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La bustina di Marisa: Misce, misce, misce

di Marisa Gallo [1]

misce-misce-misceChi abita in campagna o nelle prossimità periferiche non può non condividere quanto grandi siano l’utilità e la necessità di possedere uno o più gatti. E SU QUESTO NON C’E’ ALCUN DUBBIO. Anzi gli amanti di questi animali e degli altri amici a 4 zampe: i cani , trovano una miriade di argomenti per giustificarne il possesso, anche negli appartamenti e quindi nei condomini. Tanto che qualche giorno fa una notizia, seppure non molto importante   dalla tv [2] ha destato il mio interesse e una certa curiosità e soprattutto mi ha richiamato alla mente la mia vita da ragazza in paese, raffrontata alla vita di oggi.

Nel mio racconto voglio principalmente soffermarmi sui gatti. Sempre nella mia infanzia, a casa mia, ha abitato con noi il gatto.

Misce, misce,misce!– lo chiamavamo e lui correva veloce specie all’avvicinarsi dell’ora di pranzo o subito dopo, quando qualche avanzo, sia pure un pezzo di pane strofinato nel sugo dei nostri piatti gli faceva leccare letteralmente i baffi. Per noi bambini il gatto era un passatempo giocoso e fra carezze più o meno energiche nostre e graffi suoi , a volte   inarcando le orecchie, agitando forte la coda a mo’ di serpente, seccato,   esso sfuggiva al nostro richiamo e velocemente si nascondeva in cantina tra la legna, tra le botti o le damigiane, o sulle mensole dove erano in fila le bottiglie di vino o di sala di pomodoro…Ed allora era d’obbligo lasciarlo andare, perché se avesse rotto qualcosa ,sicuramente c i sarebbe stata anche per noi una strattonata e non solo… Ma il suo ritorno era assicurato sul calar della sera: senza “misce-misce”, a volte anzi correndo, egli arrivava al richiamo dell’odore di lardo sfritto o di minestra, che spesso si consumava tutti insieme quando papà tornava dal lavoro….non troppo tardi alla sera. Perché papà era uso dopo cena affacciarsi al bar per incontrare qualche amico…e quindi tornare a casa presto. L’indomani ogni giorno, sempre molto presto, per lui sarebbe ricominciato il lavoro.

ED IL GATTO!? soddisfatto l’appetito, dopo una carezza, una lisciatina e le immancabili fusa gratificanti, se la svignava come al solito in cantina , fra le damigiane impagliate e “calde”.Ma due memorie particolari sono ancora vive in me. Spesso d’inverno il gatto sfuggiva al controllo e la sera invece di imboccare le scale della botola che portava in cantina, saliva verso la camera da letto e si acciambellava sul nostro letto-mio e di mia sorella- e come” nu matone calle” un caldo mattone-usato al posto di una borsa d’acqua calda- -restava a dormire tutta la notte fino al mattino, con la nostra felice complicità perché ci scaldava i piedi… Però una notte avvenne una stranezza . Nel piccolo cortile posteriore della casa , complice la luna piena e una fredda notte d’inverno, alcuni gatti in amore si rincorrevano miagolando scompostamente… Ed allora il mio gatto cominciò ad agitarsi così forte al richiamo della notturna gara di conquista ,che fui costretta a scendere in cucina e farlo uscire. Pure un’altra notte mi capitò di alzarmi di notte per andare a prendermi del pane e purtroppo vidi uscire di soppiatto un topo proprio da sotto la madia .. … Storsi i denti, con un po’ di paura, un po’di ribrezzo, un po’ d’insofferenza …Ma il gatto non era in casa quella volta; la mia fame era più forte e l’occasione non poteva essere procrastinata… preso il pane di corsa, tornai a letto!

Scarse e scarne mollezze per i gatti una volta .. Per questo è stato creato il gatto! dicevano gli anziani  Il dovere loro era acchiappar topi – e se ci riuscivano, pure qualche “zoccola” baffuta e pingue, che faceva a volte strage se si lasciava inavvertitamente solo accostato l’armadietto dov’era “la pezze de lu casce” _il formaggio –che si ritrovava – sgradevolmente rosicchiato e ahimè con danno per l’igiene e per il diminuito peso dello stesso…E nel vicinato c’erano spesso tanti gatti multicolori, sdraiati d’estate all’ombra o d’inverno al sole, che facevano compagnia agli anziani, diventando anch’essi un’unica famiglia sempre più numerosa ,giacché non credo esistesse la pratica odierna della “sterilizzazione”.

Se il gatto una volta non faceva il suo dovere di cacciatore, beh ci doveva mettere scuorne – come si dice a Napoli – se ne doveva, cioè, vergognare e rimediarvi.

