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La bustina di Marisa: 1961, un anno di prova, maestra e madre

di Marisa Gallo [1]
di Montefalcone nel Sannio

Giorno d’inizio estate.

SONO “AL SETTIMO CIELO”, un accogliente ristorante su una collina molisana, per una festa sponsale.

La signora dal tavolo accanto mi sorride per la seconda volta , con un bicchiere di bianco vino dorato, accennando come ad un brindisi. Allora mi alzo e le vado vicino e.. .     ed è come se un raggio di luce più intenso, posandosi sul suo viso, me la faccia riconoscere: e pronuncio il suo cognome e nome a voce alta: NUOZZI GIULIANA!

E TORNO INDIETRO DI OLTRE CINQUANT’ANNI...

Un gioioso assenso e un caloroso abbraccio insieme, fra noi due, mentre tutti gli altri ci guardano lieti, ma incomprensibilmente meravigliati. E lei di rimando: la maestra Marisa, la mia maestra di terza elementare!

E il padrone della situazione diventa il TEMPO con un RICORDO lontano, un ricordo dell’a.s. 1961-62!Madre e Maestra 1

In paese quell’anno ero la maestra di 30 bambini di terza elementare, in una piccola aula, situata in una casa privata -quasi a “piedi al paese”- messa a disposizione del Comune, come le altre 4 aule, poiché non c’è l’edificio scolastico vero e proprio.  Piccola aula la mia, una bella finestra ad Est verso il mare, e otto banchi, di cui tre a due posti sulla mia sinistra – a fianco della porta -e cinque speciali BANCHI LUNGHI, ciascuno di 5 posti; banchi necessariamente attaccati al muro e poco spazio libero, per cui quando deve uscire un bambino, è tutto un movimento, uno spostamento, un rimescolio di gambe e piedi che si muovono frenetici… un vocio sommesso, qualche risatina, un tira e molla ….

Col generale piacere infantile e con quella letizia e comicità   escrementizia (così Gianni RODARI) che si genera in classe quando…si deve andare al BAGNO (inesistente)

II tempo della ricreazione diventa un quarto d’ora di andirivieni frenetico e alternato: prima le bambine e poi i maschietti …Sì, con divieto di poter andare insieme, perché il BAGNO altro non è che un piccolo spazio-orticello dietro la casa-scuola, adibito allo scopo e riparato dalla strada antistante, dalla casa stessa e da una siepe.

Ebbene è un giorno di incipiente primavera, ancora freddo,ma con un bel sole; è nevicato ancora un po’ fino all’altro ieri, e quindi la neve comincia a sciogliersi al tepore del sole.

Sono le dieci: qualcuno bussa alla porta. Un tocco deciso, non della collega dell’aula a fianco, ma più sicuro e forte, quasi imperioso… E’ il direttore didattico in visita alla mia classe. A quei tempi era una visita legale attesa, non certo avvisata, dell’autorità scolastica –direttiva o anche ispettiva- per controllare l’attività scolastica e il rendimento degli alunni .

In base all’andamento della situazione e della impressione della visita stessa il direttore redigeva un giudizio, un verbale competente, di QUALIFICA finale dell’insegnante, qualifica tradotta in tre gradi: Buono –Distinto- Ottimo, che ben chiaramente aveva anche un risvolto economico… e DIO NE LIBERI … se il giudizio fosse stato INSUFFICIENTE! Avveniva di rado, ma non era completamente da escludere; ed allora era una diatriba perniciosa e maledetta per il MALCAPITATO INSEGNANTE…

Dopo questa importante e necessaria digressione torno al mio racconto. Entra il signor DIRETTORE(era d’obbligo IL “SIGNOR”). Gli alunni tutti sull’attenti e- “BUONGIORNO SIGNOR DIRETTORE !”-

Il Direttore dopo il formale saluto, guarda e controlla il registro e poi qualche quaderno, e l’attività scolastica che si stava svolgendo al suo arrivo. Sono le dieci e trenta. VISITA O NON VISITA, impellente per i bambini la ricreazione, ma soprattutto uscire fuori, andare al BAGNO.

