ITALO BALBO E IL PRIMO AEREO CON GLI SCI

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Scritto di Ugo del Castello

Negli anni dal 1928 al 1932, un po’ meno successivamente, ho molto girovagato d’inverno sui molteplici campi di neve dell’Appennino centrale e particolarmente d’Abruzzo. Gare, escursioni, gite, in seguito alle quali ho scritto e molto m’è rimasto impresso nella memoria. Siccome la pubblicazione di tutto questo materiale sarebbe veramente eccessiva, ho effettuato un’accurata selezione degli episodi e degli argomenti di maggiore rilievo, che ho allineato in ordine cronologico, ma senza citazione di date o concatenazione di avvenimenti.

Giuseppe Sabelli Fioretti (*) dal libro: Farinosa centimetri sessanta. 30.10.1942 – XX Editoriale Olimpia, Firenze.

1930

Gli sciatori centro-meridionali non sono troppo fortunati, quest’anno; di neve n’è caduta, è vero, ma il clima non s’è mantenuto all’altezza della situazione e lo scirocco ha convertito la neve in “pappa”, cioè in quel tipo di neve che fa rassomigliare la pratica dello sci ad una specie di maratona in palude.

A rendere ancor più nervosi gli appassionati concorre la mancanza assoluta di notizie esatte e sicure. Ogni anno, in principio di stagione, c’è qualcuno – persona o ente – che si assume l’impegno formale di fornire al pubblico romano indicazioni sulla qualità e sulla quantità delle nevi nei principali centri invernali d’Abruzzo. Ed in principio tutto va bene. Poi un giorno capita di apprendere notizie come queste: Roccaraso, “Farinosa centimetri sessanta”, cielo sereno; Rivisondoli, centimetri 10, bagnata, nevica. Siccome non tutti lo sanno, sarà bene chiarire che Roccaraso e Rivisondoli distano solo tre chilometri.

Da quel giorno il servizio informazioni si arricchisce di “fiori” del genere; ed un bel dì ha finalmente termine, con generale soddisfazione. Non c’è perciò da meravigliarsi se, due ore dopo essere venuti a cognizione di un’abbondantissima nevicata in quel di (mettere una località qualsiasi), informazione pervenuta per il tramite di persone, ahi, molto interessate, si apprende che la gara in programma per la domenica successiva nella stessa località, è stata rinviata a data da destinare, per mancanza di neve.

Fine gennaio

aIntanto sabato e domenica, Pescocostanzo e Roccaraso hanno avuto due ospiti d’eccezione: Italo Balbo ed un aeroplano con gli sci. Quando si trova la neve, Italo Balbo ritorna quell’alpinone che è sempre stato e cioè una persona piena di giovialità e di buon umore, che fa onore al “grappino” e non disdegna di cantare in coro le più belle canzoni alpine.

Appena giunto all’albergo Savoia, il Quadrunviro, che era accompagnato dal console Candelori e dal nipote, tenente Lino Balbo, alpino anche lui, cominciò con lo stabilire che avrebbe mangiato nella sala comune, in mezzo ai suoi ufficiali d’aviazione, concentrati da vario tempo a Roccaraso per un corso d’istruzione sciatoria. Niente saletta riservata.

Il pranzo che seguì non sarà presto dimenticato da quanti ebbero la ventura di parteciparvi. Tutti i nostalgici canti degli scalatori dell’Alpe vennero riesumati, sfoderati e qualche volta stonati. “Sul cappello che noi portiamo” fu più  volte ripetuto; e “Susanna”, intonata dal colonnello Zamboni, costituì il maggior successo del giorno.

LLA-F-00B220-0000Balbo dedicò il sabato allo sci e la domenica al volo. Vi dirò subito che fra Italo Balbo aviatore e Italo Balbo sciatore c’è un abisso; lo stesso abisso che corre, in proporzione accentuata, fra Mario candelori quattrocentista e Mario Candelori discesista.

In compenso, quale ardimentoso volatore, quale abilissimo pilota! Era la prima volta che veniva sperimentato in Italia un aeroplano munito di pattini da neve. Italo Balbo ha decollato ed ha… annevato (mi permetto di lanciare questo nuovo vocabolo, certo della benevola approvazione dell’Accademia d’Italia) con un’abilità senza pari, come se lo sperimentare un nuovo tipo di apparecchio fosse la cosa più facile di questo mondo. Sulla neve, il riprendere contatto col suolo è molto più  difficile che non sull’erba o sulla terra, poiché la bianchezza splendente del fondo maschera le insidie e disuguaglianze del terreno e non consente l’esatta valutazione della distanza che separa il velivolo dal suolo.

(*) Giuseppe Sabelli Fioretti nel 1928 fu anche il  primo radiocronista, in assoluto, in Italia, di una partita di calcio: Italia-Ungheria, finita 4 a 3. Nel 1944 fu reggente C.O.N.I. della Federazione Italiana Sport Invernali.

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