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La bustina di Marisa: La Dodda e le fodere per materassi

di Marisa Gallo [1]

ALTOSANNIO magazine nel suo BLOG   ha pubblicato un esauriente racconto sulla “DODDA” (clicca QUI se vuoi leggerlo) della prof Maria Delli Quadri, talmente bello e realistico, che consiglio di leggere per sapere e conoscere tutto sul CORREDO o dote, di una donna che si sposava e sulle tradizioni relative, che si praticavano fin quasi agli anni ’60, nei nostri paesi: AGNONE e MONTEFALCONE NEL SANNIO e non solo. IL BLOG RICCO E COMPOSITO, conta tanti articoli, racconti, poesie, itinerari ed altro che vale la pena conoscere .. e sarà un piacere tornare poi a visitarlo di tanto in tanto, per respirare la nostra aria di montagna del Sannio.

Come APPENDICE a la DODDE Io vorrei solo aggiungere un particolare mio personale; mi ritengo coraggiosa dopo la sig.ra Delli QUADRI aggiungere qualcosa di mio “ UBI MAIOR, MINOR CESSAT, so che devo cederle il passo e lo faccio volentieri, ma parlo con verità e sincerità ed è questo che intendo raccontare con le fodere per materassi –ancora nel 1960!

Tutta vera e puntuale la descrizione della dodda: sono anziana ed anch’io ho controfirmato quell’elenco del corredo da “sei”che quasi impropriamente, mio padre mi assegnò (anche perché di più forse non poteva!)


trasformazione_004-bigNel 1945 rimasi a sei anni orfana di madre, insieme ad un sorellina di tre anni. Cresciute con la matrigna- papà è stato quasi sempre all’estero, in Svizzera, a lavorare- io non avevo il corredo, quando due anni dopo il diploma magistrale conseguito a TRIVENTO -1957- mi fidanzai. Meno di un anno il fidanzamento, forse insufficiente per una vera conoscenza, ma mio padre aveva detto: -“Le cose tra fidanzati non vanno meglio se tirate per le lunghe!”- ed anche il mio fidanzato volle sposarsi presto. Anche lui maestro già di ruolo, viveva con una sorella nubile in un paese vicino al mio.     Così a 21anni mi sposai.

Non avere il “corredo a quel tempo era un’onta quasi, come a dire “E chi te ze piglie, cuscì nude e crude”?

Ma il mio fidanzato e sua sorella maggiore – anche la loro madre era morta da parecchi anni- mi aiutarono in ogni senso a preparare il corredo in poco tempo, così recuperando la “tradizione “ che vedeva in paese mamme e spesso anche zie, accantonare lenzuola e biancheria d’ogni tipo, e nonne premurose eseguire trine e merletti ai ferri o all’uncinetto per le giovani adolescenti che cominciavano ad entrare nell’età “da marito”… Questo per me e mia sorella non era stato fatto!

Così per le lenzuola di 1° e 2° letto – cioè le migliori del corredo- ci pensò mia cognata a farli ricamare da una brava e seria ragazza “artistica”- vicina di casa e della mia stessa età- con la stoffa, venduta a metraggio, che io avevo comprato e pagato a rate da un negoziante di COLLETORTO- di fiducia di mia cognata- commerciante serio col suo negozio fisso, ma anche ambulante nei paesi del Molise, dove veniva per un mercato settimanale.

Mia cognata, tra l’altro maestra di tombolo, mi regalò due pizzi bellissimi…uno bianco e l’altro celeste, realizzati con una finezza straordinaria al tombolo- lei era amante di cose fini con cotone sottile e definiva a ragione il tombolo “arte principesca “. Pizzi che furono attaccati alle lenzuola, e che ora veramente usa mia figlia 54enne prof, sposata e amante di cose belle.

In realtà del corredo da “sei”- firmato giusto come fosse un “contratto”-mio padre pagò solo la lana per i materassi – la buona lana merinos; mentre tutto il resto l’ho pagato io, con gli stipendi del mio primo e unico anno d’insegnamento al mio paese: una fortunata e lunga supplenza annuale per maternità, ad una signora alla sua terza gravidanza.

materassiIl particolare di cui volevo dire erano le 4 fodere per materassi, fatte a mano per contenere la lana. Cucite da mia sorella, allora giovane sartina, queste fodere avevano su tre lati le ASOLE, rigorosamente fatte a MANO, perché così i materassi si potevano aprire e cambiare o lavare… Sì perché ogni anno a luglio o ad agosto in una giornata assolata era d’uso disfare i materassi, esporre la lana all’aria e al sole su panni puliti, o addirittura lavare la lana dopo alcuni anni, stenderla ad asciugare al sole: ahimé gli acari esistevano anche allora- poi allargare le grosse ciocche, che per l’uso si erano schiacciate; quindi rimetterle in fodere pulite e rendere il letto più alto e voluminoso- vanto e orgoglio delle donne del tempo!

