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La bustina di Marisa – Autunno: tempo di castagne e…vino !!

di Marisa Gallo [1]

Nonna e Caldarroste

Haiku

Sempre d’autunno// nei boschi di montagne…// nebbia e castagne.
Brune creature,// con duro tonfo  a terra! // lucide e tonde.
Pane dei poveri,//profumate d’alloro…//dolci ballotte!
Dal verde riccio// come da una ferita! // marron glacé.
Setose in bocca //coniugate al buon vino// or caldarroste.
Deliziose code://danzano gli scoiattoli // tra i folti rami .
Castagni ombrosi //  bei fiori a primavera//frutti in autunno.

Primo  freddo… Ieri sera prima accensione del camino, prime castagne sulla brace. E’ stata quasi una festa; si sa la prima volta  di una cosa buona… la prima volta, dopo l’ardore del sole, sentire l’ardore  della fiamma scoppiettante e allegra,  fa piacere ed alletta tutti, intorno al camino che purtroppo  è un camino ad angolo,  di quelli moderni, piuttosto limitante e piccolo, che permette di goderne i benefici da lontano, anche perché non è l’unica fonte di calore, ma il termosifone fa la parte maggiore. Non come i camini di una volta delle nostre case, dove ci si poteva mettere veramente intorno a cerchio…dove le nonne anziane sostandovi per ore nei lunghi inverni,  si macchiavano le gambe di chiazze violacee – ”le vacche” in dialetto – e dove gli anziani trovavano sempre da raccontare  ai bambini le loro storie, dopo essere andati magari personalmente a raccogliere le castagne…

Nelle sere  autunnali, allora, non mancavano le caldarroste... innaffiate da un buon bicchiere di vino rosso che davano vigore e sapore ai sensi e alle sensazioni. E con  gli amici, coniugando al riposo serale,  il rosso vino, ci si contagiava di quella semplice, ma rara malattia: l’allegria -oggi forse ancor  più rara! –

 Il nostro Abruzzo era molto  ricco di castagneti, specie  in Altosannio e nel Reatino; una volta non mancavano quasi  in  nessuna zona, coltivati per la bontà del prodotto, meno soggetti a malattie – il cinipide del castagno- che sembra averli colpiti anche quest’anno, facendo salire il costo delle castagne ed in particolare dei marroni.

Neanche ora mancano le caldarroste: semplicemente oggi noi nonne più tecnologiche- così mi definiscono a volte i miei nipoti- andiamo logicamente a comprarle.  Tempo fa, invece, nonne meno tecnologiche, come nella foto, andavano a raccoglierle, a preparale e a cuocerle sotto il camino, con una padella appositamente traforata.

E i nipoti ora vengono stimolati con storie un po’ diverse… che a volte cerchiamo quasi con fatica di trasmettere loro, spessissimo sempre occupati a “mastrijare” con lo smartphone e ”robe varie” e quindi non sempre “abboccano” alle nostre “robe antiche”.

Io, proprio ieri sera, ho detto al più piccolo nipotino, 12 anni , seconda media, cos’è un castagneto? Come lo scriveresti, con la lettera maiuscola o minuscola?   Da vecchia nonna, maestra in pensione da tanti anni, non mi lascio sfuggire “occasione “ di raccontare le storie o la “storia” sempre se, bontà loro e indulgentemente, decidono di stare “buoni e attenti “ad ascoltare o anche intervenire.  

Già, perché mi è venuto  in mente, ben a ragione, Castagneto Marittimo, comune della costa livornese che si sviluppò intorno al Castello della Gherardesca – signori feudali di quel territorio. Nel 1907, anno della morte di Giosue’ Carducci, poeta che ammiro tanto (ed amo anche), quel comune fu chiamato Castagneto Carducci,  in  suo onore per avervi trascorso la fanciullezza; il padre Michele fu medico del paese e anche uno dei più importanti oppositori ai diritti feudali, imposti dai conti della Gherardesca. E Giosuè Carducci certo apprezzò dopo il “licor” del vino, che scendeva gradito con le castagne……..

Anche Giovanni Pascoli dedicò dei versi belli e tristi, al castagno, per la sua importanza sociale nella nostra storia.

“Tu, pio castagno, solo tu, l’assai

doni al villano che non ha che il sole;

tu solo il chicco, il buon di più,
tu dai
alla sua prole…
(Giovanni Pascoli, il castagno

….”e quei castagni! non credevi mai,

violetta? lo credo! ero il più grande!

sono il più vecchio. ella è per me: vedrai. » 
(Giovanni Pascoli, primi poemetti: il vecchio castagno

…. versi del poemetto di Giovanni Pascoli che val la pena leggere per intero, per la sensibilità  e la  delicatezza  di sentimenti e situazioni espressi dal poeta.

Ai miei nipoti, del resto, sono debitrice delle “dritte” per il pc…che però io non solo ascoltavo, ”buona e attenta” anzi cercavo e cerco di carpire, nei loro attimi liberi, quando, passando davanti alla mia taverna, mi salutano…il piccolo spesso, così- nonna c’è un gelatino? – ed io -core di nonna- cerco di non lasciare mai vuoto l’angolo dei gelati per lui, d’estate e d’inverno: motivo in più per vederlo, dargli o ricevere un bacetto.  Io getto l’amo … gli input – da nonna tecnologica!- ma chissà quando e quanto sarà abbondante la pesca!


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

3 commenti

  1. Governarsi bene al passo di stagione rendendo tutto poetico: che bello!

  2. Marisa cara, hai pescato me! Molto belli i tuoi haiku composti nel tuo stile unico, e in particolare:

    deliziose code ―
    danzano gli scoiattoli
    tra i folti rami

    dal verde riccio
    come da una ferita ―
    marron glacé

    sempre d’autunno ―
    nei boschi di montagne
    nebbia e castagne

  3. GRAZIE Rodrigo, poesia e prosa: governarsi bene e “Cantare” meglio…castagne e…vino appunto!

    e GRAZIE, RITA—

    CERTOIL MIO AMO
    CON VALORE HA SCELTO TE,
    FRA TANTI PESCI….

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