Home / Cultura / Cultura Popolare / La bustina di Marisa – Du zuffelature (Soffietti)

La bustina di Marisa – Du zuffelature (Soffietti)

Racconto di Marisa Gallo [1]

cucina caminettozuffelature bimbo-con-gatto copia

Parlare de lu zuffelature-soffietto, quest’oggetto così comune e diffuso, sembrerebbe superfluo, se non fosse che esso ha, per me, un ricordo quasi caro e particolare.

In casa mia avevamo due soffietti uno in cucina, l’altro in cantina. Sempre bello lucido e più leggero il soffietto della cucina: un tubo metallico, non più alto di 60 65 cm , si adoperava spessissimo, soprattutto al mattino, quando bisognava accendere il camino. Al tempo della mia infanzia c’era poca cartaccia da ardere, per aiutare l’accensione si chiedeva una paletta di carboni in prestito al vicinato-era uno scambio usuale-. Il soffietto si adoperava per accostare i carboni, si soffiava per tener viva la fiamma. Io ci soffiavo volentieri col soffietto della cucina, anzi qualche volta anche a sproposito ; pur quando la fiamma era alta andavo a sfrukulià’ -cioè a stuzzicare -la legna per vedere le scintille numerose che salivano su per la cappa nera, si rincorrevano e si perdevano in alto. Le Monachine di Pascoli!

Talvolta capitava che il soffietto, al momento che occorreva, non si trovasse –Oh Gesummaria – questo intercalare era semplice e ricorrente per mio padre- ma lu zuffelature stave ecche nu minute fa; chi ze la pigliate FARFARIELLE? Cerchele, Marisa, vide ’mmezze a le scariche Ed infatti un piccolo luccichio e lu zuffelature usciva pronto e lucido… Papà soffiava così forte che la fiamma tornava allegra come prima e più di prima. La cucina si riempiva di calore e quando c’era papà non si soffriva il freddo, durante il lungo inverno di montagna del nostro paese, perché egli ci metteva tanta legna al camino. Era solito dire: – n’aije pigliate tre canne de lene, ne pozze piglià n’altre, se ze finisce..-. E le sue parole avevano lo stesso effetto del fuoco: ci avvolgevano e ci rassicuravano.

Diverso lu zuffelature de la cantine: grande, lungo e pesante, di un tubo più grosso e rozzo ed io facevo anche un po’ fatica ad adoperarlo, anche se erano poche le occasioni di uso. Ricordo innanzitutto quando si vendemmiava e si faceva la hugliende , cioè si bolliva una certa quantità di vinacce per rendere il vino di una maggiore gradazione alcoolica. ..Allora sopra un grosso treppiedi di ferro si sistemava la “callara” con le vinacce, e sotto si doveva accendere il fuoco , per farle cuocere. Quando papà era occupato col torchio o con le botti chiedeva a me di alimentarlo; io mi lagnavo dicendo:– Ma stu zuffelature nen soffele! forse z’è ttureote! Allora lo rovesciavo e lo sbattevo a testa in giù con gran fracasso, e tornavo a soffiare, ma con scarso risultato… il fiato non mi bastava, i polmoni si sgonfiavano inutilmente.

La fiamma scemava e la hugliende non faceva piu’ le bollicine ..allora correva papà . Più spesso ginocchioni dava tre quattro soffiate vigorose, lunghe, insistenti e la fiamma scoppiava di nuovo gagliarda. La hugliende tornava a bollire e il profumo inebriava e si spandeva per la cantina e attraverso la “cataratta” – una botola interna di comunicazione tra la cantina e la cucina- saliva sopra in cucina e ancora più su alle camere. Mammà mi mandava allora in fretta a chiudere la porta della camera, che, altrimenti, sarebbe rimasta invasa dall’odore pungente e agro dolce.

– Ma papà, pecchè l’hanne fatte accusci grosse stu zuffelature, a che serve? E papà: – Nne le vide che ede arruuà a smove la vrasce sotte a la callare ? ‘Nche nu zulfflature piccuole t’abbrusce la facce, come è lu suldate ije z’appenne la sciabbele!

Giusto, ovvio, chiaro e facile, come la sciabola che deve potersi adattare al soldato, ma io non ci avevo pensato.


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. ARGOMENTO MOLTO VALIDO PER LA STAGIONE CHE STIAMO INIZIANDO A TRASCORRERE!.. BELLISSIMA DESCRIZIONE. SEMPRE ATTENTA LA MIA CUGINA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.