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La bustina di Marisa: Evoluzione e fine di una scuola rurale, Pantanicce

di Marisa Gallo [1]

Scuola RuralePuò esserci una scuola così bella? TIPO NIDO RURALE, situato in questa piccola masseria a FONTE DEL FICO? in territorio di MONTEFALCONE NEL SANNIO?

Certo OGGI non è più  CONCEPIBILE un ambiente scolastico di tal fatta, almeno nei nostri Paesi Occidentali, dove vigono leggi imprescindibili e da rispettare per le riforme dei PROGRAMMI SCOLASTICI succedutesi   via via, a partire da quella del ministro Giovanni Gentile del 1923 e seguenti, che hanno sempre più migliorato insieme alla didattica, le condizioni igienico- sanitarie e tutto il mondo scolastico in generale.

Scuole siffatte esistono ancora in poveri paesi, dove non hanno né libri, né materiale didattico sufficiente, né VOLONTA’ POLITICA di creare strutture per l’istruzione, dove l’istruzione fa paura, perché apre la mente… E invece mantenere gli uomini in SOGGEZIONE CULTURALE equivale ad accentrare il potere in mano di una sola persona, che dicesi DITTATURA !

Noi l’abbiamo sperimentata – sia pure non assoluta – e superata!

TORNO ALLA “BELLA” SCUOLA DELLA FOTO : L’HO MESSA IN EVIDENZA PERCHE’ L’HO VISSUTA IN PRIMA PERSONA. Presa dal WEB questa foto è la perfetta copia della scuola dove io ho insegnato.

Nell’anno scolastico 1958/ 59 ho insegnato, come maestra elementare, in una scuola simile, appena dopo un anno dal diploma magistrale conseguito nel 1957 nel grande centro molisano di TRIVENTO, in un istituto non statale, ma legalmente riconosciuto, sorto per l’opera civica e meritoria di un sacerdote di Roccavivara, don BERTRANDO GIANICO, fondatore anche dell’annesso convitto maschile, sempre a Trivento .

Trascorsi l’ anno subito dopo il diploma, continuando gli studi, perché di lì a poco sarebbe stato bandito il concorso magistrale; come in realtà avvenne e a cui potei partecipare :1 CONCORSO ,1 vero ESAME, CON GRANDE ELIMINAZIONE DI CONCORRENTI per l’esiguità dei posti disponibili a ruolo, ma che a me portò bene..

Ebbene per la preparazione al concorso bisognava andare a Campobasso, dove c’erano più di un prof di lettere, che impartivano lezioni private a pagamento, nelle ore o nei giorni liberi dall’insegnamento nei loro rispettivi istituti. Quindi alcuni giovani del mio paese -me compresa –ci andavamo due giorni alla settimana… E qui solo di sfuggita vorrei accennare ai disagi dei ripetuti viaggi, con le strade sconnesse, brecciate e polverose; con la corriera che saliva e saltava tra buche grandi e piccole; gente che fumava e vocio assordante, coperto solo dal rullio scomposto della corriera…. e lo stomaco in subbuglio!

Quell’anno ci fu il rientro in paese del sindaco, pure insegnante, che lasciava dopo vario tempo la sua scuola rurale di FONTE DEL FICO in dialetto PANTANICCE ed io ebbi dal provveditorato la nomina alla sua sostituzione .

Il sindaco,- giovane e capelli a spazzola, fisico asciutto e alacre, – aveva insegnato sempre fino ad allora in campagna, perché anche a lui quella scuola piaceva; gli dava l’opportunità di camminate giornaliere- un’ora l’andata e un’ora il ritorno – con beneficio di distrazione tra gli uccelli del bosco. Oltre che sindaco era amante della poesia, della natura, della musica, nonché di belle donne-sposerà infatti una bellissima ragazza pure maestra e mia amica , più giovane di lui.

Fu col matrimonio che si convinse a chiedere il trasferimento in paese, dove la scuola situata nell’edificio scolastico offriva maggiori comfort e gli permetteva anche di esplicare meglio la sua carica pubblica di sindaco, essendo più presente in paese .

I suoi 4/5 ragazzi di quinta della scuoletta lo seguirono in paese, mentre gli altri 7 alunni restarono a frequentare in campagna ; ma la scuola fu trasformata dal PROVVEDITORE AGLI STUDI in SCUOLA “SUSSIDIATA”. Questo comportava che l’insegnante avrebbe dovuto assicurare non l’insegnamento quotidiano, ma un numero di giorni stabilito, con un compenso (udite, udite… )solo per gli alunni di terza classe, che erano quelli che sostenevano l’esame intermedio nella scuola elementare di una volta.

