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La bustina di Marisa: L’uovo e … la speratura

di Marisa Gallo [1]

Che ci si creda o no, una volta quasi in tutte le case si allevavano le galline, ma spesso accadeva di mangiare un uovo in due…e non per colesterolo alto, ché allora non si sapeva neppure cosa fosse il colesterolo:né cattivo, né buono…! Ho visto una bella foto postata sul blog “Falconesi nel mondo” dall’amica del Canada Adelaide Frani Larivera, con un uovo accanto al focolare e un sensibile invito: “Ch z magn massoer? (Che si mangia stasera?)… mttoem n’uvciell arrosct (mettiamo un uovo arrosto) che dite?

COSì RIPENSANDO …SON TORNATA BAMBINA AGLI ANNI ‘50...

Ricordo che noi avevamo in casa 6/ 7 galline, che di giorno razzolavano nei paraggi dietro casa, e la sera si ricoveravano nella cantina, due locali a piano terra.   Non era un vero e proprio pollaio, ma un locale multifunzionale si direbbe oggi…Mentre uno fungeva da legnaia con tanta legna per gl’inverni lunghi del mio paese di montagna, Montefalcone nel Sannio, nell’altro vano in un angolo c’era il gabinetto – s’intende col solo water… dal lato opposto un bancone lungo, con 4/5 damigiane di vino- che erano la provvista di tutto l’anno o quasi … Era difficile INFATTI che papà restasse senza vino fino alla vendemmia successiva. Non frequentava molto la cantina “cioè l’osteria, né amava il vino di “cantina”, che a suo dire ubriacava, senza soddisfare!

La prima damigiana, quella più vecchia, papà la riservava per “l’acquata”, una specie di vinello leggerissimo –come il nome denota– fatto coi risciacqui degli attrezzi della vinificazione: ci veniva aggiunta una piccola parte di uva cotta –credo- quindi fermentava presto e “saziava“ la sete di vino, fintanto che non arrivasse a SAN MARTINO… il VINO vero e proprio…

A me piaceva, così frizzantino e di un bel colore rosa chiaro, che sembrava un rosolio per bambini…Tant’è che mio padre bevendolo diceva: ‘Nze finisce cchiù, mannagge , ’sta … acquate, che nen sa di ninte, né di vine, né d’acqua, e nen te leve manche la soete! BRR!. BRR.!.. un po’ disgustato, come se avesse un brivido di freddo, s’asciugava il muso con la mano e continuava a borbottare, ma lasciava in fretta il desco per tornare al lavoro….

…Eppure l’aveva preparata lui l’acquata, con le sue mani calde e grosse, di lavoratore indefesso, che nei giorni della vendemmia, lasciava di fare il muratore per tre quattro giorni e si dedicava al vino…che poi beveva volentieri senza mai esagerare…                          Era morigerato nel bere— Eppure ricordo di averlo visto “brillo” una volta, e quella sera se ne andò a letto barcollando! “rende rende a lu mure…. ! rasente al muro… Avrei voluto accompagnarlo, ma rifiutò… <Eh, le sacce ‘ndo sta lu litte! vattene abballe tu, a la cuciune!>mi disse. E lo vidi sparire appoggiandosi al muro… come se stesse per cadere da un momento all’altro, lui così forte!… Che impressione, che paura!

Invece era di buon appetito, mio padre, e due piatti di pasta li mangiava con gusto e voracità…anche perché spesso il secondo non c’era, o si riduceva ad un pezzetto di ventresca o un “dito” di salsiccia—meno frequente l’agnello o il pollo …

E torno ai polli, o meglio alle galline che avevamo in cantina! Ebbene noi non avevamo il gallo – era ritenuto un “concorrente” superfluo, nella nostra famiglia di cognome “GALLO”. E mio padre era veramente un gallo: si alzava molto presto al mattino!!

Così ricordo che quando una gallina chiocciava, zia mammà diceva che aveva la “febbre”- bisognava preparare per la chioccia un cesto con della paglia un po’ morbida, che veniva sistemato al riparo, sotto il forno in un piccolo retrocucina.

