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La Bustina di Marisa – L’infanzia negata

di Marisa Gallo [1]

Io e mia sorella da piccole eravamo piuttosto mingherline – lei lo è ancora, io non più – forse mangiavamo poco!? Certamente non in abbondanza, quindi carenza di grassi, vitamine, zuccheri ecc. ecc.( forse anche di affetto, di attenzione) e giacché quando ci era permesso giocavamo, bruciando presto tutte le calorie, insieme ad altri bambini, in strada – allora non pericolosa per la scarsità di macchine o moto e via dicendo. – Per mantenersi in forma particolarmente per i bambini non c’era bisogno della palestra, del nuoto, del footing… Per la maggior parte si facevano giochi di movimento: la cricatte – (nascondino) – o il gioco dei colori, o il gioco del fornaio, vari girotondi, ma soprattutto a mazze e cuzze.

a mazze e cuzze oppure mazze e pizzotte
a mazze e cuzze oppure mazze e pizzotte

Questo gioco si eseguiva con due mazze (bacchette di legno una   più grande e una più piccola – cuzzo -) quest’ultimo veniva lanciato lontano dal protagonista, – e l’antagonista doveva andare a raccoglierlo, colpire la postazione per prendere la mano – ma chi teneva il gioco con una serie complicata di colpi, riusciva ad allontanarlo … Insomma un gioco d’ intelligenza e manualità, di stima spaziale e conteggio, e non ultimo di astuzia e destrezza, che talvolta poteva però procurare danno a chi si fosse trovato inavvertitamente lungo la traiettoria del cuzzo, o ai vetri di qualche finestra, ed anche poteva sfociare in rissa se un giocatore voleva barare nella “misura”o nel conteggio dei punti. Insomma aveva una certa pericolosità, ma permetteva la vita all’aperto, la socializzazione anche tra i due sessi -non troppo frequente, né ammessa al tempo. In questo gioco, per lo più riservato ai maschi (che io ho cercato d’insegnare con la dovuta cautela anche ai miei nipoti, perché è veramente   gioco creativo ed istruttivo) si distinguevano i ragazzi di campagna, sia perché essi portavano certe belle mazze e cuzzi- chiari, levigati,   resistenti, affusolati alle due punte, così da poterli colpire con maestria e mandarli lontano dalla postazione, e sia perché quei ragazzi erano più veloci , scaltri e concreti. Noi bambine però poi crescendo, abbiamo cominciato a giocare in maniera più pacata e raccolta [palesemente in modo diverso dai maschietti , che per strada spesso sfoggiavano l’arte “de lu zompacavalle”]. Siamo diventate più creative e automaticamente più femminili: le carte lucide e colorate delle caramelle, raccolte davanti ai bar, (con una gara accanita)piegate ad arte e intrecciate diventavano delle eleganti cinture per noi bambine. Altre volte coi resti di lana delle nonne facevamo un lavoretto, con un rocchetto vuoto e l’uncinetto, producendo una specie di cordone vuoto (usato anch’esso come cinturina) o più spesso delle semplici sciarpette “la trannetella”coi ferri da maglia, lavorata sempre al dritto, mai al rovescio … e anche qui era una gara tra noi per mostrare la bellezza, la bravura e la sveltezza, senza contare che qualche maglia, o più d’una, sfuggiva, si perdeva, per cui la sciarpetta iniziata larga finiva più stretta! Questo soprattutto intorno alla fontana, aspettando il proprio turno …