(Un TOT per alunno; nel caso specifico il MIO COMPENSO fu di 52 MILA LIRE per tutto l’anno, giacché c’erano solo quattro alunni di terza! E logicamente il PUNTEGGIO per la graduatoria!

Ma la somma fu sufficiente per pagare le lezioni al prof di Campobasso: gioia e soddisfazione, per me, giovane maestrina, alla mia prima esperienza lavorativa e…di guadagno!)

Gli altri tre alunni erano una bimba di prima e due di seconda. L’unica bimba di prima sarà l’alunna che in ASSOLUTO ricorderò con tenerezza, per la docilità, l’ ingenuità e l’inverosimile timidezza, diversa dal fratellino in terza classe, “caciarone” e allegro.

E voglio raccontare BREVEMENTE un episodio, perché troppo bello.. L’ultima mattina di scuola GILDA –così si chiamava- scoppia a piangere dicendo:- Maestra mi fa male il figliuolo!-… e indicava lo stomaco! Già, il punto in cui al mattino portava la sua manina,facendo il SEGNO DELLA CROCE …Forse l’ansia di sapere se era stata promossa? Forse dispiaciuta della chiusura della scuola? Forse…

Come si può dimenticare una chicca simile, per la “spiritualità” immediata che suscita?

Strana scuola, strana classe, strana condizione–contratto, strana situazione generale …ma a me favorevole, che mi permetteva cioè di andare a Campobasso due volte alla settimana …senza dover chiedere ed ottenere permessi dal DIRETTORE DIDATTICO, che tra l’altro risiedeva a Montefalcone, sede della direzione stessa. E il direttore, ottima persona, colto e preparato, ci dava a noi aspiranti al concorso, spesso lezioni di didattica e consigli pratici.

Fu un anno di grande impegno tra studio e lavoro- insegnamento, la prima vera verifica in campo- cioè in classe – sia pure una piccola pluriclasse con 7alunni, dai volti limpidi e lieti, dalle mani già abituate coi genitori ai piccoli lavori di campagna o a pascolare le pecore, prima e dopo la scuola, più che a fare compiti o giocare.

E la salutare camminata giornaliera: mezz’ora di “rotabile” e mezz’ora di sentiero di campagna – andata e ritorno-mi schiariva i pensieri, il cuore e ..i polmoni…

MA TUTTO si svolse come una grande opportunità per me e per i bambini…. c’erano a farci compagnia il vecchio padrone di casa, cordiale e rispettoso; nella stalla c’erano pecore, maiali e un asinello che ci guardavano quando si andava a fare pipì; nel cortile razzolavano le galline e talvolta il padrone mi sollecitava a bere qualche uovo fresco crudo, che a me piaceva; c’erano il colore dei fiori, il canto degli uccelli e la vista di innocui serpenti; e a maggio, proprio alla chiusura dalla scuola, ci fu un abbondante dono di ciliegie, da parte dei bambini …

E chi potrà mai dimenticarle così buone, fresche, genuine, rosse e dolci da lasciare in bocca il sapore del nettare!??..

MAI che abbiamo avuto, sia io che gli alunni, intolleranze o allergie per odori o sapori vari, né raffreddori.. e solo al camino ardevano dei ciocchi , che il padrone di casa veniva a rintuzzare un paio di volte al giorno durante l’inverno.

FU L’ULTIMO ANNO di quella piccola scuola rurale pluriclasse “ sussidiata”. Questo contratto scomparve dalla legislazione, ma non la pluriclasse, che si protrasse ancora per tanti anni nel territorio nazionale. Gli alunni rimasti in zona l’anno successivo, pure essi si trasferirono in paese e Gilda sì, Gilda la rivedevo talvolta che mi salutava durante la ricreazione, lungo il corridoio dell’edificio, dove anch’io l’anno successivo insegnai come supplente, quasi per l’intero anno scolastico, di nuovo in una prima classe elementare, numerosa e curata da una maestra titolare, che ebbe allora il suo terzo bambino. .

Fonte del fico, come un idillio poetico, letto ed amato subito, è rimasta nel mio cuore, vergine maestrina tra vergini alunni di campagna.


 

Scuola Rurale

QUESTA FOTO IN VERITA’ TROVATA SUL WEB, di un fotografo a me sconosciuto, illustra alla perfezione la mia prima scuoletta di campagna. Se mai il fotografo riconosce il suo scatto sappia che MI ha fatto felice.

HA RIDESTATO COME LAMPO IL RICORDO questa somiglianza quasi perfetta della scuola dove una maestrina, cioè io, ho insegnato nel mio primo anno scolastico 1958/59.

 


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

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