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La bustina di Marisa – La zia scrivana

di Marisa Gallo [1]

zia-scrivaniaL’emigrazione è stata dolorosa nei due sensi. Quelli di noi rimasti in patria: mogli, figli, sorelle e fratelli abbiamo certo condiviso le grandi vicissitudini subite e sopportate dai nostri cari emigrati lontano, in AMERICA, ma anche più vicino, tramite le poche lettere, che ci pervenivano con scansione magari mensile, non di più..

Ho dei ricordi particolari che voglio raccontare.

Avevo una zia maestra che a quei tempi nel suo vicinato era la scrivana di tanti emigrati e/o parenti , cioè rispondeva alle lettere di tanti mariti che lavoravano all’estero; le quali   donne spesso si imbarazzavano pur se dovevano mandare un saluto poco più che affettuoso…Niente abbracci o baci -roba quasi proibita -come se avesse fatto male far sentire al papà o al marito lontano che virtualmente due braccia erano tese verso di lui con calore ed affetto… Ed invece erano quello che gli emigrati e i cari lontani avrebbero desiderato e voluto più d’ogni altra cosa.

Si scrivevano le notizie essenziali; si parlava piuttosto di semina o di raccolto, della morte di qualche anziano familiare e/o vicino di casa o compare –la parentela allora si rispettava … O veniva comunicato anche se moriva l’asino o un altro animale, che rappresentava pur sempre una grave perdita per la famiglia..

zia-scrivania-paroleE la zia mediava tra la dettatura della persona mittente e il ricevente e spesso azzardava a dire:-Non fargliela saper questa cosa, perché procurargli un dolore? Ma quasi sempre la risposta era:- Mara (povera) a mè, signorina!- così veniva chiamata mia zia non essendo sposata-   quesse è ‘mpurtante e po’ isse le vo’ sapè’… z’arrespettavane tanta comme amice quande stevene qua ahunite!

FRA LE ALTRE DONNE per le quali la zia comare era la scrivana montefalconese ce n’era una più in confidenza ed amica. La donna aveva avuto una storia d’amore –bella!? – credo di si giacché l’amore è sempre un bel sentimento – ed era nato un bambino! .  Un bimbo, questo sì veramente bello, poi cresciuto ed anche tanto educato; lo so di certo avendo egli quasi la mia stessa età-

AVEVA AVUTO l’amore, ma non una famiglia, la donna amica della zia.

L’uomo però non si interessava del bimbo, abitava lontano e forse la “PATERNITA’” non lo dilettava, né lo allettava.

Ed allora la donna ogni tanto gli scriveva per sollecitarlo ad aiutarla a crescere il bambino. CHE ALTRO POTEVA FARE ? Non c’erano leggi che obbligassero un padre al mantenimento dei figli, né il riconoscimento degli stessi diritti di figli legittimi e naturali. Per questo sarebbe passato ancora più di mezzo secolo.

Perciò la cara donna faceva ricorso alle sue capacità di convincimento nello scrivere le lettere all’UOMO LONTANO, PADRE del bimbo, MA NON Più INNAMORATO di LEI …

Però confidando nella competenza LETTERARIA, nell’arte di scrivere della SIG.NA MAESTRA, la pregava di RILEGGERE la lettera e completarla, darle un tocco giusto…Allora la zia facendo leva sui suoi ricordi d’amore forse, e del suo cuore, “abbelliva” i pensieri, li rendeva più aulici, meno crudi e pieni di auspicate speranze in sicure risposte future.

Insomma la donna andava via, riportandosi quella lettera -che avrebbe spedito l’indomani- quasi contenta, con gli occhi lucidi e il cuore aperto come se l’aiuto della zia fosse stata una garanzia di esito positivo. Un giorno io ero presente, testimone della scena , che non ho più dimenticato.

Una volta toccò anche a me – RAGAZZA DI 13 ANNI – rispondere ad una lettera, per conto di una mia zia, a suo marito, che lavorava in Germania; forse le solite cose di figli o di terre o di raccolti.. che in verità mi sfuggono;. ma la più strana – che non dimenticherò mai – fu quella di trascrivere la raccomandazione:- Non andare a CINNIMO ( cinema) spesso, ché qui ci servono anche quei soldi!—   Una stretta al cuore – ancora oggi – ma la zia fu irremovibile!

Ed io non avevo capacità o competenze letterarie della zia comare!

toto-e-la-zia-scrivaniaTOTO’ nel film “MISERIA E NOBILTA” ha magistralmente e comicamente evidenziato questo mestiere con “CARO GIUSEPPE COMPARE E NIPOTE...

 


[1] Marisa Gallomolisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

 

 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

6 commenti

  1. Marisa la potenza della parola è pienamente espressa in questo tuo scritto.
    Grazie per questi preziosi ricordi.

  2. Quante zie e zii scrivani, o quanti scrivani per gli altri nel passato! Azione nobile quando fatta con sentimenti fraterni, sinceri, per dare aiuto o meglio voce a chi, in quel passato ormai lontano, voleva esprimersi con lo scritto e non poteva! Bello il tuo ricordo, Marisa, scende nel profondo. Mi rimandi con il ricordo a quando ero militare e un giovane mi chiese di scrivere alla sua famiglia. Che cosa le dico? ” E ch’aja dice, dijje ca stinghe vune!” Una stretta al cuore quando mi torna a mente quel ragazzo. Non servono commenti; si evince tutto dal racconto di Marisa.

  3. Antonia Anna Pinna

    Io non ho ricordi di questo genere, però mio nonno sapeva fare solo l sua firma. Mia nonna invece sapeva leggere e scrivere e si giostrava da sola quando era necessario; è rimasta memorabile la sua richiesta di pensione di guerra di mio nonno. Cara Croce Rossa…Grazie Marisa per i tuoi scritti così fluidi ed emozionanti.

  4. GRAZIE a voi,amici! bei complimenti per …fatti veri!

  5. di queste lettere ai parenti lontani che erano nati vivevano in America e che parlavano dunque solo l’inglese ne ho viste scritte anche io e parecchie da mio padre, che era forse l’unico a Schiavi a conoscerla un poco quella preziosa lingua inglese. Venivano sia per leggere le lettere in arrivo che per poi scrivere quelle in risposta. Data la piccolezza della nostra casa ed il freddo pungente che allora, c’era praticamente sempre, anche in estate, si faceva tutto in cucina, l’unica stanza riscaldata, dove eravamo anche noi, la mia mamma ed io, ed in effetti in quelle lettere si parlava di morti, nascite, sposalizi, di semine e di raccolti ma si parlava soprattutto di saluti a questo e di saluti a quell’altro e se ne elencavano i nomi. Non era molto ma era tutto quello che si poteva fare allora, per mantenere il contatto con quei parenti che vivevano lontano. A volte nelle buste c’era anche qualche piccola fotografia che naturalmente veniva fatta girare ed in qualche caso ci usciva anche qualche dollaro con l’indicazione di a chi dovesse essere dato

  6. VERE QUESTE ULTIME CONNOTAZIONI: TUTTO IN CUCINA SI SVOLGEVA E QUINDI ANCHE NOI BAMBINI ASSISTEVAMO…

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