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La bustina di Marisa: Chi fu? … dall’acero, verso il calvario

di Marisa Gallo [*]

Nello spiazzo antistante il cimtero del mio paese, Montefalcone nel Sannio, si elevano magnifci ed armoniosi alcuni pini, dei cipressi, ed un acero.- come da foto.

Belli in estate – ed in particolare l’acero, di un folto intenso verde – la loro ombra è refrigerio per i paesani che magari a piedi si recano a far visita ai morti, durante le lunghe e assolate giornate, per portare un fiore, o ritrovare i ricordi dei propri cari nelle foto sui loculi, nelle cappelle o semplicemente sotto il cumulo della terra nel campo santo, e recitare un REQUIEM…

Gradevole la sosta, sia prima che dopo la visita ai cari defunti!

Eh Sì, perché da questo angolo lo sguardo spazia verso il mare, ed è bello soffermarsi per un momento anche ad osservare, quasi ad un tiro di schioppo, il piccolo paese di Montemitro, di antiche origini Croate, ancora conservate nel dialetto, parlato specie dagli anziani. Credo che questo paesino sempre sia stato considerato quasi un “fratello minore” rispetto a Montefalcone, di origini Sannitiche, solo per il numero inferiore di abitanti, ma assai legati per la vicinanza. Ci si poteva andare anche a piedi, o con la corriera, o qualcuno più fortunato con la vespa o la lambretta-

Così c’erano scambi di innamoramento e poi “matrimoniali”, frequenti fra i giovani. E, forse, ci sono ancor oggi.

Mentre gli altri alberi sono sempreverdi all’interno del cimitero, particolarmente i cipressi, fedeli custodi delle tombe, ed uguali in ogni stagione … fuori nello spiazzo, in autunno, l’ acero si trasforma: col sopraggiungere di settembre, con qualche prima pioggia e le folate di vento, le foglie GLI danno l’addio ma dopo una lenta, progressiva colorazione… L’acero si spoglia della sua chioma, ma quando non più verde, si è vestito per un po’ di un abito color rosso sangue, inconsciamente pauroso! (1) Ma anche abito attraente e piacevole, e senz’atro emozionante! (2). (Io così non l’ho visto!).

Poi la sua chioma, prima di cadere, sfuma in un rosso ruggine, invitante alla sosta, anche in qualche   giorno autunnale, quando ancora il sole picchia nelle ore del mezzogiorno. Oggigiorno va di moda il foliage – viaggi o gite turistiche per boschi e foreste, pinete o querceti, castagneti o faggete… dove ammirare l’effetto scenografico creato in autunno dal cambiamento graduale delle chiome , con una infinita serie di sfumature.(3) L’acero dello spiazzo del cimitero è un esempio rappresentativo di questo magnifico spettacolo naturale…

Ebbene un giorno di qualche tempo fa, ero andata a visitare i miei cari defunti, e proprio sotto l’ombra di quell’acero “ rugginoso”, volgendo lo sguardo verso l’alto, ho scorto la Croce del “CALVARIO” , cioè il luogo del paese, nel quale aveva termine la processione del Venerdì Santo … (4)

Come era d’uso nei nostri borghi, ricordo che al mio paese vi si partecipava numerosi e con grande devozione …Il parroco Don Vittorio Cordisco, era FERVIDO “CONDUTTORE “ di questa processione –me lo ricordo bene- ed il suo religioso fervore si trasfondeva nei parrocchiani, che tutti, anche anziani, si arrampicavano sugli scalini, non proprio comodi al tempo, per arrivare proprio davanti alle CROCI del Calvario.

Lì giunti ci si fermava per leggere l’ultima posta della “VIA CRUCIS”, lettura affidata alle suore o a qualche altra persona…Spesso vi si arrivava all’imbrunire : un venticello quasi sempre spirava in quel giorno d’incipiente primavera, prossimo alla Pasqua, e più che gradevole qualche volta faceva un bizzarro mulinello, essendo il luogo rialzato e libero, senza riparo alcuno di case o di alberi…

Il nostro parroco con la sua parola forte e suadente, faceva una MEDITAZIONE sulla Crocifissione di Gesù!… Riusciva a commuovere e forse a coinvolgere l’animo di ognuno a “non essere ingrati verso Gesù, morto per noi sulla Croce” … Infatti il canto della PASSIONE ripeteva nel ritornello:

“ Sono stato io l’ingrato.
Gesù mio, perdon…pietà!

Ed io nelle orecchie risento DISTINTA L’ECO delle voci del parroco, del sagrestano di quel periodo, e di qualche altro cantore dal timbro corposo tenorile e/ o baritonale, che davano – credo a molti- un brivido di languida malinconica tenerezza, con l’implicita segreta promessa di un comportamento corretto e futuro di amore fraterno, di fedeli credenti, e osservanti CRISTIANI. Io ragazzina mi emozionavo, sia per il sermone che per l’ora vespertina, per cui mi stringevo alla zia, che mi aveva portata in processione…

COSÌ, DI RICORDO IN RICORDO sotto l’acero, quel giorno, come per una folgorazione- lampo inaspettata, la mia memoria tornò alla morte improvvisa di un ragazzino, di nome BENITO,( quasi della mia stessa età!?) che intorno agli anni 50, morì di morte violenta, proprio molto VICINO AL CALVARIO… pur se non proprio in CROCE. Io lo conoscevo solo di nome, non essendo della mia zona, né della mia “compagnia”… Ma grande e dolorosa fu l’eco suscitata dalla sua infelice e prematura FINE; sconforto e paura serpeggiarono duraturi tra i ragazzi dell’epoca , specie tra i maschietti…

Quanto dolore e trambusto, quanto chiacchiericcio, quanto scombussolamento  nella famiglia del ragazzo, in altre famiglie del quartiere del Calvario – coinvolte a ragione o non– e nel paese intero, per quel delitto!!! Credo che NON sia mai stato scoperto il vero colpevole!…

L’evento accadde una mattina MOLTO presto. A quel tempo...il bagno era assente nella maggior parte delle famiglie, e i componenti , specie i maschi- grandi e piccoli -si allontavano nel proprio orticello o in qualche anfratto, poco lontano da casa… per i loro “bisogni” ! CHE TEMPI!!