Operazione che non si può procrastinare a lungo … Quindi l’inizio rumoroso di piedi e gambe che si spostano, per permettere all’alunno in fondo al banco di uscire! Nuozzi Giuliana è la prima a chiederlo e via via le altre, e poi i bambini. Ma oggi è una giornata particolare: POCO CHIASSO! pur se si fa fatica a star composti e in silenzio, e rispondere a qualche domanda di geografia o di storia .

(ALLORA IN TERZA ELEMENTARE si studiava l’ EVO ANTICO E LA STORIA di ROMA in particolare, e la propria REGIONE –il MOLISE. Alla fine del terzo anno l’esame intermedio del corso elementare; poi l’altro esame finale in quinta.

Giuliana rientra e il direttore la ferma e le dice: – Vai alla lavagna, bambina, e scrivi un pensierino libero. E lei abbastanza pronta e diligente scrive: Fuori c’ è la neve, ma anche il sole, e sembra che i tetti fanno la pipì!

Allegra frase, che specchiava il fatto allora allora vissuto dalla bambina, che forse aveva ricevuto sul corpo o in testa il gocciolare delle tegole della neve, che si scioglieva al sole… Qualche risolino mal celato dei compagni, mentre iI direttore le dice:-Eh, qui dovresti scrivere “FACCIANO”, al congiuntivo; ci vuole il congiuntivo!…

ALLORA mi sento in obbligo di intervenire, poiché chiaramente l’appunto èrivolto a me e NON alla bambina.   Cerco di contestare: in un paesino con bambini di terza classe, che parlano esclusivamente il dialetto è difficile, se non impossibile, pretendere di saper usare il congiuntivo. Ci sono in paese forse tre o quattro famiglie che possiedono un televisore, e qualcuna in più la radioe i libri merce rara. Ma il direttore replica con garbo: -Signora lei deve BEN INSEGNARE LA LINGUA ITALIANA…è suo dovere!

Un momento di assoluto silenzio.

ANCHE i bambini percepiscono che forse è un tacito rimprovero rivolto a me dal direttore…

LA VISITA, terminata dopo mezz’ora o poco più, ebbe esito positivo, con qualifica Distinto.

Tutto andò bene: io quell’anno ero in attesa della mia PRIMA FIGLIA, NATA POI A SETTEMBRE …Quindi nell’anno scolastico successivo il mio trasferimento dal paese, nel quale ero andata sposa, per aver vinto il concorso in altra provincia e DOVE MI SISTEMAI per oltre un ventennio.

Madre e maestra
davanti al portone della CHIESA dell’INCORONATA- NON LA CHIESA MADRE-:158 alunni, mio marito verso il basso a sn, di PROFILO con gli occhiali , altri 4 maestri ed io proprio davanti alla porta della chiesa.

E non solo io… lasciai il paese per motivi di lavoro! Io mi trasferii solo in altra provincia…Ma molti lo lasciarono con maggior dolore e per stringente necessità, andando all’estero: Svizzera, Francia, Belgio ecc..

Nuozzi Giuliana, anche lei, ricorda perfettamente quel giorno e l’episodio dei tetti che facevano pipì… Così anche oggi una fresca risata degli invitati al tavolo ci rinfranca quasi, e ci dà una sensazione di dolce nostalgia, ma di nostalgia “canaglia”.

Così Giuliana mi racconta in breve di essere andata in Germania a lavorare per vent’anni , dove con un po’ di fortuna e logicamente tanto sacrificio è riuscita a fare un piccolo capitale, per poi rientrare in ITALIA . Ora si inserisce come aiuto quotidiano per i nipotini, nella famiglia di sua figlia sposata, che ha aperto una piccola attività artigianale e familiare: produzione di salumi “paesani” : ventricina, soppressate, salsicce -‘nche lu iavelille piccante o dolce, o ‘nche lu pepe e/ o lu finucchiette…

-Maestra, vije a lu negozie a pruvarle!

Sono andata, ho provato: buoni , col sapore quasi antico d’una volta… e ne ho comprati un po’ per i miei familiari.

