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Il Platano Camillo

Mario Vaccarella

Lo ritroviamo lungo le strade di paese.

Il Platano, essendo di notevoli dimensioni, è un ottimo albero da ombra, inoltre possiede un portamento elegante, mastodontico, ma al tempo stesso slanciato.

Il platano di Camillo è il” mio” albero per eccellenza, ombreggia davanti al “caffè” di Camillo dalla notte dei tempi. Non so se le sue radici hanno dato origine alle fondamenta per quell’attività commerciale o viceversa, ma so di certo che ha ombreggiato naturalmente migliaia di teste nelle torride estati di quegli anni e ha dato riparo naturare da piogge improvvise nei miei anni passati.

Le foglie come orecchie hanno ascoltato discrete confidenze, nel suo tronco sono incise antichi segreti che la corteccia nel tempo ha ricoperto e custodito. I suoi rami come tentacoli in estate si ampliavano adombrando suolo permettendo di aumentare i tavolini da bar di Camillo, dove alcuni utilizzatori consuetudinari degustavano bibite ghiacciate. Altri si sfidavano alternandosi alla solita partitella pomeridiana.

Sotto la sua frescura, avevano trovato casa e protezione anche due cani senza padrone, miti, che accovacciati sulle sue nodose radici placidamente dormivano.

Dopo la controra, le stecche del bigliardino (Calcio balilla) erano tutte in fremito pronto a riprendere vita, in trepida attesa che arrivassimo alcuni di noi che a turno proponevamo sfide mettendo in palio la solita consumazione, un camillino, una cedrata, un chinotto.

A volte la competizione aumentava tanto che mutava il nostro carattere, rendendoci aggressivi, chiacchieroni e insolenti. Per fortuna una minuta monetina tintinnando, cadeva nel Jukebox e una delle tante dolci e provvidenziali melodie di quegli anni interrompeva lo schiamazzo e canticchiando con un: lai là là, lai la lalla lai la là, tranquillizzava gli animi e gli spiriti riportando la solita calma.

Una vecchia pompa di benzina, che non ho mai visto funzionare, tracciava il termine metafisico, dove il platano adempiva la sua protezione, e cosi fino al termine delle giornate. Forse di giorno il tutto sembrava proporre un’aria da bistrò parigino o forse un lungo Senna provinciale, ma vi assicuro che ogni sera, fino a tardi, la nostra movida ancora continua e se volete se avete un po’ di tempo e un po’ d’immaginazione sedetevi ci sotto e sarà lui stesso, il platano Camillo, che ve la racconterà.

 

 


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri

 

About Mario Vaccarella

Mario Vaccarella di San Lupo (BN) paese infestato da leggende di Janare, lavora nel settore estetico, vive a Napoli da più di vent'anni, porta con sé i suoi ricordi che, con l’aggiunta di un po' di fantasia, prova a raccontare. La vita, se è vissuta con intensità, la si può raccontare a testa alta e dire sempre con orgoglio: sono nato lì e io c'ero.

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