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La bustina di Marisa – La Bambola “Non” Mia

Racconto di Marisa Gallo [1] Bambola

Bambola bella e antica, Carmerncita
Amavi sulla sedia star seduta.
Mammà non ti voleva far giocare.
Bello e di porcellana era il tuo viso,
Organza gialla il vestito, occhi grandi.
Lontana ti guardavo e incuriosita…
Ancor nella saletta ti ricordo .

Come si vede già dall’acrostico, Carmencita non è stata la mia bambola ; l’aggettivo possessivo MIA non posso accostarlo alla parola magica BAMBOLA Sette anni io e quattro la mia sorellina: ecco che arriva in casa una terza bambina, o meglio una bella bambola, grande, alta forse cinquanta centimetri, un vestito d’organza gialla, la cinta in vita, capelli neri e occhi grandi, il viso delicato di porcellana con le gote rosse. Il suo posto riservato, sopra un cuscino, sulla sedia all’angolo della sala o più spesso sopra la radio nell’altro angolo.   Ti venivo di tanto in tanto a guardare , te lo ricordi CARMENCITA? senza farmi vedere, ti prendevo in braccio e ti dondolavo un po’, poi ti cullavo fra le mie braccia e tu dormivi, abbassando le palpebre dalle lunghe ciglia.

Che rimprovero solenne quando fui scoperta da mammà una volta che ti volevo spogliare… ti ricordi Carmencita? Ci presi una sberla, ma non piansi. Andai di corsa su in camera, e a letto continuavo a pensare a te.

Mi chiedevo: ma CARMENCITA si sarà addormentata? o forse crede che io torni giù da lei? ma non si stanca di guardare sempre la credenza incassata nel muro, di fronte a lei, dove ci sono due pile di piatti piani e fondi, nuovi che si usano solo per qualche occasione o alla festa di s. ANTONIO? e nel ripiano superiore quei 10-12 bicchierini piccoli per il rosolio dolce e giallo che fa ubriacare? Rimani sola la sera, Carmencita, ma non potresti venire a dormire qualche volta nel nostro letto di paglia e col materassino, e metterti in mezzo fra me e mia sorella? Staremmo più calde tutte …e tre.

Oh, ma non si può ! Mammà dice che quello in sala è il tuo posto ! E non puoi nemmeno giocare con noi, non ti possiamo pettinare i bei capelli neri…ma in verità tu non ne hai bisogno. Al mattino quando mi alzo io sono sempre spettinata e i miei capelli ricci , ma meno neri dei tuoi , sono arruffati e e qualche volta ho avuto anche i pidocchi…Tu no, sei sempre in ordine, anche le tue scarpette, mai sporche di fango, e le calzine mai un po’ bucate le ho viste, né vecchie . Già ma tu non esci, non vai a scuola la mattina di corsa quando suona la campanella della scuola…non corri per le scale, non fai tanti servizietti in casa, non accendi il fuoco nel camino, e perciò il tuo vestitino d’organza gialla, liscio e un po’ setoso non si gualcisce mai…

QUANTO SIAMO FORTUNATE però noi ; abbiamo anche il vestito della domenica, oltre quello giornaliero, di tutti i giorni, che si sporca molto, ma si cambia solo alla domenica . E allora si deve lavare, farlo asciugare subito per tornare ad indossarlo la settimana successiva.

Come vorrei giocare con te! E anche la mia sorellina, lei ancora di più, perché è più piccola ..ma non si può, non sei nostra, non sei la nostra bambola, sei la bambola di casa!E la tua padroncina -che ti ha portata qui, in Dote,   proprio così secondo una gentile usanza quasi cittadina – è mammà, che viene da un paese vicino, dove tu pure sei vissuta con lei. E con tante altre giovani donne . te le ricordi, le sei nipoti della tua Padrona? Con loro forse potevi giocare o esse avevano le loro bambole…Che destino curioso aver in casa una bambola e non poterci giocare …COSI’non vale! non vale!…

Poi un giorno Carmencita ci siamo separate; tu sei rimasta, io sono partita, dovevo e volevo diventare più istruita. E sono andata proprio fra quelle sei ragazze che t’avevano ospitata prima di me.

E’passato altro tempo; e non ci siamo più riviste.

Ma tu avrai di sicuro avuto un’altra amica e ricevuto le sue carezze o le sue attenzioni . Non sei mai stata mia, Carmencita , ma una parte importante della mia infanzia .

Non so dove tu sia andata, ma nel mio ricordo sei rimasta nitidamente viva e bella perché mi hai fatto sognare !

bambola 2


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

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