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La bustina di Marisa – Le “Tanne Viticchije” – Le Vitalbe

di Marisa Gallo[1]

Vitalbe
Vitalbe

Ora non più, ma oltre 60 anni fa, dietro casa mia c’era un piccolissimo spazio incolto, dove noi bambine andavamo a fare pipì, tra le fratte di sambuco e di altri sterpi abbastanza alti ed erbe d’ogni genere…

SI, mi sembra ieri, che dico mi sembra ora….

Ci andavamo specie quando giocavamo e, per non risalire a casa—- ‘nsia maije, po’ mammà n’ce fa arscegne cchiù a pazzià,—- allora una faceva la guardia e due o tre un po’ per l’ansia …avendo giocato a cricatte – nascondino – e bevuto più e più volte alla fontanella, lì a portata di gambe, solo a 100 metri – con le pance gonfie … così a volte chiudavamo anche gli occhi …1 ..2..3… pipì e via …si riprendeva il gioco e le corse e la conta a turno …che bel gioco semplice e complice, la cricatte!

Non so fino a quanto si contava, fino a 10, fino a 20…a 30 ! ?…certo le più furbe qualche sbirciatina tra le dita della mano che stava sugli occhi – contro un muro o contro un albero che era la TANA – la davano per vedere almeno in quale direzione le compagne/i –  si dirigevano per andarle/i a scovare e …

Poi se c’era chi alla fine, secondo la solidale COMPLICITA’ faceva “ TANA LIBERA tutti ! CHE DISDETTA!

Star lì di nuovo a “CECARSI”, e a me qualche volta è successo….

Insomma non mi dilungo su questo giochino facile, a portata di gambe e di anfratti, pur vicinissimi alle case, gioco gradito a tutti e non c’è chi non lo abbia giocato…

Cosi un giorno che io ero di GUARDIA, VICINO ad una siepe, colsi 7-8 tanne viticci (vitalbe) e finita la cricatte di lì a poco li riportai a casa,   convinta di poterci fare una bella frittatina… perché altre volte mamma l’aveva fatto con le nostre uova , delle nostre galline che allevavamo in cantina, sotto casa, come tanti allora facevano in paese. Allora sì che le uova erano fresche, e a “terra” perché di galline ruspanti, e nutrite con avanzi di cucina e granone … E ricordo che d’inverno quando non c’erano più le galline, mio padre per un mese ci teneva il maiale per farlo un po’ ingrassare, affinché il suo lardo divenisse bello alto. Qualche volta la mattina presto sentivamo cantare la gallina che aveva fatto l’uovo- che a me e mia sorella piaceva mangiare crudo, bucato alle due estremità: un buco più grande per berlo e dall’altra parte un buchetto per permettere all’aria di entrare e al tuorlo di saziarci… cosa che però per sua bontà ci riservava solo la zia comare!  Poi alla primavera successiva si ricominciava con la chioccia, i pulcini e quindi le galline: 8-10 non di più.

In realtà quel giorno erano pochi, troppo pochi quei viticchi…così mi disse mammà –“ che ci fiie ‘che quisse, ce ne vo’ almene ‘nu mazze.

Non me l’avesse mai detto.

Di lì a qualche giorno eravamo di maggio e si sa che le belle giornate e il sole invitante e il desiderio di correre fuori all’aria aperta, tutto insomma contribuì all’inconscio invito di andare a coglier li tanne viticchie, pe’ la calecare—- strada che portava fuori del paese e allora si diceva la ROTABILE, forse perché ci passavano anche le macchine—-Fatto sta che quel giorno di bel sole e bel tempo e bel gioco, io invece di fare la cricatte, m’incamminai lungo la rotabile e cominciai a cercare le tanne …che in verità non mancavano, anzi man mano che camminavo ce n’erano sempre più belli e spessi, grossi e teneri con le foglioline sfrangiate, d’un verde marroncino che si lessavano facilmente : pochi minuti ed erano pronti.

In pochissimo tempo una mano mi si riempì presto e quindi facevo fatica a tenerli tutti insieme, e li legai anzi con uno “spago vegetale “ cioè con un’erba lunga e filamentosa …sempre per l’ansia ed anche un po’ per l’ingordigia di farne tanti de viticchije , non mi accorsi di essermi allontanata molto e sorda, o per meglio dire, ASSENTE ai richiami di mammà, che dalla finestra si sgolava per farmi rientrare…

Ma soprattutto non mi accorsi che dietro l’ANGOLO era in arrivo il temporale... una pioggia quasi improvvisa, per me che allora non sapevo scrutare il cielo e i nuvoloni neri e bassi, forieri di pioggia imminente… Ma fu proprio quel che accadde… certo, quando tornai a casa col FIATONE in gola, le gambe stanche, il vestito inzuppato, i CAPELLI LAVATI [ non erano più neanche arricciati] e il mazzo grande e bello di tanni viticchije , fui accolta dalla mazza AL FEMMINILE perché LE PRESI di SANTA RAGIONE… Così la frittata sperata e pregustata con l’acquolina in bocca rimase per quel giorno un’ illusione amara e la mia bocca è ancora piena di saliva del desiderio…

Un tenero, forse dimenticato e finora IRREVOCATO episodio, che dai recessi della memoria è venuto fuori giorni fa, accompagnando il mio nipotino in piscina. Essendo un po’ tardi abbiamo fatto, in macchina s’ intende, una scorciatoia, una stradina asfaltata ma scarsamente trafficata, con le siepi di tanne viticchije, fin sulla strada, che forse oggi pochi o nessuno coglie più, essendoci altri tipi di verdura adatti a frittate: asparagi, spinaci ecc confezionati in bustine e pronti all’uso…mentre le tanne viticci, cioè le VITALBE, si allungano coi loro rami sarmentosi e gratuiti, affollando ovunque sentieri di campagna, oltretutto belle se fiorite , ed entrano fin dentro il finestrino della macchina, e che così quasi involontariamente ho fatto conoscere al mio caro ed ultimo nipotino, percorrendo una stretta via di campagna, nel maggio odoroso…

Pescara 27 maggio 2016 Marisa GALLO

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[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. Antonia Anna Pinna

    Le nostre mamme ci lasciavano liberi ma se sgarravi il destino era segnato! Lo sapevamo quello che ci aspettava, devo dire che i metodi erano spicci ma funzionavano. Oggi vedo bambini polemici su ogni piccolo rimprovero. Ieri il nostro maestro di Judo diceva che i bambini non sono più quelli di una volta che lui teneva a bada solo con gli occhi; ora deve urlare tutta la lezione.

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