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La bustina di Marisa: Particolari di Memorie Lontane

 di Marisa Gallo[1]

Della mia infanzia ho svariati ricordialcuni dolci della primissima infanzia fugaci ed evanescenti che mi piacerebbe riaffiorassero spesso per goderne; molti più incisivi, più tristi  e perciò stesso anche più dolorosi, posteriori, che invece volenti o nolenti si ripresentano appena al cuore arrivano segnali non proprio edulcorati.. … Altri ricordi sono, come dire, semplicemente di passaggio, cioè si presentano se stimolati da  una ricorrenza, da una pietanza o un odore,  da un nome e un cognome…

Ecco, proprio di un cognome vorrei raccontare qualcosa.

Anno 1949avevo dieci anni e la sorellina sette. Quell’anno nacque  il mio fratellino dalle seconde nozze di papà; essendo vedovo, si era  risposato in capo ad un anno dalla morte di mamma. Il 19 luglio, di pomeriggio, fui proprio io incaricata di  comunicargli a mezzo telefono pubblico la nascita del fratellino-Federico, che papà aspettava con ansia e speranza: il sogno sognato d’ un figlio maschio!!!! Appena appresa la notizia, perciò, egli percorse il tragitto Roccavivara- Montefalcone in meno di un’ora -discesa e salita… e sotto un forte temporale estivo. E chi se lo dimentica!!! Quel pomeriggio si erano aperte le cateratte del cielo e per andare al posto di telefono pubblico si navigava nell’acqua che  scorreva veloce e copiosa giù per la scalinata del paese, senza riserva, senza rispetto per nessuno.  Oggi si direbbe: “una bomba d’acqua”!

Roccavivara

 

Montefalcone nel Sannio

In quel periodo papà lavorava a Roccavivara: muratore, stava costruendo,  in quel paese vicino al nostro, Montefalcone, forse con altre maestranze del posto, la casa ai fratelli Antenucci...gente piuttosto facoltosa. Dal racconto di papà emergeva che la famiglia Antenucci possedeva molti terreni ed animali – allora papà diceva “tante bestie“- forse non distingueva il  significato un po’ spregiativo del termine…. Ebbene, non so come né perché,  fu proprio dalla signora-moglie di un Antenucci, che papà volle portarci …un giornoIl capofamiglia Antenucci- (e mi scuso se non  dico il suo nome, perché non so realmente chi fosse – papà diceva “lu patrone de la case -) gli prestò la cavalcatura-un mulo robusto e bizzarro, nel mio ricordo di ragazzina,  perché sarebbe stato assai improbabile per me e la sorellina poter raggiungere Roccavivara a piedi. Non avevamo l’età, né la forza, né la grinta di papà che proprio in quel periodo  era estremamente  e psicologicamente carico per il lieto evento occorso in casa mia: la nascita del fratellino… Il paese dista una ventina di km da Montefalcone, sulla stessa sponda del fiume Trigno, ma per arrivarci bisognava scendere al fiume, e risalire la costa… ed è qui che il mio ricordo si fa più vivo, quasi di una frenesia piacevole e dolorosa nel contempo.

Dal paese andammo a piedi fino  al santuario di Canneto. Mentre papà andava a prendere il mulo dagli Antenucci a Roccavivara, noi restammo a guardare la bella statua della Madonna  e forse anche a pregare, come  sempre ci raccomandava il nostro parroco don Vittorio Cordisco, recitando un Pater, Ave e Gloria,  come di solito si imponeva dopo l’atto di dolore e la confessione per penitenza ed in remissione dei peccati! Ma allora noi bambine non avevamo peccati, se non quello di aver ” rubato” qualche mela sotto al letto grande dei genitori, a supplemento della cena forse un po’ magra.

Ebbene papà tornò col mulo, ci caricò su di esso e si partì per  Roccavivara, in casa   degli Antenucci. Poteva esserci una festa di paese!? Oppure una riunione  specifica della famiglia Antenucci,  perché ci si rallegrava del completamento dell’opera – la costruzione della casa!?  Quindi, un “gratulor” del committente verso  le maestranze e quindi allargata a parenti ed amici!????