Occorrevano le uova “nche la ‘ncallatore” , cioè fecondate, e le nostre non lo erano.Ci si scambiava perciò le uova con i vicini, che nel loro pollaio condividevano anche un gallo… che noi appunto non avevamo; anche se talvolta avveniva che il gallo della vicina, con qualche salto acrobatico uscisse dal suo orto, per corteggiare anche le nostre galline … Ma il suo chicchirichì ogni mattino, al levar del sole, si sentiva chiaro e forte rintronare nella “sua” stalla, per espandersi ancor più limpido fuori fino alla nostra casa e per tutto il vicinato, appena Zi Seppe andava a cacciar l’asino, e dopo averlo caricato, si avviava verso la campagna, al lavoro…

Ricordo che c’era una manovra curiosa e strana per vedere la ‘ncallatore: si metteva OGNI UOVO controluce verso una lampadina accesa: compariva una piccola macchiolina : segno che la gallina era stata corteggiata e fecondata dal gallo.—la SPERATURA!

Dall’uovo valido sarebbe nato il pulcino, altrimenti poteva avvenire che l’uovo divenisse “sciacque” cioè non fecondato; ma comunque, poiché era stato riscaldato per tre settimane dalla chioccia, era inservibile e immangiabile, guasto!… Non c’era il miracolo della nascita, dopo 21 giorni di cova!…

Una volta avvenne che, chiedendo in scambio alcune uova per la chioccia, sentii dire dalla vicina : “Pe’ quoist’uve mi ja a dà ddu ova de le tae, tè la ‘ncallateore de sichiure, ca ije tinghe lu guelle …che piure quille me coste! E pu’, nne vuide com’è grusse! Nche quoiste ce magnene ddu perzone! Nne vide com’è grusse! Povera halluine che l’a vute fa!   Ma le halline mae sonno padùane , de razza bbone, grosse e ruosce , e jie mette a magnè le grandigne soer e matuine e lu jurne pasce per l’urte… Tu ja sapè ca soere, ne meisse une arroust atturne a lu fuche, ci eme magnate ej e Seppe, mariteme: ce stavene ddu rusce! a la fuine nu stomeche attunnoete!    <Per questo uovo ne voglio in cambio due delle tue, è “ fecondato” di sicuro, perché io ho il gallo, che pure mi costa! Poi non vedi com’è grande! con un uovo del genere ci mangiano due persone : non vedi com’è grande!?.Povera gallina che lo ha fatto! Ma le mie galline sono “padovane”- di razza buona, grosse e rosse , ed io gli dò da mangiare il granone, sera e mattina e durante il giorno pascolano nell’orto…. Tu devi sapere che ieri sera ne ho messo uno a cuocere intorno al focolare, abbiamo mangiato io mio marito Giuseppe: c’erano due tuorli! e alla fine avevamo lo stomaco pieno!

Insomma per lodare le qualità di quell’uovo, le erano venuti i calori al viso, già rubicondo di sé… e lo stringeva in mano per esaltarlo! A quello sproloquio si sarebbe dovuto opporre un eloquio…ma mammà—la mia matrigna- non era di molte parole! Io timorosa, allora intervenni : va bbuone za Cuncette, ma nne le raumpe! – NON ROMPERLO! La trattativa si concluse a suo favore. Raggranellate una ventina di uova fecondate, cominciò la cova !!! La chioccia fece il suo dovere: la premura e la docilità di quella chioccia non la dimenticherò mai… e l’uovo mantenne le promesse della lode, fatta da za Cuncette: nacquero, mi ricordo, due pulcini: uno giallo e uno nero… !!

