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San Francesco Caracciolo – 4 giugno.

di Meo Domenico  [4]

 

San-Francesco-Caracciolo1
San Francesco Caracciolo

Le solennità dedicate ad Ascanio Caracciolo dei Principi di Villa Santa Maria, diventato San Francesco Caracciolo, si celebrano nella chiesa dell’Annunziata di Agnone. Al Santo protettore dei cuochi,[1] raccogliendo l’ultimo respiro, Agnone offrì l’evento più importante, l’elevazione al cielo, la potenza della sacralità.

«Sul finire di maggio del 1608, nell’umile veste di pellegrino, col volto consunto dai lunghi stenti e dalle volontarie privazioni, ma dove gli occhi brillavano di pura, serena luce, riflessi di un’anima ardente ed ancora giovanilmente espansiva, veniva in Agnone di ritorno da un pellegrinaggio alla Madonna di Loreto, Francesco Caracciolo, con la certezza che nel paese altomolisano lo avrebbe raggiunto la morte. Infatti presso le porte della città egli profferì alcune parole: Haec est requies in saeculum saeculi (qui sarà il mio riposo per l’eternità). E la fine non tardò, dopo rapida malattia, sul tramonto del 4 giugno 1608, nella casa dei Filippini  serenamente morì. La salma del Santo, trasportata di notte a Napoli, contro la volontà dei nostri concittadini, riposa ora in quella chiesa di Santa Maria la Nova.

Dopo la morte, la cella dove era deceduto fu trasformata in Cappella. Qui oltre alla pietra che gli fece da cuscino vi è un quadro  raffigurante il Santo che regge il libro Regulae clericorum regularium minorum delle regole dei Minoriti. Il suo ideale generoso, la sua missione fu il promuovere, con l’istituzione di un nuovo Ordine religioso, una cristiana riforma del clero, sorse infatti il nuovo Ordine che fu detto “dei Chierici Regolari Minori”. Ma la gloria del nostro Santo ha avuto un suggello che l’ala edace del tempo non varrà mai a distruggere: il Caracciolo, beatificato da Clemente XIV il 10 settembre 1770, da Pio VII il 24 maggio 1807 fu elevato agli onori degli altari».[2]

Il busto del Santo, ospitato nel secondo altare a sinistra della chiesa dell’Annunziata, sembra essere lavoro artistico della scuola napoletana del 1700 di G. Colombo. Con una mano sorregge il libro e con l’altra indica le regole del suo Ordine.

«Alla grande figura del Santo fu dedicato l’asilo infantile eretto in Ente Morale con R.. D. 23 agosto 1880. Dal 1885 è sotto la gestione delle Suore del Preziosissimo Sangue. Dal 1885 al 1907 ebbe sede nei locali dell’antico Monastero dei Filippini. Dal 1907 fu trasferito nell’ex convento di Santa Chiara».[3]

Il 4 giugno 1981 ci fu il gemellaggio Agnone-Villa S. Maria, a cui parteciparono le autorità civili e religiose dei due paesi e il Generale dei Caracciolini di Roma Padre Luigi Affoni. Per ricordare l’avvenimento, sulla facciata del Convento dei Padri Filippini fu posta una lapide di marmo, trasferita poi nell’atrio, dove è scritto:

In questa casa
seraficamente si spense
S. Francesco Caracciolo
fondatore
dei Chierici Regolari Minori
il 4 giugno 1608

Gemellaggio Agnone-Villa S. Maria
4 giugno 1981

 

La ricorrenza, in onore del Santo, viene ricordata dal pio istituto ogni anno con una messa solenne nella chiesa dell’Annunziata, seguìta da un piccolo intrattenimento ricreativo presso il  giardino d’infanzia dedicato “all’uomo dell’Eucarestia”.

 

Cenni Biografici (fonte wikipedia)

Figlio di don Ferrante Caracciolo, signore di Villa Santa Maria, e di Isabella Barattucci, alla nascita gli venne imposto il nome di Ascanio e ricevette un’educazione consona al suo rango nobiliare: mostrò sin dall’infanzia una certa inclinazione religiosa.[2]

A ventidue anni venne colpito da una malattia (forse l’elefantiasi) che ne sfigurò il volto: promise di abbracciare lo stato ecclesiastico in caso di guarigione e, esaudito, si trasferì a Napoli per adempiere al suo voto: riprese gli studi e si dedicò particolarmente alla lettura degli scritti teologici di Tommaso d’Aquino.

