordo che alcuni erano costretti a trascorrere la loro vita alternandosi ora da un figlio, ora dall’altro, con disagi immancabili e indescrivibili… Solo c’erano, per fortuna, persone caritatevoli—ne ricordo in particolare e con sommo piacere UNA: la signorina Ada Rossi… persona d’animo nobile e di buona famiglia benestante…che certamente, se mai Le sarà capitato d’incontrare quella “DONNA”dal corpo e dalla mente fuori dalla norma, le avrà rivolto una parola affettuosa; e non solo a lei!! Ma non sufficiente per il grave problema delle persone sole e indigenti, che spesso finivano in malora…

Sarà stata, Anna Vràitte, poi inclusa nel numero delle povere persone “senza famiglia o senza conforto”, accolte nella CASA DI CARITA’ che di lì a qualche anno fu fondata dal nostro benemerito parroco DON VITTORIO CORDISCO? E dove tuttora le Sorelle Francescane accudiscono persone anziane e sole? Dove oggi anche le autorità civili-sindaco ad es.- si recano in visita, in occasioni liete e festive? Come qui con una centenaria!?… NON SO DIRLO, AVENDO IO ANCORA ADOLESCENTE, LASCIATO IL PAESE.

Quando riferii il triste episodio accaduto quel giorno alla mia zia comare, non ebbi alcuna spiegazione, manco sentii una parola di pietà per quella povera donnina, alta – penso – meno di un metro e mezzo, alla mercé di carità solo cibaria, non certo di una parola d’affetto; emblema della miseria più inopinata, dell’indifferenza di parenti e delle istituzioni religiose e/o sociali, al tempo esistenti, ma forse non autorizzate, né in grado di intervenire… Mia zia mi raccomandò:- Stai lontana da quei ragazzacci che le girano attorno; potrebbero far male anche a te!- Non una parola di commiserazione nei suoi confronti, neanche da mia zia, che pure era una persona dal cuore gentile e materno, spesso con me e mia sorella, e non solo… Come mai? Me lo chiesi allora e ancor più me lo chiedo oggi con amarezza.

Non so quanto abbia vissuto Anna Vràitte, né con chi “facesse famiglia”; forse abitava verso” lu macchie? cioè la parte alta del paese, verso la montagna?! Infatti la vedevo incamminarsi per quella strada tutta scalini, con la sua dinoccolata andatura, scalza o con le scarpe( se così potevano chiamarsi) rotte, i vestiti quasi sempre logori, e spesso con un ombrello al quale si appoggiava, o forse lo portava come arma di difesa contro i bulli,( nei paesi d’una volta la vita non era tutta “rose e fiori”) – che anche allora dimostravano la loro incapacità intellettuale ed una grande ignoranza relazionale, al pari di quelli odierni. Con la sola differenza -ed è ancor più grave- che i nostri “ragazzi” di oggi, QUANDO SONO IN BRANCO filmano col cellulare le loro oscure e indegne bravate, senza la minima vergogna…

Ed è grande la responsabilità delle istituzioni, di noi genitori, nonne, insegnanti, o anche semplicemente di parenti e di vicini di casa. Non possiamo fare oggi, come feci io (in) colpevolmente quel giorno, cioè NIENTE…  Pur se tanto mi vergognai, quando Anna Vràitte si scoprì le scarne ginocchia “insanguinate”.

 


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

5 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Cara Marisa, ogni paese è un microcosmo e contiene tutte le forme umane. Da noi c’era Clotilde ma almeno aveva una casa ed era sempre pulita, ma di lei si mormorava senza mai dire davvero cose le fosse successo. Era uscita di testa sicuramente per il troppo dolore ma non era emarginata. Veniva da noi a raccontarci le canzoni e mia madre le dava i carboni per alimentare il braciere, certo non se la passava bene ma a noi faceva tanta tenerezza. Una curiosità, la Signora Ida Rossi era la ricamatrice?

  2. Sì ANTONIA; ADA ROSSI ERA UNA FINE RICAMATRICE… PER UN PERIODO VESTì L’ABITO DI SUORA,MA CREDO NON PRESE I VOTI, PER MOTIVI DI SALUTE! Ma la sua memoria mi scende grata al cuore!

  3. Una curiosità extra: la sorella della signorina ADA ROSSI, ELDA, era maestra e ricordo che il suo matrimonio con un giovane del paese, pure maestro, fu di grande risalto e per me memorabile: per la prima volta furono “GETTATI”DAL SUO BALCONE I CONFETTI RICCI DI AGNONE!CHE BONTA’, CHE NOVITA’ …CHISSA’ CHI LO RICORDA! PICCOLA GIOIA DI BAMBINA…FORSE RIUSCII A RACCOGLIERNE QUALCUNO!

  4. COME VEDI ,CARA FLORA, AGNONE CI “AZZECCA”IN QUALCHE MODO, CON QUESTO RACCONTO…CHE PERò NON HAI COMMENTATO…A FILO DIRETTO… PUR ESSENDO PUNTUALE E ATTENTA…CIAO.

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