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La bustina di Marisa: Le zingare magare

di Marisa Gallo [1]

….un giorno del 1944….

così la zingarella di quel giorno....E’ mezzogiorno o quasi; mamma sta cucinando, sulla fornacella, il riso col latte e la cannella : si sente un gran profumo ed io e la sorellina lo stiamo aspettando con ansia; anche a mamma il riso col latte piace, e lo mangia spesso insieme a noi (e sara’ una specialita’che ricordero’ sempre con tanta nostalgia!).

L’uscio di casa è aperto: è l’unica apertura a sud- ovest della casa, da dove entra un po’ di sole da mezzogiorno e per un buon pezzo del pomeriggio; poi il sole purtroppo “accavalla “ lu casarine” , una casa vicina disabitata, più alta della nostra e addio …lo rivedremo l’indomani, essendo la nostra casa esposta a nord e quindi fredda.

L’uscio deve averlo lasciato aperto la nonna paterna che vive con noi; forse si sarà allontanata di poco, chiamata da qualche vicina di casa in difficoltà con tela o telaio, e visto che la nonna sa “ordire le tele”, le avranno chiesto un consiglio.

Dalla porta aperta s’affacciano due donne e una bimba, credo della mia stessa età – Eh, la patrone, ze pò ‘ntrà !?. E subitamente entrano tutte e due e, con loro, anche la bambina…… Mamma, essendo vicino alla fornacella attenta al riso, forse non ha avuto nemmeno il tempo di vederle, che esse sono dentro.

Qualche chiacchiera che io non capisco, ma vedo che mamma impiatta il riso e lo fa mangiare a me, alla mia sorellina e dà la sua porzione alla bambina, di cui non ricordo assolutamente il nome, mentre ricordo bene i suoi capelli neri, neri e lisci, mentre i miei sono biondissimi e ricci.

In braccio a mia madre, bionda; con una zia e tante cugine.

Mentre noi mangiamo il riso, mamma sale su in camera da letto e ne scende poco dopo con un involto alquanto voluminoso, che di lì a poco le due donne porteranno via sulla testa... il tutto si è svolto piuttosto in fretta, abbiamo appena appena mangiato il riso; per noi bimbe nemmeno il tempo di giocare un po’ e la bimba va via in fretta anche lei, e sparisce nel nulla così com’era apparsa.

Mamma rimane pensierosa, quando, di lì a poco torna anche mia nonna, visibilmente adirata. Tornando dalla sua commissione, la nonna Carmela – in paese la chiamavano Carmenuccia – aveva incrociato a poca distanza da casa nostra le due donne e la bimba: intuendo che fossero due zingare, aveva temuto il peggio, cioè che si fossero“introdotte” in casa da nostra madre e …….

Un acceso scambio – meglio dire una lite- tra la mamma e la nonna! qualche parola non proprio gentile della nonna – Suocera –   a mia madre – Nuora viene a rivelare che purtroppo era accaduto proprio come lei aveva dubitato e temuto..

Cosa era avvenuto?! Semplicemente che mia madre aveva regalato alcune lenzuola del suo corredo ed altre cosette alle due zingare con la promessa, certo malfidata e bugiarda di una preghiera per la sua guarigione!?!?!?

Mamma, ingenuamente si era fidata e affidata a loro!

Sì, perché mamma si era da poco ammalata di tisi, malattia non rara a quei tempi, e forse con cure assenti e non certo adatte e sufficienti perché il male regredisse.

Mamma fu costretta dalla nonna a “confessare” il fatto e, di conseguenza, i sonori paroloni di rimprovero. Peraltro, la nonna era molto attenta a noi bambine; spesso ci dava da mangiare …- senno ve putete ammalà pure vou… Non era certo sgarbo nei confronti di mamma, ma ignoranza di una persona anziana, sollecitata da precauzione ed affetto per noi le nipotine, visto anche che papà durante il giorno era sempre al lavoro.

Nonna, certo, meno debole e fragile, anziana ed esperta, non avrebbe fatto entrare le due zingare e, tanto meno, avrebbe creduto alle loro ingannevoli promesse o alla lettura della mano, né permesso o ceduto alla loro sveltezza nell’ arraffare la biancheria della “dodde”.

A quei tempi, per le zingare, la biancheria era molto ricercata e con mamma le due donne erano capitate bene, giacché essendo ricamatrice oltre che sarta, mamma aveva portato in dote dei buoni capi.

Qualche anno più tardi la zia comare, cugina di mamma mi ricordava questo episodio quando andavamo a passeggio per la “cardinale”, con queste parole: “troppo fragile era Irma in quel periodo, non certo sciocca, ma credeva e voleva guarire e quando si è deboli e impotenti può capitare che ci si affidi fatalmente a chi dà una parola di conforto, ma inganna e neanche tanto segretamente!” Perciò bisogna diffidare sempre da zingare magare: figura, questa, di persona che raggira o promette falsamente il bene futuro a gente sfortunata o malata; ma in realtà essi vogliono solo turlupinare !“ Così mi metteva in guardia col suo forbito linguaggio da maestra, la zia comare, che io ricordo con grandissimo affetto.

Mamma mori’ l’anno successivo. A nulla erano valse le preghiere delle zingare.

Il corredo di mamma – quel che era rimasto – fu ereditato da me e mia sorella, ma non c’era più alcuno dei capi migliori, né il primo, né il secondo letto, come si diceva anticamente,

Certo l’esperienza di mamma e della nonna di quel giorno lontano e le successive, calde raccomandazioni di zia comare ci sono servite per non credere o affidarci a maghi o zingare magare e quando Iva Zanicchi cantava qualche anno fa “ prendi questa mano, zingara, dimmi pure che destino avro’… io con bonomia, ma anche con tristezza ripensavo alla mia mamma e pregavo per lei… con più fervore, mentre dicevo : per fortuna questa è solo una bella canzone !


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

2 commenti

  1. La bustina di Marisa è sempre attesa e la si “divora” con sommo piacere. Questa volta è arricchita anche da una foto straordinaria, bella e davvero storica. Comprendo l’emozione di Antonio. Foto e racconto hanno “preso” anche me, mi hanno svegliato ricordi condendoli con un po’ di malinconia. Una madre, nella sua ingenuità e bontà, per sé o per qualche figlio si affida a chi assicura in modo convincente, e anche in mala fede, purtroppo, una risposta ai suoi bisogni. Sembra di assistere nel racconto ad una scena teatrale che rappresenta il rapporto tra suocera e nuora, fatto di preoccupazione reciproca. Quanto è cresciuta la biondina, in tutti i campi!

  2. Grazie, NON RICORDO DI AVERTI RINGRAZIATO Rodrigo , amico di ” vecchia data”!Mi vedi biondina nella foto, in braccio alla mia cara mamma!!!…Ma NON SSENDOCI PIù RIVISTIdal 1953, SAPPI che oggi sono “bianchina-tinta”…mentre i ricordi sono sono ancora verdi. E vorrei fare qualche progetto “rosa”per i nipoti!
    Insomma VORREI NEL CIELO UN ARCOBALENO!!!

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