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La bustina di Marisa: Arco dal nome strano “Mure Routte”

di Marisa Gallo

1 STEP  –  l’arco dell’infanzia

Arco dal nome strano “Mure ruotte”

Questo arco o per meglio dire “suppuorte“, dal nome strano, piuttosto grande, all’inizio di un vicolo stretto e breve, da una delle due scalinate del mio paese, s’inerpica verso l’alto, raggiungendo una zona molto vicina alla chiesa, ripidamente, con scalini e pianerottoli – un tempo, non proprio ben tenuti, e tutti molto irregolari… Non ha fascino antico, nè storia come l’arco Sanchez, poco più su- che io sappia- non stemmi nè marmi, non è intitolato a qualcuno, non è bello, ma solo tanto tanto utile: in pratica una inevitabile scorciatoia, di fattura comune ad altri suppuorte in paese, che abbrevia poi, verso il basso, il percorso per raggiungere dalla zona soprastante, il corso Vittorio Emanuele 2, l’edificio scolastico e altri luoghi più frequentati. Chissà quante corse scapicollate di bambini, al suono della campanella, al mattino, per arrivare in tempo a scuola! E tornare a casa all’uscita! O anche per giocare a nascondino!

Questo vicolo de lu mure routte, allorquando scarseggiavano anche gli ombrelli, aggiustati da ombrellai girovaghi -sarà stato certo riparo da temporali improvvisi; nei pianerottoli invece avranno fatto raduno le donne coi loro lavoretti femminili e le chiacchiere di comari; o forse segreto angolo per un bacio fra innamorati…allorquando non esistevano cellulari, ma solo un posto telefonico pubblico fisso, gestito ad orario.

Ma per me esso è un arco molto significativo; evocativo di tanti ricordi personali, fin da piccola e per il tempo in cui son vissuta a Montefalcone, cioè fino a 21 anni.

Alcune famiglie abitavano in piccoli appartamentini collegati direttamente all’arco, lungo la salita su vari pianerottoli, sia a destra che a sinistra. Proprio su di esso si affacciava, non direttamente, ma al secondo piano, anche il terrazzo della casa avita di mia madre, cioè dove lei è nata, e che forse io ho frequentato nella mia primissima infanzia, fino ai cinque, sei anni… Ma per un “gioco strano, malfido e traditore ” di memoria, non ho molto bene impressi in mente quei giorni belli.

Arco dal nome strano – terrazzo della casa di mia madre

Mi sento limitata e condizionata, vorrei ricordare di più: i primi abbracci di mamma, le sue carezze, i sorrisi, perchè certo ne avrò ricevuti… Mamma mi avrà portata di sicuro in braccio o per mano, passando sotto l’arco, nella sua casa paterna, dove non c’erano più i nonni, deceduti ahimè presto, ma abitavano ancora lì le sue due sorelle più piccole, allora non ancora sposate. E quindi le care mie zie, che pure mi avranno coccolata e “spupazzata”, essendo io la loro prima nipotina! Perchè così “ duro” destino non mi fa tornare lucido alla mente quel CARO periodo ? Ricordo proprio poco … Eppure avevo sei anni e mezzo quando mamma è morta, dopo oltre un anno di malattia, a 36 anni!! A L’Aquila, in una fredda giornata d’inverno: 9 dicembre 1945!

E siamo rimaste orfane: dico siamo, perché non ero sola: c’era anche la mia sorellina, di soli tre anni e mezzo… Oh certo lei ancor più “orfana” , più piccola e indifesa, più debole e sola!!!