Non lo so dire, forse non l’ho mai saputo in verità! Io di quel giorno ricordo soprattutto con trepida ansia la salita per Roccavivara, a dorso di quel mulo bizzarro. Eh già! perché aveva il vizio di camminare rende rende a lu precipeizie“– rasentando il burrone. Che  a noi sembrava una voragine infernale; in qualche tratto, stando a cavallo, quindi più in alto,  la situazione era ancor più scabrosa.Si, in salita, ma soprattutto al ritorno, in discesa. Anche il viaggio di ritorno fu copia conforme a quello di salita per Roccavivara: un incubo!  Quel mulo, testardo e infido – secondo me e la mia sorellina- ci fece  ancora più paura, col suo passo dinoccolato, emettendo ogni tanto dalle froge una specie di sibilo !!!! Quindi fu quasi un sussulto continuo! Tanto che papà conscio della nostra paura,  visto che   lui – il mulo – conoscendo la strada,  andava spedito,  fu costretto a  tenerlo a capezza, perché facesse più piano. E a noi sembrò allora veramente che papà avesse più forza del mulo,  tanto da poterlo comandare e  “guidare”…

Già, il mulo era avvezzo alla strada dal paese a Canneto, dove forse si recava giornalmente a prendere sabbia e pietre…necessarie alla costruzione della casa. Non sapeva, però, che noi non eravamo mai andate a dorso di cavalcatura,  non avendone mai posseduta una… e non solo:  pure   lu mmaste– il basto – era duro e irregolare e ci procurava  un  fastidioso imbarazzo!!!  Anche papà conosceva a menadito quella strada e ci andava spedito, giacché noi, poco distante dal santuario, possedevamo un terreno – una vigna per l’esattezza – a le “chiaine” dove si andava più di una volta, al tempo di vendemmia e non solo…   Per fortuna nostra però il percorso di risalita sempre a piedi, verso Montefalcone, non era ( e non è)  così ripido, come   invece la mulattiera  da Canneto a Roccavivara! Fatto sta che quei tarallucci che prima di partire la “padrona” ci aveva offerto con la marmellata d’uva, e che si facevano talvolta, alla festa , anche a casa mia… mi tornavano alla gola, mentre vivo era ancora  il rimpianto di aver dovuto interrompere il  gioco, che per un’oretta la padrona di casa ci aveva concesso di fare nella cantina e nella stalla adiacente… Una cantina ben fornita: damigiane e botti e sacchi pieni forse di grano o altro,  appoggiati al muro in pietra bianca e “capezzata”, sia i muri che la volta! E a mio padre piaceva tanto lavorare la pietra!A volte le ” toccava ” quasi sfiorandole, con le sue mani grosse, ma non troppo ruvide, come forse si fa accarezzando una cosa o una persona cara! La cantina…Io ricordo solo questo locale che, essendo importante ed essenziale di una casa di paese, era stato prima degli altri”‘ngegnaite” cioè inaugurato e collaudato, ‘nche  tutte chella grazie de Ddei!

Come diceva  papà, che era contento di lavorare a Roccavivara, pur dovendosi sobbarcare il viaggio a piedi, seppure  non giornalmente, giacché talvolta restava a dormire sul posto….. forse  incaricato dagli Antenucci –  mi par di ricordare  le famiglie di due fratelli!!!? – perché capace di lavorare la pietra?  Non lo so !!!! Ne’ lo saprò mai!

A meno che un amico recente del blog altosannio.it  – il prof Mario Antenucci – di Roccavivara – non sciolga questo dilemma, avendone conoscenza- diretta o trasversale-  chiarificando se il mio racconto  si possa riferire / o meno al passato della sua propria famiglia.

 

 


Editing: Enzo C. Delli Quadri 
Copyright: Altosannio Magazine 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

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