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La Bustina di Marisa: Ninno e la Serendipità

di Marisa Gallo [1]

giovane contadinoA casa della mia zia comare, quand’ ero bambina, andavo, spesso, d’inverno e d’estate; era accogliente e calda la sua casa e gradevole la sua compagnia. Non solo io, ma anche altre persone frequentavano quella casa, in particolare voglio ricordare Ninno e la sua mamma.

La donna che chiamavano “cummare Laurette” era donna minuta e piccola, con l’eterno fazzoletto nero in testa, da cui uscivano radi capelli bianchi e sottili che forse in gioventù erano stati castani, come si evinceva guardando meglio qualche ciocca laterale. Era la “parzenaquela” di zia comare e “arfaceve l’orte”, coltivava cioè un pezzo di terra fornito di una sorgiva d’acqua, a poca distanza dal paese, che si poteva intravvedere dal muraglione verso la “cardinale” lungo la circonvallazione ….”L’orto vuole l’uomo morto”così un antico detto, nel senso che richiede cure continue e presenza giornaliera, senza lesinare tempo e/o fatica . Quando era il tempo del raccolto – luglio e agosto – si raddoppiavano lavoro ed attenzioni, e si raccoglievano peperoni, melanzane, pomodori, sedano ed anche le belle “turtanelle” un tipo di cetriolo dalla buccia un po’ pelosa e dalle righe longitudinali, profumate e fresche ….Si mangiavano così, a pezzi o meglio a morsi, ma anche affettate, condite con olio e aceto; e la bocca restava soddisfatta e pregna di sapore agro-dolce.

Non lavorava sola “cummare Laurette”, ma il principale aiuto nel lavoro era suo figlio Ninno. L’ho conosciuto sempre così, giovanotto senza età, innocuo e semplice, capelli rossicci, magro e veloce nei movimenti, camminava dinoccolato e baldanzoso, ma la sua ingenua baldanza s’indovinava già da lontano. Specialmente il suo incedere dondolante si notava quando scendeva la lunga scalinata del paese, abitando egli con sua madre verso la montagna. Spesso parlava da solo, accompagnandosi coi gesti ed un sorriso altrettanto ingenuo e fanciullesco.

Ma a suo modo aveva forza e soprattutto eseguiva con scrupolo quello che gli si chiedeva. Non aveva idee sue, ma faceva sue quelle della mamma, con la quale zappava, andava nel bosco a far legna e d’ inverno, almeno più volte, andava nella cantina di zia comare, si caricava di “scarìche”, legna per il focolare, che però non sapeva spaccare…Per questo la zia aveva un operaio più robusto e di maggior attenzione …

Ricordo che al tempo delle turtanelle spesso tornava dal campo e ne riportava sei-sette insieme, sotto a ”lu deteille”, cioè sotto il braccio, senza alcuna protezione … (ho visto una volta tanti anni fa, in Francia, fare altrettanto con il pane …certi sfilatini lunghi e sottili… che mi hanno ricordato Ninno del mio paese!)

Ninno andava in campagna, spesso di buon’ora, da solo o con sua madre: era la sua guida, oltre che il suo appoggio e la sua naturale ed unica compagnia… Non aveva amici, o meglio penso non ne avesse; non si burlavano apertamente di lui gli altri giovani, ma certo egli non faceva crocchio con loro; non andava al bar, se non qualche volta se gli si comandava di farlo, per comprare qualcosa.

E allora andava di corsa e svelto, ed altrettanto presto tornava, non si soffermava a guardare magari i giocatori di carte , e forse se qualcuno gli offriva un mezzo bicchiere di birra era grazia!

Più spesso invece andava dal macellaio, questo lo ricordo bene. Era ghiotto di frattaglie di animali e in specie “coglioni” di bue, di mulo, di montone! Niente male, roba generosamente afrodisiaca! ma che ai tempi non si vendeva, perché nessuno la comprava. Perciò il macellaio gliela dava volentieri, forse senza pagare e Ninno, allora, con passo galoppante correva a casa, dove sua madre glieli cucinava con abbondante aglio e “buon appetito”: che scorpacciata per Ninno!…

SerendipitàMa facevano veramente un effetto afrodisiaco su di lui? Non credo abbia mai avuto un amore o una donna!. Queste sono considerazioni che a quei tempi non capivo, né mi ponevo. Ma oggi, da quando ho imparato dalla Bustine di Minerva di Umberto Eco l’esistenza della parola Serendipita ho ripensato a Ninno e ad un altro episodio della sua vita che si aggancia al neologismo suddetto.

L’episodio è il seguente.

Un giorno Ninno andava in campagna a “fa’ le ceppe” cioè delle fascine per il fuoco…era solo e cammin facendo s’imbattè in un portafogli.

Lo vide …… e passò oltre. La sera raccontò il fatto alla zia che in qualche modo lo rimproverò perché non l’ aveva raccolto! Ninno rispose: – Eh Signurine – veniva chiamata così mia zia maestra, non essendo sposata – Signurine, quand ze va pe ceppe, ze va pe ceppe; quand ze va pe’ portafoglie, ze va pe’ portafoglie”

Mi chiedo: può essere ricondotto questo fatto a ciò che si chiama Serendipità cioè che si può trovare qualcosa mentre si cerca altro !? Come Cristoforo Colombo che cercava l’India, ma ha scoperto l’America !?

Anima buona e ingenuamente grande, Ninno! non avrebbe fatto male e chicchessia…

Il termine serendipità fu coniato dallo scrittore Horace Walpole (1717-1797), sinonimo di “caso” e “scoprire per serendipità” equivale a “scoprire per caso


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. Un ritratto vero e simpatico di un personaggio tipico indimenticabile descritto con precisione e umanità.

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