La Bustina di Marisa: I “faticosi e gloriosi” anni 50

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di Marisa Gallo [1]

Vita rurale negli anni 50
Vita rurale negli anni 50

Negli anni ’50-’60, nel mio paese (Montefalcone nel Sannio), certi valori si rispettavano, improrogabilmente.

Gli anziani, ad esempio, erano tenuti in grande considerazione; ci si rivolgeva col “SIGNIRI’”, derivato da “vossignoria”, anche ai genitori, oltre che agli anziani estranei, ai quali peraltro si diceva ZI’ o ZA’ (zio o zia) e il nome proprio; rigorosamente si chiamavano Mamma e Papà anche i suoceri! Non dico il timore e il rispetto reverenziale per il Parroco, il Sindaco, il Dottore, il Maestro, l’Avvocato e tutte le altre autorità costituite e alle quali ci si rivolgeva col DON (oggi rimasto per i sacerdoti). Mentre noi oggi diciamo DOTTOR TIZIO o CAIO o SEMPRONIO ai professionisti, in genere persone laureate, col freddo e distaccato LEI!

Nelle famiglie d’una volta (non certo nucleari e ristrette, né allargate – come s’intende oggi con membri sopravvenuti dopo), ancora quasi patriarcali, ci si aiutava più concretamente. Esempio: c’era una PERSONA che si occupava della casa, una che provvedeva al pane, una magari che badava di più a figli e nipoti: nelle grandi famiglie c’era solidarietà ed amicizia specie tra cugini, che vivendo tutti assieme si chiamavano fratello o sorella cugino/a e s’imparavano arti e mestieri dai genitori e dagli zii. Anche le contrarietà, le liti e i dissapori inevitabili si ricomponevano nell’ambito familiare, supportati dagli altri membri; anche la morte si affrontava forse con maggior coraggio. E in particolare dai nonni si traevano esempi di laboriosità, di onestà, di rettitudine, perché spesso i ragazzi restavano con loro, quando la guerra o il lavoro portava lontano da casa i padri. Che poi anche allora in qualche famiglia ci fossero casi di abuso, di violenza, di pedofilia è innegabile; ma sicuramente erano casi meno numerosi … O meno conosciuti e meno rivelati!?                                      

Un aneddoto si è raccontato per tanti anni al mio paese, molto significativo e ilare, ma assolutamente vero. Un contadino, che aveva bisogno di un certificato di nascita, si recò un giorno al Comune, e notando che l’impiegato era stato un suo compagno di scuola elementare, gli si rivolse chiamandolo per nome, aggiungendo di aver bisogno del tale certificato … ma l’altro che VOLEVA esser chiamato DON … lo apostrofò quasi risentito e seccato: “Ehi, che siamo andati a scuola insieme?!” – Come a dire: cos’è questo tono confidenziale? E il contadino di rimando: “GNORSI’ e m’arcorde che ije so passate e tu no…” (Io sono stato promosso e tu no). Potenza della spontaneità e della franchezza, e comunque anche inconscio desiderio di elevarsi un po’ dalla massa!?… Insomma emblematica rivelazione del clima di quei tempi nei paesini. Forse con un po’ d’azzardo direi che questa elementare situazione, caratteristica e reale, ha quasi un certo valore educativo come le favole di Esopo.

Non so perché, ma penso ora ad un proverbio: “la montagna che partorisce un topolino”. Fra gli altri valori per le ragazze cosiddette per bene, il più importante era quello della Verginità, sia per un diffuso senso di pudore, di reticenza verso l’altro sesso, di rispetto per i genitori, ma anche di paura; ché se un fidanzamento fosse andato a monte, quale PEZZA poteva coprire la “vergogna”? Si restava facilmente ZITELLE, se il pregiudizio e la diceria erano diffusi appena appena più del solito. Perdere “l’ONORE” era molto peggio che essere povera, per una ragazza. Senza contare che si poteva in casi più estremi arrivare al delitto, sia da parte dei familiari propri che del marito, qualora “il fatto” fosse stato vero. La storia, le opere teatrali ne erano piene e non solo in SICILIA … E penso ad esempio al libro di GARCIA MARQUEZ del 1981 “cronaca di una morte annunciata”. Ed anche, anzi direi soprattutto, la religione considerava un grave peccato perdere la verginità. Ma da ultimo penso che era pur bello procrastinare l’atto d’amore e dell’amplesso; era bello sognare e immaginare il fatidico momento vivendolo in festa e non rubandolo di nascosto.

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[A] Bustina = breve o lunga considerazione….  l’autrice di queste bustine  ricorda la sua vita passata, non più attuale e non ancora antica, mentre  camminando sul viale del tramonto, spera di vedere ancora tante albe, insieme ai suoi nipoti.
[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

1 COMMENTO

  1. Valori di quei tempi e adeguati a quei tempi? Chissà! Oggi forse sono superati o puerili? Ma allora erano presenti e forti e facevano da guida e il loro possesso era la misura della stima dell’uomo. Sono gli ideali segno distintivo di un’epoca e di una società. Tutto superato oggi? Non rimane quasi nulla. Marisa inquadra bene l’epoca con quei valori di cui si è nutrita. Complimenti!

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