Ecco, veramente, lei non ha alcun ricordo della mamma viva, di quando ci cuoceva in un pentolino accanto al fuoco il riso col latte zuccherato e la cannella odorosa! O quando, talvolta, discuteva un po’ forse animatamente con la nonna paterna- suocera dunque per lei- perché mi faceva vincere qualche capriccio “di gelosia” e mi allattava al suo seno vizzo, seduta a una “spere de sole”, che solo nel pomeriggio, entrava dalla porta della nostra casa aperta…Tutto ciò in qualche momento di impegno materno proprio con lei, sorellina più piccola… O quando la mamma, sarta e ricamatrice, cuciva e cantava con le nipoti giovinette- figlie delle sorelle di mio padre, e per mia madre quindi nipoti acquisite : Liliana, Emma, Nelia, che le volevano un gran bene, apprendiste del mestiere di sarta. E intanto esse cominciavano a ricamare con lei, “Zia Irmucce, il loro corredo e imparavano anche a cantare. Purtroppo alla mia sorellina è rimasta impressa solo la salma di mamma, che all’obitorio stava su una fredda pietra di marmo, dove uscendo l’abbiamo lasciata, senza mai più rivederla! Perchè? Perché una così triste cosa è successa a noi?? Ecco per me “lu mure routte” nell’inconscio infantile, tra i 7/ 10 anni davvero era “rotto“, senza più radice, senza più fondamenta, rotto nella mia mente di bambina che a sei anni è rimasta orfana…

La mamma sempre ha visto quell’arco, passandoci sotto; era quasi la sua naturale strada di percorso giornaliero, per andare sulla rotabile dove c’erano la farmacia, il mulino, il sale e tabacchi ecc… Chissà forse ci sarà passata ANCHE vestita da sposa, quando si è unita in matrimonio con mio padre il 28 luglio1938, giorno festivo dei santi Nazario-Celso-Emidio, protettori di Trivento.

Arco dal nome strano – santi Nazario-Celso-Emidio

Questo lo ricordava spesso mio padre, quasi con orgoglio, pur non essendo un fervente praticante, ma solo perchè Trivento è sempre stata la nostra Diocesi… e lui conosceva bene la “cittadina” per il suo lavoro da muratore, che lo portava anche spesso fuori da Montefalcone… Dopo nove mesi esatti io vedevo la luce: 29 aprile 1939.

2 STEP     l’arco dell’adolescenza – della ritrosia

Verso gli anni della scuola media all’incirca 50-53 ed oltre ….ricordo che mi recavo spesso verso lu mure routte, non per motivi di affetto, anzi talvolta ci andavo malvolentieri, perché dovevo riaccompagnare un asino!!! No, non è una facezia spiritosa, piuttosto una storiella quasi “amarognola” per me…

Ebbene noi avevamo un campo -proprio portato in dote da mia madre, a le “spineille“, molto vicino al paese. Papà, muratore, non potendolo coltivare di persona (come invece faceva solo con la vigna, a “le chiaine“, un campo lontano dal paese, verso il fiume) l’aveva dato a mezzadria – un uso molto comune al tempo della mia adolescenza. Dalla finestra di casa mia si vedeva una parte del campo, quella più in alto, dove oltre ad un pezzo di seminativo, c’erano gli ulivi e alcuni alberi da frutta( ficuere bianche, precessotte, lecine: che delizia! Così saporite non ne ho mangiate più!.).

Arco dal nome strano – ficuere

Nella parte un po’ scoscesa, invece, essendoci una sorgiva d’acqua, di comune accordo si era convenuto col mezzadro di coltivarlo ad orto: pomodori, peperoni e altri ortaggi. Quando in agosto/ settembre era tempo di raccolta dei pomodori – una specialità e ne “sento” ancora sapore e profumo!- io andavo a coglierli col mezzadro, o meglio sua moglie, che non vorrei sbagliarmi, ma mi pare si chiamasse Mariannina (ora non ne sono più sicura). Si preparavano dei cesti coi pomodori – divisi equamente in due parti- e si riportava il prodotto a casa; un “viaggio” ciascuno: uno a noi, uno a lei, Mariannina. Che avrebbe riportato il suo prodotto l’indomanisera, per non perder tempo.

Il primo viaggio lo prendevamo noi: a casa si scaricavano i cesti e poi….bisognava riportare l’asino nella stalla. Dove??? Sotto a Lu Mure Routte !!!! Sì proprio lì abitava Mariannina, proprio sotto all’appartamento di mia madre, raggiungibile con un’altra rampa di scomodi scalini… Mariannina e suo marito, su un piccolo spiazzale avevano l’abitazione, e a fianco la stalla….

