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Il pane, un tempo fa……

di Leonardo Tilli [1]

Pane e olio
Pane e olio

Di solito il pane in casa si faceva, di media, ogni settimana, specialmente se nel periodo “vi erano operai a giornata”, per i vari lavori nei campi. Per mantenere più “fresco” il pane, vi era l’usanza, a Fraine, di mettere nell’impasto una certa quantità di patate, in proporzione con la quantità di farina utilizzata. Infatti, il pane rimaneva più morbido, meno secco.

L’altra usanza che vi era a Fraine era quella di scambiarsi il lievito madre tra vicini che preparavano il pane da cuocere nel forno di casa in giorni diversi.

Vi era anche l’abitudine, quando il pane preparato in precedenza stava per finire, e non si era pronti per impastare una nuova mesa di pane, di andare dalla vicina, con cui si era scambiato il lievito, e ci si faceva “prestare” … “nu panielle di pane“, pane che si restituiva fresco appena sfornato il proprio. … Sempre, a Fraine e a casa mia, ogni volta che si faceva il pane, si preparavano alcune “pizze di furne” o “pizza ‘nghianghe = pizza bianca, senza condimento alcuno. Raramente si preparava la “pizza ‘ngh lu pulaglie” = focaccia prima unta e poi cosparsa da fiori di origano spolverato.

Tutte queste tipologie di “focacce” erano apprezzate perché cuocevano velocemente ed erano subito disponibili. Questo tipo di focaccia era da mangiare prima del pane. Era buona e appetitosa al naturale ed ovviamente, secondo le circostanze, era ottima con un filo di olio di casa e un pizzichino di sale. Vi era l’abitudine, forse a causa dei lavori pesanti che si facevano “con il sudore della fronte“, di aggiungere il sale, sempre, anche nel pane unto, tostato, “abbrustolito alla brace”, su cui “stropicciare” l’aglio , o al naturale, non tostato e senza aglio.

In altri periodi, questa focaccia fresca veniva tagliata in senso orizzontale e riempita di fichi o fioroni appena colti, con o senza l’aggiunta di qualche fetta di prosciutto. A casa mia si aggiungeva solo un ingrediente, se vogliamo riferirci al “companatico”.

I sapori, con il tempo si ricordano “più buoni“, più appetitosi e, con il passare degli anni, possiamo definirli antichi sapori poiché il sapore di qualsiasi “alimento”, ottimo alla vista, al profumo, al gusto, …. non potrà mai competere, secondo me, con il “gusto ingentilito” del sapore che” vive e vegeta” …nel nostro ricordo! …

Certo, però, che fare il pane in casa … era una vera e propria … “fatica” … !
Questa fatica, come al solito, era riservata alle donne! ...


Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Leonardo Tilli

Abruzzese di Fraine (CH), universitario a Urbino, conseguita la Laurea, è costretto a emigrare a Bergamo, in Lombardia, dove dapprima esercita il ruolo di Professore e, poi, di Preside, fino al collocamento a riposo. Ora si diletta a riscoprire antiche mai sopite emozioni legate alla sua amata terra nativa.

7 commenti

  1. Leonardo Tilli

    Il pane! Quando cadeva un pezzo di pane, si raccoglieva, si baciava, si soffiava, si mangiava …

    • Fontana Giancarla

      Buona sera sig.Tilli io penso di essere stata una sua allieva negli anni 72/75 a Solza provincia di Bergamo..mi chiamo Giancarla Fontana e avrei piacere di sapere se è possibile avere fatto una scoperta tramite un servizio telefonico e x puro caso..la prego di scusare la mia intraprendenza ma sarei felice di averla ritrovata.di nuovo buona serata..e spero a presto

    • Fontana Giancarla

      Buongiorno sono Fontana Giancarla e ho trovato nelle vostre notizie il nome di un mio professore di italiano negli anni 72/75 media statale di Solza provincia di Bergamo..il nome è Leonardo Tilli.. vorrei sapere se è possibile che sia proprio il mio prof.di tanti anni fa.. in attesa di un riscontro mando i miei più cordiali saluti… Fontana Giancarla..

  2. Grazie Leonardo, nella semplicità hai rievocato tutto il sapore della nostra infanzia.

  3. guido piccirilli

    lo facevano anche le mie nonne ……… ricordo ancora il profumo e la bontà …….

  4. CONDIVIDO CON PIACERE L’ARTICOLO, ESPRESSIONE CHIARA, RISPETTOSA E REALE DEGLI USI E COSTUMI DEI NOSTRI GENITORI, NEI PAESI D’UN TEMPO.
    Certo la fatica e la responsabilità del”fare “ il pane era un’arte che s’imaprava già verso i 13 /14 anni e l’ho avuta anch’io fino ai 21….fino a l mio matrimonio: a casa di mio marito era stata già dismessa.
    Aggiungo solo che d’inverno tutto era molto più faticoso e c’era il rischio che il pane non lievitasse bene— a me è successo una volta —e allora le pagnotte erano basse e pesanti e si diceva che sembrava “na pizza scimie”…
    E purtroppo era la volta che il pane durasse anche più di una settimana…Ma anche allora se ne cadeva un pezzetto si raccoglieva, si soffiava, si baciava e si mangiava!

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