Fu così che per una triste sorte BENITO fu trovato strangolato, agonizzante, o forse già morto, proprio poco distante dal Calvario, dove era sua abitudine recarsi ogni mattina, con altri uomini e/o ragazzi, per una nesessità fisiologica improcrastinabile!

Si parlò di maniaco sessuale! .

NOI RAGAZZINI non capivamo nemmeno bene cosa volesse significare …ma credo ai grandi fosse chiaro. Triste storia di sospetti, accuse, interrogatori, illazioni malevole, tremendi dubbi, processi a più di una persona, indagini, presunti colpevoli!!! Qualcuno passò anche del tempo in carcere…

Tristissimo il dolore della mamma del ragazzo, che – mi ricordo- al funerale del figlio era l’immagine vivente della Madonna Addolorata, come la Madonna che, nella sera del venerdì santo, in processione, fra canti e preghiere, con suo Figlio Gesù, saliva il Calvario, passando davanti alla casa del ragazzo e della sua famiglia…

Nella nostra immaginazione, di ragazzi di allora, il fatto delittuoso ebbe una risonanza fantasiosa, ed in particolare ci vedeva coinvolti – si fa per dire- scolasticamente… Mi riferisco ad una nota poesia, da noi imparata a memoria a scuola, di GIOVANNI PASCOLI “LA CAVALLA STORNA”.

Si legge così in alcuni VERSI , quando la mamma del poeta nell’alto silenzio interroga la cavalla, che sul calesse aveva riportato il corpo, privo di vita, del padre del poeta ..

Tu non sai, poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!
Tu l’hai veduto l’uomo che l’uccise:
esso t’è qui nelle pupille fise*.
Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome,
E tu fa cenno. Dio t’insegni, come”………….

Così si ipotizzò, con voci, o meglio sussurri, che lo stesso fenomeno fosse avvenuto nel ragazzino, BENITO, il quale avendo visto il suo assassino, poteva avere ANCORA impressa negli occhi l’immagine di lui – il suo CARNEFICE!…- Proprio come nel “disperato” verso Pascoliano.

A noi ragazzini la cosa faceva impressione: frequenti i commenti nei nostri puerili discorsi a scuola e fuori in strada … con nessuna competenza, nessun riferimento concreto, ma solo affascinati dalla poesia. Forse ci fu qualche indagine in tal senso, ma credo senza alcun esito, visti anche i mezzi scientifici allora a disposizione di POLIZIA GIUDIZIARIA E MAGISTRATURA… Che pure furono sollecite e zelanti , in quanto negli anni 50/ 60 il mio paese, molto più popoloso di oggi, e importante del MOLISE ANTICO, era sede di una PRETURA ed anche di una CASERMA dei CARABINIERi, sita proprio a 200 m dal luogo del misfatto… che però ciononostante, non riuscì ad intimorire e a fermare la mano assassina! L’impegno deI CARABINIERI scattò immediatamente, proprio per l’estrema vicinanza della caserma, ma nelle pupille fredde di Benito c’era solo la nefandezza del delitto, non altro… Ripeto, non fu mai scoperto il vero colpevole!

Fu così che la “memoria infantile”, un giorno di qualche tempo fa, dal mio recesso subconscio, si palesò alla mia mente ed al cuore, facendomi associare quell’ acero bello e colorato, ma “solitario”, rossastro e rugginoso – ad un certo punto dell’autunno – a quel ragazzino morto, scomparso oltre sessan’anni fa, “ Benito”! Un nome forse dal presagio fatale!

Dolorosa zona dal punto di vista religioso, luogo di riflessione e del riposo eterno, quella del Calvario e del Cimitero, purtroppo teatro tragico di quell’ orrendo evento, ma pur sempre zona strordinaria e paesaggistica, frequentata proprio da tutti… con rispetto e AMORE .

 

 


[*] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

[1] Nella tradizione latina l’ACERO è legato al dio FOBOS: Figlio di Ares, dio della guerra, e di Afrodite, dea della bellezza, era la divinizzazione della “paura”, e fratello di DEIMOS, il “terrore” causato dalla guerra.
[2] Forse per questo è simbolo anche di audacia e coraggio, come nella cultura Canadese, con la foglia di acero rosso nella sua bandiera!?
[3] Esistono molte specie di acero, anche spontanee, che si adattano alla varietà di clima e di altitudine ; un acero negundo, da noi piantato 20 anni fa, nello spiazzo della nostra casetta di montagna, a Roccamorice, dalla bella chioma, ampia e tondeggiante, in autunno si colora solo di giallo –bronzo- come da foto.
[4] Due delle foto – è ben visibile!- sono di Giancarlo Petti – che ringrazio- amante di zampogna, di danza folkloristica, di fotografia e di altro( che certamente io non conosco). Egli è un mio compaesano molto giovane, nato quando io ero già andata via da Montefalcone..

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. La triste vicenda ti ha lasciato un forte ricordo e un doloroso pathos che a distanza di anni ti colpisce ancora con violenza. Aggiungi poi che a quell’età i fatti lasciano grandi strascichi.

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