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Il rito del fuoco a Carnevale

Tratto dal libroRiti e feste del Fuocodi Domenico Meo[1] edito da Volturnia Edizioni

Nel calendario festivo tradizionale il Carnevale scandisce la fine di un periodo di sregolatezze e introduce la Quaresima con le tipiche astinenze e rinunce. Rifacendosi alla sua origine primordiale,  altro non è che una festa di rinnovamento che segna il passaggio a un nuovo ciclo vitale, decretando la morte del vecchio e la nascita del nuovo. Il tempo carnascialesco coincide con i giorni che introducono la primavera, quasi ad annunciare ogni anno il capodanno agricolo. Il Carnevale, con molta probabilità, deriva da antichi cerimoniali dedicati alle divinità, nonché da riti della fertilità e della vegetazione.

A Roma si festeggiavano i Saturnali, in onore di Saturno, dio dell’agricoltura e della semina e chi lo impersonava, dopo una fase di tripudio e allegria in cui gli schiavi prendevano il posto dei padroni, veniva messo a morte. Nella Grecia antica, invece, ricorrevano le Antesterie, feste in onore dei morti e di Dionisio, dio della natura, della fertilità e del vino. In tale occasione si pensava che le anime andassero in giro, per cui ricorrevano a magie apotropaiche di espulsione della morte per propiziarsi vita nuova.

Al presente, le feste di Carnevale, si trascorrono ammirando: Cortei mascherati e sfilate di carri allegorici che sono le più ricorrenti in un’epoca in cui si bada molto allo spettacolo; rituali di rappresentazione drammatica e di condanna, soprattutto con processi e rievocazioni storiche; rituali di propiziazione agreste che richiamano arcaiche simbologie precristiane.

La tipologia più confacente al nostro discorso è quella del rito di eliminazione del Carnevale-fantoccio mediante il bruciamento. Il significato dell’usanza è chiaro: esso corrisponde – come ha ben dimostrato il Van Gennep – al rito del capro espiatorio e alle cerimonie analoghe, in uso presso le antiche religioni, come tuttora presso i primitivi, per le grandi feste di rinnovamento annuale, e sempre con lo scopo di eliminare il male, inteso come malattia e peccato.[2] Carnevale rappresenta dunque il vecchio ciclo di tempo che si conclude nel suo duplice aspetto agricolo e sociale, e la sua morte significa la sua necessaria, definitiva eliminazione.[3] In realtà, «Lo scopo ultimo di tutti questi riti invernali potrebbe essere pertanto la distruzione del tempo consumato, di cui il fantoccio è simbolo, per promuovere la rinascita di un nuovo ciclo dell’anno. È un progetto che si fonda sull’idea che la vita si produce attraverso la morte. Un’idea che, seppure propria all’economia delle comunità agropastorali, ha continuato a vivere, tra trasformazioni e compromessi, man mano che le società sono venute fondando la loro esistenza su nuovi sistemi produttivi».[4] Pertanto, bruciare il fantoccio, vuol dire scongiurare le negatività, il dannoso, le influenze malefiche a favore della natura che si rinnova e si rigenera. Per questo motivo, il seme che rinasce, tende ad allontanare miseria e povertà.

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[1] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[2] P. Toschi, Il Folklore, Roma 1969, pp. 65-66.
[3] P. Toschi, Le origini del teatro italiano, Torino 1955, p. 341.
[4] I. E. Buttitta, La memoria …, cit., pp. 136-137.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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