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Indagini lente mettono in difficoltà la Sevel e il suo indotto

di EnzoCarmine Delli Quadri

I lavoratori e l’azienda non meritano di dover soffrire una volta per la perdita di un collega e un’altra per mancanza di lavoro. Un’area, dove le attività produttive sono essenziali, per frenare una desertificazione strisciante, meritano una attenzione massima..

Il 3 gennaio  scorso Cristian Terilli è morto mentre era a lavoro nello stabilimento della Sevel, produttrice di veicoli commerciali leggeri, che traina buona parte del Pil regionale e decide le sorti di 13mila addetti dell’indotto. 

La fabbrica era chiusa per la pausa natalizia. L’operaio stava eseguendo un intervento di manutenzione nel reparto Lastratura. Un castelletto di traslazione si è staccato e gli è caduto addosso. Sul posto sono arrivati un’ambulanza e l’elisoccorso del 118, ma per l’operaio non c’è stato nulla da fare.

Da quel giorno, un’area del reparto interessato dalla tragedia fu sottoposta a sequestro dalla magistratura per l’accertamento delle responsabilità. Nominati i periti, si attendono gli esiti dell’ indagine. Contemporaneamente fu attivata la Cassa Integrazione per 700 persone, per una settimana, dal 4 al 12 gennaio. Al termine, essa è stata prolungata per un’altra settimana, dal 13 al 19 gennaio. 

Purtroppo, i tempi della magistratura per gli accertamenti non coincidono con le esigenze di produzione; succede così, che al dolore per la perdita del loro compagno di lavoro, 700 lavoratori devono aggiungere la sofferenza per una condizione lavorativa che rischia di diventare sempre più pesante. 

Non solo, perché, oltre ai 700 lavoratori in CIG, ce ne sono un centinaio provenienti da Termoli i cui contratti di somministrazione sono stati sospesi. Inoltre, gran parte dei trasfertisti viene fatta restare nelle fabbriche di provenienza. 

Il volume di produzione, a pieno regime, era di circa 1.200; oggi si è passati alla produzione di circa 900/930 veicoli commerciali leggeri al giorno. Le conseguenze di questa drastica riduzione si ripercuotono anche sull’indotto con piccole e medie imprese costrette, a loro volta, a fare richiesta di cassa integrazione oppure sospendere i contratti con gli interinali. Il timore è che, date le normative più stringenti sui contratti di somministrazione a seguito del “Decreto dignità”, molte aziende non riprenderanno gli interinali. 

Si spera che la magistratura riesca ad accelerare il più possibile le operazioni dei periti. 

I lavoratori e l’azienda non meritano di dover soffrire una volta per la perdita di un collega e un’altra per mancanza di lavoro. Un’area, dove le attività produttive sono essenziali, per frenare una desertificazione strisciante, meritano una attenzione massima.

Copyright: Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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