ANCHE perché la padrona spesso gli lesinava il cibo , costringendolo ad aumentare la sua potenzialità predatoria coi topi campagnoli, ma pure con quelli domestici e di cantina …A meno che a volte era lo stesso gatto a diventar ladro, se la caccia andava deserta o il cibo della padrona veramente troppo insoddisfacente, con prevedibile rincorsa della stessa padrona urlante, e con la scopa minacciosa alzata…

Ai tempi della mia fanciullezza, magra vita “pe’ li cistijane, ma de cchjù pe le bestie”! Almeno nella maggioranza dei casi, era così al mio paese.

Poi passata la guerra, e più avanti ancora, i bambini han cominciato a non andare più scalzi, specie in campagna…   Quindi   con le fiabe anche i gatti hanno messo “gli stivali”, e han cominciato a godere di privilegi…

Non voglio farla lunga ed annoiare; è da tutti risaputo quanto e come sia diversa oggi la vita della maggior parte dei gatti .

E non basta la legge per la tutela degli animali; in molti conosciamo la canzone 44 gatti, in fila x sei col resto di due, dello ZECCHINO D’ORO DEL 1968… canzone che dette una mano a far apprendere insieme alla tabellina “in fila x sei col resto di due:6X 7 … 42 più 2 …..44!!!!!! anche un nuovo atteggiamento verso i gatti.! CHE difatti se vivono in casa–essi animali da compagnia-oggi vogliono una poltrona, le carezze, uno specifico cibo, cura e pulizia estrema per l’igiene familiare e della casa,   indispensabili e necessarie vaccinazioni e tanto altro…

TUTTO GIUSTO!   Ma per favore NO al guinzaglio il gatto!   Un giorno non mi è piaciuto vedere al parco, questo vivace animale ridotto a seguire in “cagnesco” il suo stravagante padrone .

E taccio dei concorsi di bellezza per razze esotiche di questi animali, che riguardano il ceto sociale” alto”e abbiente , che smuovono fior di miliardi per le opportunità indotte, annesse e connesse. E ben vengano anch’essi,tra le tante eccentricità moderne che arrivano al paradosso, come la notizia non troppo lontana di un’ anziana signora che ha lasciato un’eredità miliardaria al suo gatto!

ED ORA

Arrivo ad ora, o meglio parlo dei miei gatti attuali: due gatti neri, che pur essendo femmine continuerò a chiamare GATTI. Sarò segretamente maschilista? NO, direi di no; ma parlare di “gatte” mi evoca tanto alcune umane creature miagolanti e piene di moine insincere…   Così, proprio per una distinzione di narrazione dello stile di vita dei miei gatti di oggi, li racconterò con gli HAIKU

I miei due gatti come l’ebano neri : Milly e Lanai .

Signora Milly, dalle carezze ardite, chiede attenzioni.
Dolce ronficchia, strofinando il bel muso, morbidamente.
Sul ventre mostra quasi con voluttà un ciuffo bianco. . .
Friskies croccanti , non carne ma bustine, sempre gradisce.
Lanai più smilzo, salta magro nel prato, veloce corre.
E un topolino non disdegna di offrire dopo la caccia.
Poi s’abbandona flessuoso fra i cuscini, sazio e tranquillo.
Giocherellone, le ombre delle mani vivace afferra…
Del nostro cuore da molti anni padroni son nella casa.                                      


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.
[2] NOTIZIA TG 5 SET. 2016  I regolamenti condominiali non possono proibire di possedere animali domestici agli inquilini. E’ quanto ribadisce il Tribunale Civile di Cagliari con una recente sentenza con la quale i magistrati hanno sottolineato come eventuali clausole anche contrattuali che proibiscono la detenzione di animali siano da considerarsi nulle. Sono gli effetti della legge 220 del 2012 che ha riformato il diritto condominiale.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

2 commenti

  1. Questa idea delle bustine mi piace proprio tanto. I gatti sono esseri magici, non a caso gli egizi li veneravano, e lo haiku è altrettanto magico, non a caso i giapponesi ne apprezzano l’essenza perpetuandola nei secoli. Noi li abbiamo solo presi in “prestito”.
    Perdonami Marisa, ma sono una perfezionista della tecnica, ti suggerirei di redarre lo haiku in tre versi, altrimenti si riduce a un semplice verso unico e non se ne comprende la bellezza.
    Se posso permettermi, ecco un es. utilizzando le maiuscole oppure il kana:

    Signora Milly
    dalle carezze ardite
    Chiede attenzioni

    signora Milly
    dalle carezze ardite −
    chiede attenzioni

    Ti saluto con il mio affetto di sempre.

  2. HO RILETTO LA MIA BUSTINA- E RINGRAZIO ENZO CARMINE DELLI QUADRI PER AVERLA RIPROPOSTA… E’ sempre attuale l’argomento, ma ringrazio anche Rita Cerimele che mi ha convinta ad usare per lo haiku la forma di scrittura su tre versi, più consona ed espressiva. E da allora ne ho scritti tanti di HAIKU, per esaltare le bellezze del nostro territorio, affidandoli al BLOG ALTOSANNIO.

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