Arco dal nome strano – Abitazione di Mariannina

Quanti scalini in quel vicolo! Tanti e nemmeno troppo comodi, come invece fortunatamente sono oggi, ben visibili nelle foto scattate dall’amico Giancarlo Petti che ringrazio sentitamente.

Arco dal nome strano – Scalinate e scalini

E toccava a me riaccompagnare l’asino a casa, perchè Mariannina così voleva, e la cosa certo non mi lusingava. Ma allora erano tempi in cui i ragazzi dovevano obbedire e rispettare le persone anziane! OGGI direi meglio:< povera donna! > Mariannina restava ancora in campagna fino agli ultimi raggi di sole a lavorare, soprattutto ad “adacquare” gli ortaggi: operazione ottimale, se mattutina e/o serale, quando il sole dardeggia meno!

Non c’era niente di strano nel fatto se … se non fosse stato che io proprio tanto di malavoglia tiravo l’asino per la cavezza, lungo i trecento metri di strada da percorrere, improrogabilmente, davanti all’edificio scolastico e davanti al bar, che erano il centro nevralgico del paese …. Proprio lì ! Mannagge!!!!

Così POTEVA capitare di vedere ed essere vista, con l’asino al seguito, da qualche amico/a, qualche compagno/a di scuola e si sa che a quell’età c’era la naturale ritrosia e un naturale spirito di “mostrarsi al meglio”, non tirando un asino, che tra l’altro, se incocciava, io non sapevo né fischiare, né fargli il verso giusto, per tirarlo… Insomma “me n’abbrugugnoeve” da morire! Arrivati in vicinanza dell’arco, l’asino, arrampicandosi sui pochi, ma ripidi scalini, si dirigeva poi con sollecitudine verso la sua stalla, nella quale lo spingevo facendolo entrare, liberandomi così di un grande peso….Ecco cominciai quasi ad odiare quell’arco de lu mure routte .

Ma per fortuna era una situazione transitoria ed estiva, e di tre /quattro volte, durante l’estate, non di più; tanto durava la stagione dei pomodori …Perché, in verità, la proprietà non era vasta, e gli altri ortaggi si riportavano con piccoli cesti, per la minore produzione, sempre divisa in due. Poi ad ottobre io ripartivo per il collegio a studiare… e addio pomodori, asino, precessotte e tutto il resto…ed ero contenta e felice!

3 STEP   l’arco della gioventù

Poi son diventata grande… sposata, domiciliata altrove.

Tornando al mio paese un’estate e trovandomi da quelle parti ho infilato” lu mure routte, salendo gli scalini, per andare alla stradina soprastante… ,che portava cmq alla piazza del paese, per farlo scoprire alla mia BIMBA di 6/7 anni, che si divertiva ad arrampicarsi ed io non facevo alcuna fatica… Ed intanto così rividi anche la cantina della mia zia comare – altro luogo pieno di provviste e…. di cari ricordi per me. Passai così prima davanti alla stalla di Mariannina,–ah quell’asino della mia adolescenza…! e dopo altri ripidi scalini, in un pianerottolo piuttosto grande, davanti alla casa materna: nuovo portone, ma stessa cornice in pietra; nuovo intonaco, e colorato…

Arco dal nome strano – pianerottolo davanti la casa materna

Un non so che mi bloccò lo sguardo e il cuore: “nu griccele a la schiene”—direbbe Modesto Della Porta, poeta dialettale Abruzzese…- Insomma non ho resistito alla tentazione di entrare in quella casa, pur non invitata da nessuno. Già molti anni prima, le zie, trasferitesi a L’Aquila e poi a Roma, l’avevano venduta … Ma per nostalgia, per un’intima commozione, per una sensazione irrefrenabile di “tornare indietro”, per il desiderio inconscio di rivivere il “ felice passato” , pregai la signora che abitava l’appartamento di poterlo ri-visitare, e lei gentilmente acconsentì: c’era ancora una dispensa a muro, in cucina, nella parete di fronte all’ingresso; la signora aveva sistemato un salottino nel vano centrale : cioè tra la cucina, primo locale appena entrati e la stanza grande -camera da letto, in fondo, quella più bella, quella con affaccio sul terrazzo! E qui il mio spirito si ricreò! Così Giacomo Leopardi nel Canto –grande idillio

Le Ricordanze”

Vaghe stelle dell’Orsa io non credea

  1. tornare ancor per uso a contemplarvi
  2. sul paterno giardino scintillanti,
  3. e ragionar con voi dalle finestre
  4. di questo albergo ove abitai fanciullo,
  5. e delle gioie mie vidi la fine…………..