Ordinato sacerdote, celebrò la sua prima messa nel 1587: si dedicò specialmente alla cura dei poveri e degli infermi e si ascrisse alla compagnia dei Bianchi, una confraternita dedita all’assistenza ai carcerati e ai condannati a morte.

Poiché nella compagnia dei Bianchi operava anche un suo omonimo, gli fu recapitata erroneamente una lettera di Giovanni Agostino Adorno e Fabrizio Caracciolo contenente l’invito a unirsi a loro per dare inizio a una nuova congregazione religiosa: lo scambio di persona venne ritenuto un segno della Provvidenza e Ascanio venne comunque ammesso nel numero dei futuri fondatori dell’istituto.

I tre si ritirarono nell’eremo dei Camaldoli di San Salvatore di Napoli, dove stesero la regola della futura congregazione dei Chierici Regolari Minori, poi i due Caracciolo si recarono a Roma, dove papa Sisto V concesse loro la sua approvazione con la bolla Sacrae religionis del 1º luglio 1588: ciò che maggiormente caratterizzava la regola era la scelta da parte dei suoi membri di non ambire a dignità ecclesiastiche, sia all’interno dell’ordine che nella Chiesa (nel 1592 papa Clemente VIII concesse ai religiosi di assumere tale impegno medinte un quarto voto).

Il 9 aprile 1589 Ascanio emise la sua solenne professione dei voti nella cappella della compagnia dei Bianchi e assunse il nome religioso di Francesco. Morto l’Adorno, che fino ad allora era stato la guida del gruppo, Francesco Caracciolo venne eletto superiore generale dell’ordine: Francesco diede un notevole impulso alla diffusione dei suoi religiosi sia in Italia (ottenne delle chiese a Roma) che all’estero (nel 1594 fondò le prime case Spagna).

Lasciò il governo dei Chierici Regolari Minori (che in suo onore presero a essere chiamati caracciolini) nel 1607 e non volle più ricoprire nessuna carica nell’ordine.

Avendo la congregazione dell’Oratorio di Agnone manifestato interesse a unirsi al suo ordine, Francesco si recò in Molise per discutere dell’eventuale ingresso di quei padri tra i caracciolini: approfittò del viaggio per recarsi a visitare i suoi parenti a Montelapiano. Morì presso gli oratoriani di Agnone mentre si accingeva a tornare a Napoli.

tratto da Le Feste di Agnone – Palladino Editore, Campobasso 2001

 

 


[1]Il Santo nacque il 13 ottobre 1563 a Villa Santa Maria (CH) “patria dei cuochi”.
[2]
N. Marinelli,  San Francesco Caracciolo per il terzo centenario della sua morte in Agnone, in «L’Eco del Sannio», 14 aprile1908.
[3]
G. Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, Cava dei Tirreni 1952, Ristampa Ed. Lampo, Campobasso 1984, Vol. 3, p. 45.
[4]Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. 

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. Fernando Crociani Baglioni

    A proposito di comunità, identità storica dei territori dell’Alto Molise, Alto Sangro e Vastese, valga con riferimento a S. Francesco Caracciolo,  la seguente precisazione in materia  di scienze ausiliarie della storia, prima tra le quali è l’Araldica. I feudi abruzzesi e molisani della potente famiglia Caracciolo Principi di Villa e Cellammare, detti anche Caracciolo Pisquizi e Giudice Caracciolo, Patrizi Napolitani, si estendevano sull’Alto Sannio, dall’Alto Sangro all’Adriatico. Tale famiglia aristocratica, molto radicata in Alto Sannio, ma residente in Napoli dal  XVI secolo, e che diede alla Chiesa Ascanio  il Santo Francesco che si celebra in Agnone, reca tra i numerosi altri, di effettiva giurisdizione feudale , in capo al capo della medesima, sino all’attuale titolare, che reca il nome tradizionale nella prosapia di Don Ferrante,   il titolo di Marchese di Alfedena (mpr).

    Fernando Crociani Baglioni

  2. I Caracciolo Principi di Villa e Cellammare, Marchesi di Alfedena, Patrizi Napolitani,  sono ricevuti nel Sovrano Militare Ordine di Malta e nel S.M.O. Costantiniano di S. Giorgio.

    Fernando Crociani Baglioni

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