Ma DIVERSAMENTE da una volta, ora in PAESE, dagli alunni delle scuole, non si va più FUORI all’aperto a fare pipì…Verso il 1970 è stato costruito un bell’edificio scolastico, che fino a pochi anni fa poteva accogliere- ed ha accolto- i tre ordini di scuola: materna, elementare e media…

Ma AHIME’ !!

– Ora ci sono- solo SEI bimbi di scuola dell’infanzia....- solo TRE insegnanti elementari: quindi con le pluriclassi…   – solo pochissimi alunni di scuola media, che col bus raggiungono il paese vicino, Montenero di Bisaccia, che ha accorpato le scuole medie del circondario..

DESERTIFICAZIONE grave, diffusa e dolorosa…per decremento delle nascite.

Molte case sono ristrutturate e confortevoli, comode e belle … con suppellettile moderna, dal divano al termocamino, dal lampadario antico o moderno, al televisore piatto 60 pollici ecc… Ma tante e tante altre case però sono chiuse- con l’erba e qualche fiore selvatico sui gradini e sui muri di pietra -e alcune case che vengono riaperte solo per le vacanze estive, dai proprietari che lavorano fuori!

Vita migliore dunque delle famiglie, ma pochissime famiglie– forse le più coraggiose – ancorate a questo bel paese molisano: Tavenna , dal quale si scopre un invidiabile panorama: verso il mare, dal golfo di Vasto alle isole TREMITI, e verso ovest dalla MAIELLA AL GRAN SASSO in un ampio giro D’ORIZZONTE, che si allarga e ti allarga il cuore con la sua aria fina “, (come si cantava in una canzone del passato) e dove si conserva ancora fortunatamente la bella tradizione del merletto a “tombolo”.

In questi giorni, prossimi alla mietitura del grano, la collina di Tavenna è tutta colorata: c’è anche un’altra coltivazione nuova, vicina alla maturazione : quella del coriandolo, introdotta forse solo da qualche anno, per l’uso sempre più diffuso che oggi si fa di questa spezia e dei suoi semi in cucina e in erboristeria.   Cosi si assiste ad una rotazione di colture….Una volta le nonne coltivavano il lino-meravigliosi campi di lino, simili a spicchi di cielo in terra- che poi filavano e tessevano e trasformavano in bianche lenzuola per la “dodde” delle numerose figlie.

Più tardi la generazione passata ha coltivato largamente il girasole e i nostri campi sembravano onde allo zafferano. Ora modernamente si coltiva il coriandolo o“prezzemolo cinese”, anch’essa antichissima pianta del mondo orientale, ma non solo; lo conoscevano pure nell’antica Roma.

Perciò a perdita d’occhio su tutta la collina lo sguardo rimane attratto da tre colori preminenti e cromaticamente accostati, belli a vedersi: il giallo oro del grano, che resiste come coltura predominante, il bianco del coriandolo, e purtroppo una buona parte, dal marrone dei campi incolti, che fanno solo colore, ma non ricchezza.

Qualche forestiero- italiano del TRENTINO da alcuni anni è approdato a Tavenna, armato di nuove e operose idee, creando“l’albergo diffuso”: ha ristrutturato con cura e buon gusto alcune piccole unità abitative. INOLTRE molti hanno trasformato le loro “masserie” in comodi e confortevoli B&B agriturismi , dove poter gustare ancora il pane casereccio ed altri prodotti genuini a km zero o quasi… D’estate ci sono varie visite e soggiorni brevi o lunghi di persone, che collegandosi via internet, scoprono la bellezza del paesaggio e l’affabilità della gente e vengono a godere “dell’aria fina” del paese, come si cantava in un’antica canzone popolare.


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. Mi commento -da me- per dire solo quanto tutto sia ancora vero nella mia vita e nella situazione del paese. Godendo la bella musica di Chopin,che accompagnail racconto, mi sembra di sentire suonare al piano di sopra mia figlia … quella figlia nata nel 61; ma so che non è lei, perchè poco fa è andata a scuola, insegnante di sostegno alle superiori -all’IPSIA di Chieti scalo…- E la vita prosegue coi suoi ritmi e i suoi eventi rinnovati……

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