Non le stelle …non paterno giardino… per me solo un commosso ed intimo ricordo lontano, indefinibile e caro… Dal terrazzo respirai l’aria della pineta piuttosto lontana, ed il profumo di resina che il vento faceva ancora giungere fino alla piazza, nel paese, e più in basso verso le “speneille“. E non solo:… dal “terrazzo di mia madre” son riuscita a vedere, poco lontana dall’edificio scolastico, anche la ( mia ) casa di mio padre, non molto distante- nella quale io ero tornata, ospitata, per trascorrere qualche giorno di ferie, con mio marito e la nostra prima bambina. Ringraziata la signora, proseguii il giro in paese con mia figlia.

Arco dal nome strano – Casa paterna (in verde)

4 STEP  –  l’arco della nostalgia

E’ passato ancora tanto tempoOggi, sarei disposta a riaccompagnare pur tante volte l’asino nella sua stalla! Finito il tempo della ritrosia, ahimé, c’è posto solo alla nostalgia dei ricordi…A le “speneille” c’è ancora il terreno – però da noi venduto nel 65′ – diventato poi edificabile e lì vicino hanno costruito alcune belle casette ed anche il campo sportivo…

Sotto al terrazzo della casa di mamma, c’è ancora l’arco, più curato e pulito; i nostri paesini molisani sono oggi più attraenti, forse, per la sollecitudine delle nuove generazioni ed Amministrazioni Comunali ad incrementare ordine e cura nelle case, in privato, ma anche nelle strutture pubbliche, seguendo leggi e tradizioni.

La scalinata grande che dalla rotabile porta verso la piazza (per permettere il transito delle automobili) è stata trasformata in strada, intitolata a Giovanni Falcone, fin quasi al largo della stessa Piazza del Popolo…ad eccezione degli ultimi gradini. Sono sorte nel frattempo molte belle casette nuove, non solo verso la parte bassa, ma anche verso la montagna – purtroppo ahimè oggi semivuote per la minore popolazione del paese.

Però esse non permettono più, dal terrazzo di mia madre, la visuale della pineta, pur sempre godibile d’estate, con l’aria sua fresca, ricca di ossigeno e di resina…luogo assolutamente oggi più valorizzato, raggiungibile a piedi tra i vicoli “de lu macchie” , ma anche in auto, con punti di ristoro e di affaccio nella valle.. verso l’Abruzzo.

C’ è infine una sorpresa, inimmaginabile “anticamente”, almeno per il mio paese: guardando verso la montagna, si può vedere a volte il cielo azzurro che si “colora” all’improvviso di grossi falconi variopinti: sono giovani sportivi, che praticano parapendio, librandosi dall’alto verso la valle e il fiume Trigno.

Arco dal nome strano – Parapendio

Ma io oggi torno pochissimo al mio paese!

Detto per inciso: il mio primo nipote ha “casualmente” stretto amicizia con un ragazzo, suo coetaneo, proprio di Montefalcone, seduti vicini , il primo giorno all’università di Pescara. Le coincidenze della vita. Felici loro dell’amicizia, ed io di piùùùùù-

Nuove Generazioni, Nuovi Usi, Nuova Vita!

Panta rei… tutto scorre !   Il mondo è in continuo divenire, con l’alternarsi di affanni e qualche briciola di felicità. Oggi sono riconciliata con quell’arco, mi pare tanto bello lu mure routte! e di notte lo percorro in sogno!


Le foto sono state scattate da Giancarlo Petti

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

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