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L’Aconito napello

di Paola Giaccio 

Azzurre son l’ombre sul mare
come sparti fiori d’acònito.
Il lor tremolio fa tremare
l’Infinito al mio sguardo attonito»
D’Annunzio, Undulna (vv.125-128)

Un bellissimo fiore estivo,
lo si trova facilmente nei prati in montagna.
Viene voglia di raccoglierlo per farne un bel mazzolino, ma
… attenzione è tossico anche solo a toccarlo!!!
L’Aconito napello (nome scientifico Aconitum napellus L., 1753)
è una pianta erbacea della famiglia delle Ranunculaceae
con la sommità del fiore somigliante vagamente ad un elmo antico.
È una delle piante più tossiche della flora italiana diffusa nelle zone montagnose.
La fama di questa pianta, considerata malvagia e tossica,
è tale da essere citata anche nella mitologia greca e latina.
Ovidio narra che il custode degli inferi Cerbero,
cane a tre teste di Ecate, regina dell’Ade,
portasse nella bava i semi di aconito.
Quando Eracle (o Ercole, nome latino), durante la sua dodicesima fatica, rapì la bestia dall’inferno per portarla sulla Terra,
la rabbia del cane era tale che la saliva sbavata, al contatto con il suolo,
si trasformava in aconito.
Fu in questo modo che la pianta, tipica degli Inferi, arrivò sulla Terra.
Ovidio, riguardo a questo episodio,
propone un’altra derivazione etimologica:

Ed ecco giungere Teseo, figlio ignoto al padre,
dopo aver placato col suo valore l’istmo
dai due mari bagnato.
Per ucciderlo Medea prepara una pozione,
l’aconito portato con sé dalla Scizia.
Erba, narrano, nata dai denti del cane di Echidna.
Una buia spelonca si apre dalla tenebrosa imboccatura:
da qui, lungo una ripida via,l’eroe Tirinzio
fuori trascinò, legato con catene di duro metallo,
Cerbero che s’impuntava e gli occhi storceva
Non sopportando la luce e gli scintillanti raggi.
E il cane, divincolandosi infuriato, riempì il cielo
Di tre latrati in una volta sola
E i verdi campi spruzzò di bianchiccia bava.
Questa, si pensa, si coagulò trovando alimento
Nel suolo fertile e fecondo,
ed erba divenne capace di avvelenare;
un’erba che nasce e resiste sulla dura pietra,
chiamata perciò aconito dai contadini.
(Ovidio, Metamorfosi, VII, 404-419)
Perciò l’aconito sarebbe una delle piante che Medea,
capostipite delle streghe occidentali,
avrebbe portato con sé dalla Scizia,
dove era germogliata dalla bava di Cerbero,
trasformato in costellazione, ricaduta dal cielo sulle pietre
.
In realtà “akonè” in greco significa “pietra”,
ed è presumibile che il suo nome dipenda dalla caratteristica della pianta di crescere su suoli rocciosi.


Editing: Paola Giaccio
Copyright: Altosannio Magazine 

 

About Paola Giaccio

Paola Giaccio, Molisana di Agnone, libera professionista, ama profondamente la sua terra d'origine e ad essa dedica tempo e risorse, per divulgarne la bellezza.

2 commenti

  1. Un fiore bellissimo ma molto velenoso: l’ACONITO NAPELLO!
    Anche tutta la pianta è velenosa, foglie e fusto; penso che siano velenose anche … le radici.
    La bella e dotta descrizione di Paola Giaccio, con i ricchi riferimenti letterari e mitologici, mette in luce tutti gli aspetti di questa pianta nell’antichità, nelle “credenze” e nella tradizione …
    Penso che qualche volta la natura doni un aspetto esteriore molto bello e “sontuoso” a piante pericolose che contengono veleno … Sto pensando anche ai funghi … e ad altre piante a noi sconosciute, di altri continenti …
    Anche a Fraine, in alcune “zone umide”, crescevano piante bellissime dai frutti rossi e carnosi, a “palline” molto fitte, che ne coprivano il fusto, simili ad un grappolo di ciliegie mature … infilate in una canna. … Di questa pianta non ho mai visto i fiori. Da ragazzino, mi dicevano queste parole: “è fiore di serpi”, per indicarmi che essa era una pianta velenosa! Altro, di questa pianta vista a Fraine, non conosco. …
    Penso anche che talvolta la natura, per difendere le cose belle, usi il veleno sia nelle piante e sia negli animali, … cosa che sembra proprio una cattiveria!
    Poi, approfondendo, … con l’aiuto di un commento di Raffaella Tania Fortunato, si scopre che anche per merito dell’ “Aconito napello”, come tramandatoci dalla antica medicina, anche i veleni, nelle giuste dosi … possono procurare sollievo all’uomo …
    Per far approfondire questo aspetto, allego detto commento di Raffaella Tania Fortunato, inserito nel post originario, condiviso da Flora Delli Quadri:
    “Ottimo rimedio omeopatico, tuttavia … ” …
    Allego anche un suo interessante collegamento :
    > – http://rimediomeopatici.com/rimedi-omeop…/aconitum-napellus/
    per chi voglia ulteriormente approfondire le “virtù” dell’ACONITO NAPELLO!
    Buona lettura a tutti!

  2. GRAZIE PAOLA E FLORA,
    E ALTRI AMICI…ESSERE INFORMATI FA BENE ED E’ E’ ORA PIù FACILE COL PC…MA SOPRATTUTTO COL SAPIENTE CONTRIBUTO DI BLOG, COME ALTOSANNIO, E DI PERSONE SPECIALI COME VOI TUTTI.

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