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La Bustina di Marisa: Il Capellaio.

di Marisa Gallo [1]

Siamo appena usciti, tutti insieme, dalla messa domenicale. Sulla piazzetta, antistante la chiesa, quattro chiacchiere con amiche che non rivedevo da tanto tempo. Già perché al mio paese non torno spesso, abitando a Chieti.. . ma un po’ d’aria nativa col fresco e le cose buone della campagna di questi giorni di inizio   settembre sono un richiamo che in città non si trovano: mi riferisco alle pesche gialle settembrine e ai saporiti fichi della mia infanzia…. Siamo ancora in vacanza per alcuni giorni e quindi una visita a mammà e mio fratello è gradita e d’obbligo.

Loro abitano qui, a Montefalcone nel Sannio, mentre mio padre sta, da marzo a dicembre, in Svizzera per lavoro, dove ugualmente mia sorella lavora stagionalmente già da alcuni anni. Quindi loro li rivedremo per Natale e fino a marzo successivo.

All’uscita dalla messa si è creato un crocchio di persone: qualche stretta di mano, saluti più o meno calorosi e sinceri, domande e risposte che s’incrociano, bambini che un po’ si rincorrono … Mi sono forse un po’ distratta e mia figlia di sette anni, Irma, si è allontanata di alcuni metri, verso un capannello di persone e di bambini dove -mi diconoc’è un capellaio.

Sì, la domenica – mi dice un’amica- arriva dal Napoletano un capellaio che raccoglie i capelli delle signore, specie le trecce, le belle trecce che le persone anziane hanno cominciato a tagliare. E aggiunge:

Sai, c’è ora in paese zia Trentina- la sarta – che fa anche la parrucchiera due giorni alla settimana e molte donne ora si tagliano i capelli e fanno la permanente, specie d’estate per sentirsi più “fresche”. Così, danno le loro trecce al capellaio in cambio di qualche tegame, dei bottoni, una sottoveste, un metro d’elastico ecc insomma un simpatico baratto “paesano”.

Si stanno modernizzando anche qui a Montefalcone. La TV, diffusa a macchia d’olio, informa ed insegna i nuovi modi di comportamento!

Mi avvicino e posso costatare che il fatto, oltre che vero, è piuttosto efficiente e frequentato da parecchie donne. Mia figlia ha assistito al baratto e dal suo viso traspaiono una soddisfazione e una letizia per me quasi inspiegabili…

Poi un cordiale saluto con le amiche e ci allontaniamo dal capannello per tornare a casa, abitando noi dalle parti dell’edificio scolastico a circa 500 metri dalla piazza.

Si è fatto un po’ tardi quasi mezzogiorno. Così data l’ora, mi dedico subito alla cucina, mentre la bambina esce un po’ davanti casa con la sua bambola a giocare. Stavolta, è tutta presa dalla nuova bambola, comprata alla fine di maggio in un negozio a Chieti. Celestina , così l’ha chiamata, e in verità quella che lei ha scelto le ho comprato, come regalo della promozione in seconda elementare.

Grande, bella ed elegante, una meraviglia anche ai miei occhi, una nuvola.

bambolaNon avendo io mai posseduto da bambina una bambola, spesso le faccio vincere qualche capriccio e accontento le sue scelte.

Intanto, mi sono messa ai fornelli e non guardo con molta attenzione quello che fa la bambina; però dalla finestra noto comunque che si sono radunate alcune persone: è proprio il capellaio, che essendosi spostato vicino all’edificio scolastico, ha attirato al baratto molte donne e bambini di questa zona del paese, con il suo grido: – ‘O capellare! donne, forza coi vostri capelli, trecce delle nonne ! forza coi tegami smaltati…   bottoni di madreperla e fili colorati !

Il capannello sempre più fitto, il vocio più acuto e robusto, un via vai più intenso, ed io, indaffarata per la cucina, non mi accorgo che mia figlia è tornata in casa, ha preso le forbici e, presto e lesta, ha tagliato i lunghi capelli di Celestina , per portarli al Capellaio… quindi, trionfante è tornata a casa con un bel ditale dorato nuovo nuovo, nel quale il suo ditino affondava e si perdeva e…

con Celestina rapata a zero!

Delusione di bambina da parte mia! Un moto d’ira e, senza riflettere oltre, le ho suonato due scapaccioni sonori sul culetto, insieme a qualche improperio e rimprovero, per una subitanea collera diretta sì a lei, ma soprattutto al Capellaio, che aveva così inopinatamente abusato della fiducia di una bimba di sette anni: Irma, dolce e ingenua bambina.

Succedeva 50 anni fa.

Credo che, oggi, i Capellai non ci siano più per le condizioni fortemente mutate di compravendita, ma noi, ancora oggi, conserviamo quel bel ditale dorato, come un cimelio del baratto! Mia figlia ed io ricordiamo con allegra leggerezza l’episodio, che a distanza di anni ha perso la sua gravità e ci ridiamo su, convinte che mai ci si può fidare del grido invitante di un capellaio un po’…matto.

Già, c’era anche il Cappellaio Matto di Alice Nel Paese Delle Meraviglie! Ma questa è un’altra storia.!

 


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. Flora Delli Quadri

    Immagino la delusione della bambina che pensava di aver fatto un gesto di generosità. Mai fidarsi dei capellai, ma ma solo dei cappellai.
    Prosa leggera e arguta, racconto molto divertente.

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