Felici noi bambini; prendere in mano i teneri pulcini…che sollucchero! Ma solo per qualche attimo; e mentre essi si divincolavano, noi esprimevamo la nostra gioia con gridolini e …litigi: avremmo voluto più a lungo stringerli e coccolarli come un animato, magnifico giocattolo…ma logicamente era proibito! Anche perché sinceramente mammà non era contenta della cosa: mentre gli altri pulcini eran più grossi e vispi, “quei due” stentavano ad alzarsi, a becchettare, a rincorrersi, a ficcarsi sotto le ali della mamma, quando essa li richiamava all’ordine…perfino il loro pigolio sembrava più sommesso! Raro fenomeno di gemelli omozigoti—si direbbe in lingua italiana!

Dopo qualche giorno za Cuncette tornò e: <Te l’avè ditte ej che quill’uve tenè ddu rousce!>    <Te lo avevo detto io che quell’uovo aveva due tuorli!>

Ed in qualità di “mammine”- levatrice/ostetrica, prendendo in mano i due gemelli, cominciò a soffiare sulle loro codine appena accennate e sentenziò: <lu gialle è pullastrelle, lu niure e nu guallitte! >

Poi fu la volta di tutti gli altri pulcini, passati in rassegna per esplicitarne il…genere: maschile o femminile! Io non capivo quale mistero si dovesse scoprire, ma sembra che ci azzeccasse proprio sempre, za Cuncette, nel discrimine del sesso dei pulcini…. La “saggezza” popolare si rivelava anche in queste piccole cose, di tutti i giorni, visto che avere la chioccia per casa era veramente un uso diffuso e comune, nei nostri paesi di una volta. E i vicini che entravano, ripetevano per una settimana almeno.. “trabbendiuche”!-benedetti–

Mi piace tuttavia ricordare un insegnamento ricevuto da Za Cuncette, donna rude ed attenta agli interessi, al calibro delle uova e specialista “sessuologa avicola”: una mattina che io mi aggiravo intorno a casa sua, la vidi che presta e lesta faceva una strana operazione- comunissima e quotidiana di donne e nonne, soprattutto : “attentava” le galline, cioè le prendeva dalle ali e in un baleno sentiva se avevano pronto l’uovo, infilando un dito nel loro utero!!!! La donna volle che provassi anch’io!

La cosa all’inizio mi faceva “senso” ed ero un po’ riluttante, mi sembrava un eccesso di umana soperchieria…Povere bestie innocenti … Anche loro con me furono sfuggenti le prime volte…Poi imparammo io e loro l’ “attentazione” , che divenne cosa ordinaria ed utile.   Ricordo anzi che un paio di volte, sapendo che la gallina aveva l’uovo “….’mpizze ’mpizze”, aspettai che lo “fetasse” e lo mangiai sull’istante, succhiandolo, dopo aver praticato due buchi alle due estremità…Fame o golosità !? Certo fu goduria!

UN UOVO FRESCO FRESCO , CIOè CALDO CALDO…… Sapori antichi, ORA scomparsi, almeno per la maggior parte di noi tutti, che compriamo uova confezionate, a lunga scadenza, che attraversano monti e regioni prima di essere consumate…pur conservando la loro freschezza …di frigorifero!!!!

Ma chissà se l’amica in quell’uovo arrostito ha trovato uno o due rossi! Intanto lei lancia l’idea dal CANADA ed io la seguo con fantasia in ITALIA!

 


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

3 commenti

  1. Racconto bellissimo,veritiero.

  2. Racconto molto bello, nel leggerlo … mi sembrava di essere presente …
    A Fraine, le uova fecondate avevano la ” … ‘NGALLATURe”.
    Complimenti, Marisa Gallo.
    A Fraine, quando si facevano “arrostire” le uova al “riververo” delle braci o della fiamma, dicevano che erano più digeribili. …
    Per sapere se le uova sono cotte? …
    Bisogna appoggiarle su un mattone del focolare e bisogna farle ruotare come “una trottola” … Quando l’uovo diventa sodo, li suo ruotare diventa stabile, … ruota intorno al suo asse.

  3. grazie Amici, forse siete già negli “ANTA” per ricordare queste cose di paese… ma io più anziana, vicina ad 80 anni, le ho proprio vissute…Pur se nello specifico il racconto è di “fantasia” … reale!

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