Quante ore chine su quella STOFFA PESANTE PER MATERASSI, con TEMPO, FATICA, DEDIZIONE, PAZIENZA E.. L’AIUTO DI UN’ALTRA GIOVANE   SARTINA –ESSENDO VICINE LE MIE NOZZE!…

E mi vengono quasi i brividi, ripensando all’estenuante lavoro di mia sorella…   aiutata   con “scambia- lavoro” dalla sua amica (che ora vive in Canada)! Un BARATTO facile, comune ed allegro, perché lavorando insieme c’era la gioia di una battuta, di “NU CUNTE“, insomma il tempo scorreva, insieme alle mani attive e laboriose… cantando o ascoltando dalla radio canzoni del momento: IL MARE – MARUZZELLA – LAZZARELLA –QUANDO VIEN LA SERA Ecc ecc ; melodiche e struggenti canzoni d’amore TUTTE mandate a memoria …che davano la carica e facevano sognare noi giovani ventenni di allora!

Tutto questo lavoro PER USARE le fodere solo 3 – 4 anni !…

Ma la modernità avanzava veloce: due anni di permanenza in paese dopo il matrimonio, poi nel ‘62 io mio marito e la mia bambina di un anno ci trasferimmo a CHIETI, avendo io vinto il concorso magistrale in quella provincia. Cominciò presto a diffondersi la TV in casa, si cominciò a comprare qualche lavatrice, qualche automobile –io e mio marito avevamo già preso la patente “B”e ci comprammo una seicento blu,- e quindi i materassi a molle, che anch’io comprai in fretta, avendo continuato sempre ad insegnare, e quindi a guadagnare!

E le fodere!? Quelle bianche fodere, di ottimo e robusto tessuto di fiandra operata, vero cotone d’Egitto, con tutte quelle ASOLE FATTE A MANO, furono accantonate o adoperate per altri scopi!

Però i materassi a molle presero piede tra l’altro per la facilità di rifare il letto, che si manteneva sempre in ordine, senza dover “spiumacciare” la lana dopo averci riposato.

fienoOGGI ripenso ancora : –Ma dove trovavano tanto tempo, tanta pazienza e tanta voglia le nostre nonne che fino a pochi anni prima, oltre alla lana dovevano anche sollecitare, smuovere “nche la fercenelle di legne a ddu corne le frusce di grandinjie ‘de lu saccone” sottostante ai materassi.!??

Dove trovavano tanto tempo le nostre nonne che poi a luglio adoperavano anche la “fercenelle a tre corne” di legno o di ferro, dando una mano ai sudati mariti, quando si doveva rimettere la paglia nei pagliai, il fieno nei fienili, o preparare sull’aia davanti al casolare le “mete”di paglia, li “stiglie”, cioè gli alti covoni del grano, in attesa della trebbiatura ?!

stiglieAltri tempi ed usi, altre preminenze e necessità, altri gusti ed amori!


[1] Marisa Gallomolisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

3 commenti

  1. Altri tempi e che tempi, Marisa! Si coglie soprattutto lo stato d’animo con cui si viveva allora correndo dietro il tempo o volendolo sorpassare con la speranza sempre fervida di un futuro migliore. Quanto amore in quei lavoretti di una volta per quella “dodde” che era segno di distinzione ma soprattutto di sicurezza. Anche un aspetto pratico, pragmatico.

  2. LEGGENDO IL TUO RACCONTO TANTO RICCO DI PARTICOLARI CARA CUGINA MI SONO VENUTI I BRIVIDI DOLCISSIMI ANCHE SE NON LI HO VISSUTI PWRSKNALMENTE MI SONO EMOZIONATO!GRAZIE CUGINA CARA

  3. IL TUO RACCONTO RICCO DI PREZIOSI PARTICOLARI MI HANNO COMMOSSO CARA CUGINA MARISA

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