zompacavallo
zompacavallo

In ogni modo capitava a volte che svegliandoci presto al mattino io e mia sorella avevamo fame ed allora scendevamo caute in cucina a prenderci una fetta di pane. Oh, quell’odore che emanava dalla madia di legno – specie se il pane era stato fatto il giorno prima, in casa come al solito- com’era buono e invitante! Poi risalivamo a mangiarlo in cameretta, in punta di piedi, per non farci sentire da mammà che dormiva nella camera accanto. Piano piano ci mettevamo a letto, che però sempre un po’ cigolava, poiché il “saccone”con le foglie essiccate delle pannocchie di granturco e lo smilzo materassino di crine posavano non sulla rete (allora “roba da signori”), ma su assi di legno con due trespoli in ferro, che al minimo movimento oscillavano e scricchiolavano … In silenzio ed affiatate ci scaldavamo abbracciate, anche perché le coperte erano sempre corte realmente e metaforicamente. Un’altra piccola digressione urge a questo punto: per comodino noi avevamo un bel grande sacco, pieno di fave- le “favette” diceva papà- poco più grandi dei ceci, su cui noi posavamo i vestiti alla sera, e qualche volta ci hanno causato una forte allergia su tutto il corpo, con fastidiosi foruncoli e bruciore…Nessun rimprovero, perché la cosa si sentiva anche in altre famiglie: segno di una condizione di vita misera e di fatale ignoranza dei genitori di una volta…A tal proposito ricordo che noi bambini in agosto andavamo a “spannocchiare “il granturco nello spiazzo davanti alle case, con gioia – (io andavo da za Nicetta, che non era parente, ma solo vicina di casa; però alle persone anziane allora ci si rivolgeva chiamandole “zi o za” cioè zio o zia e il nome).

Spannocchiare
Spannocchiare

Si rideva, si scherzava, si cantava, si mangiava qualcosa. Dalla montagna di pannocchie al centro della grande cucina ognuno prendeva le pannocchie più belle, più grosse; se ne faceva competitivamente, un mucchio al suo fianco: le foglie poi essiccate al sole avrebbero riempito il “saccone” dei letti, rinnovando il contenuto dell’anno precedente. Le pannocchie più piccole o rosicchiate dai bruchi, che sgusciavano numerosi tra i “capelli” – le lunghe setole bionde o castane – venivano accantonate separatamente per i maiali, quelle sane si ammucchiavano a parte, e s’intende la padrona se ne serviva per l’alimentazione umana e quasi quotidiana, la “pizze sotto a lu coppe”. Tra le piccole “marachelle” spesso commesse, da piccole, da me e/o mia sorella, c’era questa, ma alla sera, andando a dormire. Forse la cena non ci aveva saziate, forse salendo le scale e passando davanti alla camera da letto dei genitori eravamo stuzzicate dall’odore dolce e intenso delle mele gialle, appena screziate di rosso, “a tinella,”stese sotto il letto, che insieme alla cantina fresca o alla soffitta era il ripostiglio del tempo?! – Per frigorifero, congelatore, lavatrice, lavastoviglie, aspirapolvere ecc.. si dovrà attendere ancora molto tempo!– Certo è che a volte non resistendo alla tentazione rubavamo una mela e piano piano, attente a non far scricchiolare il letto, senza fiatare ci infilavamo strette l’una all’altra, sbocconcellandola avidamente … Un altro ricordo della nostra fanciullezza mi addolora: quando nel pomeriggio si faceva merenda, mammà ci negava un po’ d’olio sul pane – “ze finisce, ce n’è poco”- diceva, ma lei se lo metteva … Ed inoltre mammà aveva in poco conto il fatto che anche noi, ragazze adolescenti, volevamo esser belle e profumate: insomma ci negava il dentifricio, il lucido per scarpe ecc… Ma a volte contravvenendo ai divieti, noi ce li prendevamo di nascosto … Oggi invece capisco quanta responsabilità lei abbia avuto durante la nostra adolescenza; papà stava lontano a lavorare e forse lui stesso le aveva raccomandato di tenerci d’occhio, di esser severa: perciò lei difficilmente ci permetteva di uscire con le compagne: svaghi pochi o assenti … Verso i 10/12 anni le mie amichette a carnevale si riunivano a casa di una di loro per fare la comunella, cioè ognuna portava qualcosa: un dolcetto, un pezzetto di salame, una salsiccia ecc … e si scherzava, si rideva, col brio, la spensieratezza, e la gioia di ragazzine di quell’età … Ebbene, ricordo che a quelle comunelle io sono andata solo qualche volta …

Comunella
Comunella


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi. Con la sua Bustina – breve considerazione – ricorda la sua vita passata, non più attuale e non ancora antica, mentre, camminando sul viale del tramonto, spera di vedere ancora tante albe, insieme ai suoi nipoti.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. chi si è trovato nella mia stessa situazione può commentare, se vuole e…mi farebbe piacere sentire il parere altrui. grazie.

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