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La bustina di Marisa: “Albo signanda lapillo dies” per una emigrante

di Marisa Gallo [1]

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20 Agosto 1961: Frontiera italo- svizzera di Chiasso.

Una giovane ragazza si trova sul treno diretto in Svizzera, non per turismo, non per vacanze studio, non per diletto, ma per andare a lavorare. Espatrio breve, al quale si ricorre in Italia in quegli anni da molti italiani, in cerca di fortuna, cioè di lavoro. Dopo l’insperata emigrazione oltre oceano, più difficile e che spesso non prevedeva ritorno a breve TERMINE e quindi con sicuro distacco dalle famiglie d’origine, gli italiani avevano cominciato intorno agli anni ‘60 ad espatriare in Europa: Belgio, Germania, Svizzera, Francia, dove andavano a svolgere lavoro stagionale, cioè da marzo a dicembre, col rientro in famiglia nei mesi invernali… Come dire? Un allontanamento sicuro e redditizio, ma meno lungo e doloroso per mogli o figli, che restavano a casa in Italia.

Parlo per esperienza personale: mio padre era proprio un lavoratore stagionale in Svizzera, dove faceva lo scalpellino, a Goldswill un borgo vicino Interlaken bellissima città tra due laghi, di fronte alla Jungfrau, superba montagna alpina; città che d’estate accoglieva grande folla di turisti e necessitava quindi di molta manodopera negli alberghi e appunto in tutto l’indotto alberghiero.

La ragazza che viaggia sul treno è mia sorella minore: 19 anni, alla sua prima esperienza lavorativa all’estero, con il cuore colmo di speranze e di sogni, di fantasie e di progetti reali di lavoro, e certo di guadagno. Una ragazza nel fiore degli anni, bella e in forma che ha lasciato a casa niente: Porta tutto con Sé, nella sua valigia piccola e un po’ logora, NON proprio di cartone legata con lo spago, ma ci rassomiglia molto.

E’ sarta mia sorella, una brava sartina, che ha frequentato per 4/5 anni da un’ottima sarta parrucchiera “ zia Trentina”, ritenuta la migliore in paese, il suo apprendistato e completandolo dopo con un corso di taglio e cucito di un anno a Rimini presso una Sartoria artigianale di buon nome. Ha dunque tutte le carte in regola per andare a lavorare presso un grande albergo di INTERLAKEN in sartoria, per rinnovo di tendaggi e simili.

Tutte le carte devono essere in regola per il lavoro: Passaporto e soprattutto Contratto di Lavoro, senza il quale non si puo’ espatriare.

Svizzera5Mia sorella si è occupata del passaporto – cosa non facilissima – rilasciato dalla questura di Campobasso, con le immancabili difficoltà di doversi recare nel capoluogo forse più volte ecc   Papà che già lavorava in Svizzera si è dato da fare per procurarle il contratto di lavoro.   Prendono a mezzo lettera – Eh già, non c’erano mezzi più veloci ed economici di comunicazione allora– il seguente accordo : arrivando a Chiasso col treno dall’Italia – ora e treno stabiliti con precisione – mia sorella avrebbe trovato mio padre a Chiasso su binario d’arrivo; ivi incontrandosi, lei con il passaporto e mio padre con il contratto di lavoro, avrebbero passato la frontiera da Chiasso per la Svizzera…….

Eh, già, sulla carta è quasi tutto sicuro e perfetto. Papà chiede un mezza giornata di ferie dal lavoro, non retribuito certo, arriva a Chiasso e aspetta il treno dall’Italia, sul binario stabilito—mi vien quasi da ricordare la canzone di Claudio Villa “Binario” triste e solitario…

ChiassoArriva il treno …ma mia sorella non c’e’!!!!!!! Conoscendo mio padre, credo che qualche moto di stizza lo abbia assalito, qualche ansia, qualche imprecazione, qualche “mannaggia”sia volata anche a voce alta …Già, perché mio padre a volte parlava da solo, quando fantasticava su un brutto o bel progetto, cosa che più avanti con gli anni si è accresciuta..(si dice che le persone fantasiose amano parlar da sole, come con un amico virtuale! …)

Ma cosa era successo!!??

Era avvenuto questo: sul treno proveniente dall’Italia la polizia –POLFER- credo si dica oggi così-aveva chiesto ai viaggiatori il passaporto e a quelli che si recavano a lavorare, il passaporto e il contratto di lavoro…mia sorella aveva l’uno, ma non l’altro. E fu inutile spiegare che il contratto ce l’aveva il padre, che aspettava su quel binario triste e solitario- mio padre, s’intende- come da accordo preso per corrispondenza, per lettera… non ci fu ragione valida per la Polfer! Non avendo il contratto non si poteva espatriare e drasticamente non la fecero scendere sul binario stabilito, ma dalla parte opposta e la portarono in un ufficio a cospetto del Superiore Responsabile.

471_03814Qui accadde quel che ho chiamato Benefica Arroganza di potere! Il diretto superiore era molisano e vedendo il paese di provenienza della ragazza, si ricordò che sua sorella maestra , aveva insegnato un anno proprio in quel paese-il mio paese, Montefalcone nel Sannio! Un moto di benevolenza? di gradevolezza non paesana, ma regionale? di compenetrazione paterna –filiale? di fortuna, che mia sorella cercava con intima ansia?

Tutte le cose insieme …Fatto sta che quel signore rilascio’ a mia sorella un permesso speciale per cui la lasciava passare, aggiungendo testuali parole. – Sig.na, vada pure ed oggi lei può dire di aver volato come un uccello sulle Alpi! –

Ringraziamenti e gratificazione immediati e d’obbligo! I poliziotti riaccompagnarono mia sorella al binario dove sarebbe giunto un altro treno successivo, dall’Italia…per la Svizzera..

E mio padre? oh povero papà! Pensando che mia sorella avesse perso il treno, stanco e deluso si è appisolato su una panchina e si accinge a riprendere il treno per Interlaken, quando, inaspettatamente e fortunosamente vede mia sorella corrergli incontro e abbracciarlo. Si chiarirono tra di loro, con parole e gesti concitati, ma felici della conclusione.

Il resto della storia è durato venti anni, per mio padre, e dieci, per mia sorella, di lavoro e di sacrifici, di durezza e di difficoltà, ma anche di guadagni e di soddisfazioni…….. Dolce soddisfazione di cioccolata, dolce soddisfazione dell’ assegno di pensione, che preciso e puntuale è arrivato a mio padre il mese successivo alla cessazione dal lavoro…

Ecco: “albo signanda lapillo dies” quel giorno fu per mia sorella proprio da segnare con una bianca pietra, come facevano gli antichi romani per i giorni fausti.

Mia sorella si chiama BIANCA .


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. Storia avvincente, bella, commovente, vera e attuale. Quanti fa il rigore formale w quanto bene l’umanità dietro i funzionari saggi. Il bello della vita forse è anche questo: giorni da scriversi con la pietra nera e giorni con la pietra bianca. Quanto c’è la bianca è un’altra cosa. Il rischio dell’emigrazione! Sempre sempre così!

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